Cassazione penale Sez. II sentenza n. 1677 del 6 dicembre 1999

(1 massima)

(massima n. 1)

In tema di esigenze cautelari, il disposto di cui all'art. 274, lett. c), c.p.p., secondo cui deve tenersi conto, per ipotizzare il pericolo di reiterazione della condotta criminosa, dei parametri congiunti delle modalitÓ del fatto costituente reato e della personalitÓ dell'indagato vagliata alla luce dei precedenti penali o, in mancanza, di atti o comportamenti concreti estranei alla fattispecie criminosa, deve essere interpretata nel senso che, fra questi ultimi, in presenza di una contestazione plurima, si comprendono anche gli stessi fatti criminosi contestati nel provvedimento coercitivo, riguardati e valutati non singolarmente ma nella loro globalitÓ quale espressione di una possibile maggior pericolositÓ; e ci˛ anche per evitare ingiustificate disparitÓ di trattamento tra l'indagato che risulti giÓ condannato per altro reato e quello incensurato colpito dalla misura restrittiva per una pluralitÓ di condotte criminose, trattandosi, in entrambi i casi, di personalitÓ caratterizzate da plurimi fatti penalmente rilevanti e parimenti sintomatici di pericolositÓ.

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