Cassazione penale Sez. Unite sentenza n. 26 del 9 ottobre 2000

(2 massime)

(massima n. 1)

Il termine di dieci giorni, previsto dall'art. 309, nono comma, c.p.p., entro il quale il Tribunale del riesame deve decidere sulla relativa istanza a pena di inefficacia dell'ordinanza che dispone la misura coercitiva, decorre dalla data di ricezione degli atti e non da quella di emissione del decreto che fissa l'udienza in camera di consiglio per la sua trattazione

(massima n. 2)

Il vigente codice di procedura penale, tutte le volte che indica il giudice competente all'esercizio della giurisdizione nei diversi stati e gradi del procedimento, si riferisce a singoli organi giudiziari, senza cenno alcuno alla persona fisica dei magistrati che li compongono. Ne consegue che, nella fase del giudizio, la richiesta di adozione, modifica o revoca di una misura cautelare personale coercitiva deve essere esaminata e decisa dal tribunale in composizione monocratica o collegiale, dalla Corte d'assise, dalla Corte d'appello o dalla Corte d'assise d'appello investiti della cognizione, nel merito, del processo, preferibilmente, ma non necessariamente, nella composizione fisica dei magistrati componenti l'organo giudicante che sta conducendo l'istruttoria dibattimentale o che, pur avendo definito il processo in quel determinato grado, č ancora in possesso dei relativi atti. Č invero il principio di immutabilitā del giudice, di cui all'art. 525 c.p.p., č riferito e riferibile solo alla deliberazione della sentenza, in quanto destinato a garantire che il giudizio sulla responsabilitā dell'imputato sia espresso, nel rispetto dei principi di oralitā, immediatezza e contraddittorio cui si ispira il processo penale, dalle stesse persone fisiche che hanno preso parte al dibattimento e presenziato all'assunzione delle prove. Pertanto, l'eventuale diversitā di composizione (rispetto a quella dell'organo competente alla trattazione del processo) dell'organo, collegiale o monocratico, designato nei casi, modi e termini previsti dalle leggi di ordinamento giudiziario, che decide in ordine ad alcuna delle dette richieste in materia cautelare, non incide sulla legittimitā dei relativi provvedimenti, stante il principio di tassativitā delle nullitā e la mancanza di una specifica previsione di tale diversitā come causa di nullitā o la sua riconducibilitā ad alcuna delle ipotesi di nullitā di ordine generale previste dall'art. 178, primo comma, lettera a) c.p.p., che sono tutte connesse alla violazione di norme concernenti la capacitā del giudice e il numero dei giudici necessario per costituire i collegi secondo le norme di ordinamento giudiziario.

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