Cassazione civile Sez. II sentenza n. 13212 del 6 giugno 2006

(1 massima)

(massima n. 1)

In tema di prova civile, la confessione giudiziale o stragiudiziale richiede una esplicita dichiarazione della parte o del suo rappresentante in ordine alla veritÓ di fatti ad essa sfavorevoli o favorevoli all'altra parte, e, pur potendo desumersi da un comportamento o da fatti concludenti, non pu˛ consistere in una dichiarazione solo implicitamente o indirettamente ammissiva dei fatti in discussione, che Ŕ utilizzabile quale elemento meramente presuntivo od indiziario; infatti, la dichiarazione intanto pub essere qualificata come confessione in quanto consti di un elemento soggettivo, consistente nella consapevolezza e volontÓ di riconoscere la veritÓ di un fatto a sÚ sfavorevole e favorevole all'altra parte e di un elemento oggettivo, che Ŕ configurabile quando, dall'ammissione non controversa di un fatto, derivi un concreto pregiudizio all'interesse del dichiarante e un vantaggio corrispondente per il destinatario della dichiarazione. (Nella specie, Ŕ stato escluso che - con riferimento alla pattuizione del compenso in misura corrispondente ai minimi previsti dalla tariffa forense - potesse qualificarsi come confessione stragiudiziale la comunicazione con cui il legale aveva manifestato al cliente la volontÓ di pretendere la liquidazione degli onorari nella misura dovuta e non pi¨ nei minimi tariffari, ai quali in precedenza aveva dichiarato di limitare la pretesa).

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