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Articolo 371 bis

Codice Penale

False informazioni al pubblico ministero

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Dispositivo dell'art. 371 bis Codice Penale

Chiunque, nel corso di un procedimento penale, richiesto dal pubblico ministerodi fornire informazioni ai fini delle indagini, rende dichiarazioni false ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali viene sentito, è punito con la reclusione fino a quattro anni (2).
Ferma l'immediata procedibilità nel caso di rifiuto di informazioni (3), il procedimento penale, negli altri casi, resta sospeso fino a quando nel procedimento nel corso del quale sono state assunte le informazioni sia stata pronunciata sentenza di primo grado ovvero il procedimento sia stato anteriormente definito con archiviazioneo con sentenza di non luogo a procedere (4) (5).
Le disposizioni di cui ai commi primo e secondo si applicano, nell'ipotesi prevista dall'articolo 391bis, comma 10, del codice di procedura penale, anche quando le informazioni ai fini delle indagini sono richieste dal difensore (6) (7).

Note

(2) Comma così modificato ex art. 25, l. 8-8-1995, n. 332. È questo il primo profilo rilevante della modifica dell'art. 371bis, che ha comportato la diminuzione della sanzione da uno a cinque anni a «fino a quattro anni».

(3) Ricorre questa ipotesi solo quando la persona informata, chiamata a riferire quanto sa, si sottrae a tale dovere prima che abbia inizio l'effettivo interrogatorio ma successivamente alla declinazione delle proprie generalità.

(4) Se durante lo svolgimento dell'atto istruttorio vengono rese dichiarazioni ritenute false, nonostante l'invito da parte del P.M. a riferire la verità, il procedimento se sorge dovrà essere sospeso fino alla pronuncia della sentenza di primo grado, ovvero del provvedimento di archiviazione o della sentenza di non luogo a procedere nel procedimento principale.
Tuttavia, il P.M. che ha ritenuto la sussistenza di indizi di reità ha l'obbligo di trasmettere immediatamente gli atti all'autorità competente: semplicemente il termine per il compimento delle indagini preliminari comincerà a decorrere dalla definizione del procedimento nel primo grado ovvero dalla anticipata definizione dello stesso.

(5) Comma inserito ex art. 25, l. 332/1995 cit. Ai sensi dell'art. 28 legge cit.: «la sospensione del procedimento penale prevista dal secondo comma dell'articolo 371bis del codice penale, come modificato dall'articolo 25 della presente legge, non si applica relativamente ai procedimenti nei quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, sia stata già esercitata l'azione penale ai sensi dell'articolo 405 del codice di procedura penale. In tali casi resta ferma la competenza del tribunale.

(6) Comma aggiunto ex art. 19, l. 7-12-2000, n. 397 (Disposizioni in materia di indagini difensive).

(7) Per l'estensione della punibilità della fattispecie in esame ai fatti commessi in collegamento audiovisivo nel corso di una rogatoria all'estero, cfr. art. 384bis, inserito dall'art. 17, l-5-10-2001, n. 367 (nota come legge sulle rogatorie internazionali).


Ratio Legis

La norma in esame è stata introdotta dal legislatore in conseguenza del fatto che il nuovo processo penale ha fatto proprio il principio accusatorio, escludendo che le informazioni assunte dal Pubblico Ministero nella fase delle indagini possano assumere la natura di testimonianze, con conseguente inapplicabilità dell'ipotesi criminosa di cui all'art. 372 (falsa testimonianza) in relazione a false dichiarazioni o reticenze dinanzi al P.M.
La fattispecie in esame ha, tuttavia, generato forti contrasti fin dal momento della sua entrata in vigore, aumentati anche a seguito di applicazioni non sempre in linea con il dettato normativo. Punto di arrivo delle accese discussioni tra coloro che tendevano all'abrogazione della fattispecie e coloro i quali ne auspicavano il mantenimento, è stata la ridefinizione della fattispecie attuata con la riforma del dettato normativo. La sospensione del procedimento penale per false informazioni fino alla definizione di quello principale, introdotta dalla riforma, realizza l'intento di sottrarre il dichiarante alla pressione psicologica determinata dall'attivazione di un procedimento penale nei suoi confronti proprio nel momento più delicato, quello della formazione della prova.
La l. 7-12-2000, n. 397, recante la disciplina delle indagini difensive, ha, altresì, apportato un'opportuna modifica alla norma in esame. In particolare, trattando della nuova fattispecie di false dichiarazioni al difensore (a cui si rinvia), quest'ultimo può assumere informazioni da chi sia in grado di fornire notizie utili ai fini delle indagini. Questi, peraltro ha diritto di non rispondere o di non rendere alcuna dichiarazione. In tale ipotesi, prevede l'articolo 391bis, comma 10, c.p.p., il P.M., su richiesta del difensore, ne dispone l'audizione, che si svolge in presenza del difensore medesimo, il quale per primo formula le domande. La citata legge ha aggiunto un comma all'art. 371bis c.p., con cui la disciplina dei primi due commi è stata estesa, nel caso in cui trovi applicazione la ricordata procedura di cui all'art. 391bis, comma 10, anche al caso in cui le informazioni ai fini delle indagini siano richieste dal difensore.

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