Cassazione penale Sez. I sentenza n. 9936 del 5 novembre 1997

(1 massima)

(massima n. 1)

In forza dell'art. 66 del vigente codice di procedura penale deve escludersi che l'impossibilità di attribuire all'imputato le sue esatte generalità possa pregiudicare il compimento di alcun atto dell'autorità procedente allorquando sia certa l'identità fisica della persona; ai fini di tale accertamento l'art. 349 c.p.p. prevede la possibilità di rilievi dattiloscopici, fotografici, antropometrici o di altro genere: peraltro il mancato ricorso a tali modalità non comporta che sia da ritenersi non identificato uno straniero che abbia dato complete generalità, pur risultando poi irreperibile. (Nella fattispecie il pretore aveva dichiarato non doversi procedere nei confronti dell'imputato — che, fermato dalla polizia giudiziaria, aveva fornito agli agenti le sue generalità con l'indicazione del domicilio in Italia dove però non era stato poi rintracciato — con la formula «per essere ignoto l'autore del fatto», sostenendo che l'imputato stesso non era mai stato identificato con certezza non solo anagraficamente, ma neppure fisicamente con rilievi fotografici o dattiloscopici. La Suprema Corte, a seguito di ricorso del P.M., ha annullato con rinvio tale sentenza, enunciando il principio di diritto di cui in massima).

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