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Articolo 490

Codice di Procedura Penale

Accompagnamento coattivo dell'imputato assente o contumace

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Dispositivo dell'art. 490 Codice di Procedura Penale

1. Il giudice, a norma dell'articolo 132, può disporre l'accompagnamento coattivodell'imputato assente o contumace, quando la sua presenza è necessaria per l'assunzione di una provadiversa dall'esame[211, 213, 220].


Ratio Legis

Si è già sottolineato come la comparsa in dibattimento sia una facoltà (e non un obbligo) da parte dell'imputato. Tuttavia possono esservi situazioni nelle quali la presenza appare necessaria, per cui al giudice è conferito il potere di disporre l'accompagnamento coattivo del soggetto, per altro limitato alle ipotesi dell'imputato contumace o assente. Circa i casi in cui tale necessità possa essere giuridicamente ravvisata, la legge nulla dice, se non in negativo, escludendo cioè la possibilità di disporre l'accompagnamento per assumere l'esame, mezzo di prova lasciato alla volontà dell'imputato, che potendo rifiutarsi di sottoporvisi, non può evidentemente essere coattivamente condotto in dibattimento per rendere un atto cui ha diritto a sottrarsi. Anche il richiamo all'art. 132 non vale a chiarire i termini della questione, facendosi in esso riferimento ai «casi previsti dalla legge», uno dei quali è appunto l'art. 490, che per altro accenna solo genericamente alla «necessarietà per l'assunzione di una prova». Ricordando che per l'imputato assente o contumace l'art. 513 consente la lettura delle dichiarazioni precedentemente rese, deve concludersi che l'accompagnamento coatto può aversi quando la personale presenza dell'imputato sia necessaria per acquisire una prova: ad esempio, attraverso una ricognizione personale, una perizia, un esperimento giudiziale, un confronto ed ipotesi simili.

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