Cassazione penale Sez. VI sentenza n. 6 del 8 gennaio 1997

(3 massime)

(massima n. 1)

L'esercizio del potere-dovere di arresto in flagranza di reato attribuito agli organi di polizia giudiziaria è disciplinato dalle disposizioni dettate dagli artt. 379 e segg. c.p.p., nessuna delle quali prevede che, al momento dell'atto, debbano compiersi particolari formalità, come la pronuncia di formule sacramentali o simili; ne consegue che l'esecuzione dell'arresto si realizza con la materiale apprensione del soggetto colto in flagranza di reato, il quale per effetto di ciò, senza che sia necessaria una formale dichiarazione, perde la sua libertà personale, sicché la redazione del relativo verbale costituisce un adempimento successivo, destinato esclusivamente a documentare le circostanze dell'atto al fine di consentire all'autorità giudiziaria l'esercizio dell'indispensabile controllo di legalità. Fin dal momento dell'esecuzione dell'arresto, pertanto, ed ancor prima della sua formale documentazione, sussiste l'obbligo degli operatori di polizia giudiziaria che vi hanno proceduto di informare immediatamente il difensore dell'interessato a norma dell'art. 386, comma secondo, c.p.p. (Nella specie il difensore dell'arrestato era stato informato solo alcune ore dopo l'esecuzione della misura precautelare; la Corte ha ritenuto sussistere nel fatto l'elemento materiale dei reati di omissione di atti d'ufficio e di abuso d'ufficio, di cui ha tuttavia escluso la configurabilità avendo il giudice di merito congruamente motivato circa l'inesistenza dell'elemento psicologico, ma ha corretto ai sensi dell'art. 619 c.p.p. la motivazione della sentenza di secondo grado nella parte in cui affermava che l'arresto deve presumersi avvenuto al momento della stesura del relativo verbale).

(massima n. 2)

L'omessa notifica a uno dei due difensori dell'indagato della data di deliberazione in camera di consiglio sulla richiesta del P.M. di proroga della custodia cautelare dà luogo alla nullità del procedimento camerale dinanzi al giudice per le indagini preliminari e, conseguentemente, del provvedimento di proroga, nullità che è a cosiddetto regime intermedio, sia che si proceda con il rito di cui all'art. 127 c.p.p., sia che si proceda con la massima libertà di forme. (In motivazione, la Suprema Corte ha dato ragione del suo assunto sul rilievo che, allorché l'avviso sia stato dato a uno dei difensori, questi, quantunque non comparso, è da ritenere formalmente presente, onde non potrebbe parlarsi di «assenza» della difesa che, sola, potrebbe dar luogo a nullità insanabile ai sensi degli artt. 178, lett. c) e 179 c.p.p.).

(massima n. 3)

La nullità del provvedimento di proroga della custodia cautelare per omesso avviso a uno dei due difensori dell'indagato, poiché inerisce alla lesione del diritto di difesa, priva la protrazione della custiodia del necessario titolo legittimante, e comporta, quindi, la perdita di efficacia della misura cautelare prorogata e la liberazione dell'indagato stesso, sempre che il precedente titolo di privazione della libertà personale non sia ancora tempestivamente valido ed efficace alla data della proroga.

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