Cassazione penale Sez. I sentenza n. 3766 del 9 luglio 1999

(1 massima)

(massima n. 1)

La disciplina dettata dall'art. 11 c.p.p. si applica anche nel caso in cui un magistrato, addetto alla Corte di appello, sia imputato o persona offesa da un reato in ordine al quale la stessa Corte di appello Ŕ chiamata a decidere. E ci˛ ancorchÚ il giudizio di primo grado sia stato regolarmente celebrato davanti al giudice naturale, individuato secondo le regole generali, non sussistendo a quel momento per il magistrato interessato le condizioni di cui al medesimo art. 11 c.p.p. (Nell'enunciare il principio di cui in massima, la S.C. ha osservato che nella specie si determina una ipotesi di rimessione automatica, in quanto la legge individua una sorta di incompatibilitÓ riguardante non giÓ la persona di un giudice, bensý l'intero ufficio giudiziario che, secondo le regole generali sulla competenza territoriale, sarebbe competente a decidere. In tale prospettiva, ha soggiunto la Corte, non pu˛ aver rilievo il principio della perpetuatio iurisdictionis, essendo esso destinato a soccombere davanti al pi¨ importante valore della terzietÓ ed imparzialitÓ del giudice).

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