Cassazione penale Sez. VI sentenza n. 10458 del 5 ottobre 1994

(1 massima)

(massima n. 1)

Deve escludersi che l'errore del pubblico ufficiale circa le proprie facoltÓ di disposizione del pubblico denaro per fini diversi da quelli istituzionali possa assumere qualsivoglia efficacia scriminante perchÚ, pur essendo la destinazione delle somme determinata da una norma di diritto amministrativo, tale norma deve intendersi richiamata dalla norma penale, della quale integra il contenuto. Pertanto, l'illegittimitÓ della destinazione, anche se imputabile ad ignoranza dell'agente sui limiti dei propri poteri, non si risolve in un errore di fatto su legge diversa da quella penale, ma costituisce errore o ignoranza della legge penale e, come tale, non vale ad escludere l'elemento soggettivo del reato di peculato che consiste nella coscienza e volontÓ di far proprie somme di cui il pubblico ufficiale ha il possesso per ragioni del suo ufficio. NÚ potrebbe essere utilmente richiamato il decisum della sentenza costituzionale n. 364 del 1988 che ha dichiarato illegittimo l'art. 5 c.p., nella parte in cui non esclude dall'inescusabilitÓ dell'ignoranza della legge penale l'ignoranza inevitabile. Infatti, i soggetti che esplicano professionalmente una determinata attivitÓ rispondono anche in virt¨ della culpa levis nello svolgimento dell'indagine giuridica; da ci˛ deriva che per la scusabilitÓ dell'ignoranza (e, dunque, anche dell'errore) occorre che da un comportamento degli organi amministrativi o da un complessivo pacifico orientamento giurisprudenziale venga tratto il convincimento della correttezza dell'interpretazione e, conseguentemente, della liceitÓ del comportamento tenuto.

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