Cassazione penale Sez. Unite sentenza n. 20804 del 14 maggio 2013

(5 massime)

(massima n. 1)

Alla chiamata in correitÓ o in reitÓ "de relato" si applica l'art. 195 cod. proc. pen. anche quando la fonte diretta sia un imputato di procedimento connesso, ex art. 210 cod. proc. pen., o un teste assistito, ex art. 197 bis, cod. proc. pen.

(massima n. 2)

L'imputato che, nel corso del suo esame, riferisca circostanze di fatto confidategli da terzi relativi a profili di altrui responsabilitÓ va equiparato - in virt¨ di un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 209 cod. proc. pen. - all'imputato di procedimento connesso, di cui all'art. 210 cod. proc. pen., con conseguente applicazione delle regole di cui all'art. 195 cod. proc. pen.

(massima n. 3)

La chiamata in correitÓ o in reitÓ "de relato", anche se non asseverata dalla fonte diretta, il cui esame risulti impossibile, pu˛ avere come unico riscontro, ai fini della prova della responsabilitÓ penale dell'accusato, altra o altre chiamate di analogo tenore, purchŔ siano rispettate le seguenti condizioni: a) risulti positivamente effettuata la valutazione della credibilitÓ soggettiva di ciascun dichiarante e dell'attendibilitÓ intrinseca di ogni singola dichiarazione, in base ai criteri della specificitÓ, della coerenza, della costanza, della spontaneitÓ; b) siano accertati i rapporti personali fra il dichiarante e la fonte diretta, per inferirne dati sintomatici della corrispondenza al vero di quanto dalla seconda confidato al primo; c) vi sia la convergenza delle varie chiamate, che devono riscontrarsi reciprocamente in maniera individualizzante, in relazione a circostanze rilevanti del "thema probandum"; d) vi sia l'indipendenza delle chiamate, nel senso che non devono rivelarsi frutto di eventuali intese fraudolente; e) sussista l'autonomia genetica delle chiamate, vale a dire la loro derivazione da fonti di informazione diverse.

(massima n. 4)

Nella valutazione della chiamata in correitÓ o in reitÓ, il giudice, ancora prima di accertare l'esistenza di riscontri esterni, deve verificare la credibilitÓ soggettiva del dichiarante e l'attendibilitÓ oggettiva delle sue dichiarazioni, ma tale percorso valutativo non deve muoversi attraverso passaggi rigidamente separati, in quanto la credibilitÓ soggettiva del dichiarante e l'attendibilitÓ oggettiva del suo racconto devono essere vagliate unitariamente, non indicando l'art. 192, comma terzo, cod. proc. pen., alcuna specifica tassativa sequenza logico-temporale.

(massima n. 5)

Non costituisce riscontro estrinseco ed individualizzante di una chiamata in correitÓ o in reitÓ "de relato" con cui si attribuisce all'accusato il ruolo di mandante di un omicidio l'esistenza di un semplice interesse da parte del predetto alla commissione del delitto. (In motivazione, la Corte ha evidenziato che tale elemento pu˛ spiegare, al pi¨, una funzione orientativa nella valutazione della chiamata).

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