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Articolo 495

Codice di Procedura Penale

Provvedimenti del giudice in ordine alla prova

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Dispositivo dell'art. 495 Codice di Procedura Penale

1. Il giudice, sentite le parti, provvede con ordinanza all'ammissione delle provea norma degli articoli 190 comma 1 e 190bis. Quando è stata ammessa l'acquisizione di verbalidi prove di altri procedimenti, il giudice provvede in ordine alla richiesta di nuova assunzione della stessa prova solo dopo l'acquisizione della documentazione relativa alla prova dell'altro procedimento (1).
2. L'imputato ha diritto all'ammissione delle proveindicate a discaricosui fatti costituenti oggetto delle prove a carico; lo stesso diritto spetta al pubblico ministero in ordine alle prove a carico dell'imputato sui fatti costituenti oggetto delle prove a discarico (2).
3. Prima che il giudice provveda sulla domanda, le parti hanno facoltà di esaminare i documenti di cui è chiesta l'ammissione (3).
4. Nel corso dell'istruzione dibattimentale, il giudice decide con ordinanzasulle eccezioni proposte dalle parti in ordine alla ammissibilità delle prove [190 1]. Il giudice, sentite le parti, può revocare con ordinanza l'ammissione di prove che risultano superflue o ammettere prove già escluse [190 3, 509] (4).
4bis. Nel corso dell'istruzione dibattimentale ciascuna delle parti può rinunziare, con il consenso dell'altra parte, all'assunzione delle prove ammesse a sua richiesta (5).

Note

(1) Il primo periodo è stato così modificato dal d.l. 8-6-1992 n. 306, convertito con modificazioni nella legge 7-8-1992 n. 356. Il provvedimento circa l'ammissione o meno delle prove richieste dalle parti è assunto in forma di ordinanza (come tale, motivata a pena di nullità) dal collegio. Questo, nel decidere, deve tener conto di quanto dettato dagli artt. 190 e 190bis. Circa i parametri legali di ammissibilità delle prove, l'art. 190 1 fa riferimento alle prove vietate dalla legge, manifestamente superflue o irrilevanti (si rinvia a quanto detto in quella sede). L'art. 190bis, poi, detta una disciplina particolare.

(2) Il diritto alla controprova è particolarmente tutelato, non solo perché svincolato da termini perentori, ma anche perché è indicato come motivo specifico di ricorso per cassazione [v. 606 1 lett. d)]. Esso si riferisce tanto all'imputato quanto al P.M., e dovrebbe riguardare non tanto la verifica di circostanze che possano indurre a conclusioni diverse da quelle che vorrebbe la controparte, quanto un fatto in aperto contrasto con altro fatto dedotto dalla controparte (es.: l'alibi).

(3) Il rispetto del contraddittorio esige che i documenti dei quali si chiede l'acquisizione, potendo essere prodotti direttamente in udienza (la lista ex art. 468 riguarda solo la prova orale), vengano prima esaminati dalla controparte, che deve poter formulare le sue osservazioni in merito. I documenti ammessi verrano inseriti nel fascicolo dibattimentale ex art. 515.

(4) Le ordinanze relative alla prova sono revocabili, per cui ogni decisione relativa può formare oggetto di ripensamento: possono revocarsi prove ammesse (qualora divengano superflue, per essere stato già acquisito il dato probatorio aliunde) ovvero ammettersi prove inizialmente escluse (perché magari la circostanza dedotta appare rilevante alla luce di quanto emerso in dibattimento). In tale ultimo caso, l'art. 509 prevede la possibilità (se necessario) di sospensione del dibattimento e rinvio ad altra udienza.
La norma dispone che il provvedimento venga adottato sentite le parti.

(5) Tale comma è stato inserito dall'art. 17 della l. 7-12-2000, n. 397. Si tratta di una norma che rispecchia un consolidato orientamento giurisprudenziale che per quanto riguarda la rinunzia in esame richiede il consenso della parte avversa poiché, con il provvedimento ammissivo, la fonte di prova viene posta a disposizione del contraddittorio e ciascuna delle parti può avere, anche in ragione dell'andamento dell'istruttoria, interesse all'acquisizione probatoria, indipendentemente dalla fonte di appartenenza della prova stessa.


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