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Articolo 530

Codice di Procedura Penale

Sentenza di assoluzione

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Dispositivo dell'art. 530 Codice di Procedura Penale

1. Se il fatto non sussiste [541 2, 542], se l'imputato non lo ha commesso [541 2, 542], se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero se il reato è stato commesso da persona non imputabile [c.p. 85] o non punibile per un'altra ragione, il giudice pronuncia sentenza di assoluzioneindicandone la causa nel dispositivo (1).
2. Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile (2).
3. Se vi è la prova che il fatto è stato commesso in presenza di una causa di giustificazione o di una causa personale di non punibilità ovvero vi è dubbio sull'esistenza delle stesse, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione a norma del comma 1.
4. Con la sentenza di assoluzione il giudice applica, nei casi previsti dalla legge, le misure di sicurezza[537] (3).

Note

(1) Attraverso la previsione delle situazioni in concreto realizzabili, la norma contiene la graduata articolazione delle formule di proscioglimento adottabili, muovendo dall'ipotesi più favorevole all'imputato. Invero, la formula, più ampiamente liberatoria, del «perché il fatto non sussiste» presuppone che nessuno degli elementi integrativi della fattispecie criminosa contestata risulti provato, quella «per non aver commesso il fatto» va invece adottata quando manchi, sul piano puramente materiale, ogni rapporto tra l'attività dell'imputato e l'evento criminoso; qualora, invece, sia accertata la sussistenza dell'elemento oggettivo del reato (cioè l'esistenza di un episodio di vita sussumibile nella astratta fattispecie incriminatrice) ma nella condotta dell'imputato non si ravvisi l'elemento soggettivo della colpa o del dolo, la formula è «perché il fatto non costituisce reato». Infine, la pronunzia «perché il fatto non è previsto dalla legge come reato» presuppone che il fatto storico ascritto all'imputato non sia munito di sanzione penale, ma sia punito sotto altri profili (in via amministrativa o disciplinare); le ultime due formule «reato commesso da persona non imputabile o non punibile per altra ragione» fanno riferimento a condizioni o capacità personali dell'imputato che escludono la punibilità. In caso di concorso di più formule assolutorie, in ossequio al principio del favor innocentiae, va preferita la formula di proscioglimento più ampia, purché assistita da prova evidente: pertanto, quando il fatto non è più preveduto dalla legge come reato (es. per effetto di una abolitio criminis) il giudice è tenuto a verificare se, allo stato degli atti, non risulti evidente che il fatto non sussiste, che l'imputato non l'ha commesso o che il fatto non costituisce reato.

(2) Alla situazione positiva dell'accertamento della causa di assoluzione, il codice equipara quella della mancanza, insufficienza o contraddittorietà della prova relativa. Si ha insufficienza della prova quando essa non assume quella consistenza ed efficacia tale da poter fondare, con ragionevole certezza, un'affermazione di responsabilità; si ha contraddittorietà quando dalle risultanze dibattimentali emerge una situazione di equivalenza tra gli elementi istruttori di reità e le prove di innocenza.

(3) La sentenza che applica una misura di sicurezza, ancorché di assoluzione, va iscritta nel casellario giudiziale ex art. 686 1 lett. a) n. 4, quando sia divenuta irrevocabile.


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