Cassazione civile Sez. III sentenza n. 1550 del 13 febbraio 1998

(2 massime)

(massima n. 1)

A norma dell'art. 2298, primo comma c.c. l'amministratore della societÓ in nome collettivo pu˛ compiere tutti gli atti che si pongono come mezzo al fine per il raggiungimento dello scopo sociale e, quindi, in primo luogo quei negozi che attuano essi stessi l'attivitÓ imprenditoriale costituente l'oggetto della societÓ. Il potere di rappresentanza si estende a tutti quegli atti che ineriscono all'oggetto sociale, senza necessitÓ di distinguere in questo ambito tra atti di ordinaria amministrazione ed atti eccedenti l'ordinaria amministrazione, con la conseguenza che anche un'alienazione di beni potrebbe ritenersi, con riferimento all'oggetto sociale, rientrare tra i poteri dell'amministratore.

(massima n. 2)

In tema di poteri di rappresentanza dell'amministratore della societÓ in nome collettivo, se pu˛ astrattamente ritenersi che costituisca atto di ordinaria amministrazione e, comunque, atto coerente con l'oggetto societario il mancato esercizio, in sŔ considerato, della cosiddetta facoltÓ di compera del bene oggetto del contratto di leasing, trattandosi di scelta negoziale giÓ presente nell'originario schema contrattuale e, comunque, afferente a beni strumentali all'esercizio dell'impresa, altrettanto non pu˛ dirsi della cessione del diritto di riscatto del bene e della rinunzia implicita alla restituzione della cauzione previsti nel contratto di leasing.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.