Cassazione penale Sez. V sentenza n. 4144 del 17 dicembre 1996

(1 massima)

(massima n. 1)

In materia di misure cautelari la motivazione deve investire, a norma dell'art. 292 c.p.p. non le fonti di prova in sè, ma i contenuti concreti e specifici dell'accusa, le circostanze ed i fatti significativi dell'ipotesi delittuosa formulata, enucleati dalle fonti ad opera del pubblico ministero, prima, e del giudice delle indagini preliminari, dopo. Soltanto con una precisa delimitazione del quadro indiziario è possibile, infatti, instaurare, nel procedimento incidentale, un effettivo e trasparente contraddittorio tra le parti, assicurare concretamente all'indagato il diritto di difesa e permettere al giudice sovraordinato di controllare la rilevanza, la pertinenza e la concludenza degli elementi posti a base del giudizio di probabile reità e l'iter logico attraverso il quale si perviene alla decisione. Ne consegue che è legittima la motivazione per relationem dell'ordinanza impositiva che recepisce, per economia processuale, la richiesta del pubblico ministero. (La Corte ha tuttavia precisato che quando tale richiesta si limita ad affastellare fotocopie di rapporti di polizia giudiziaria e dichiarazioni rese da soggetti collaboratori o informati sui fatti, la motivazione per relationem non è più legittima in quanto impone al giudice di merito prima, ed a quello di legittimità poi, un criterio soggettivo ed arbitrario nella valutazione degli atti proposti).

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