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Articolo 477

Codice di Procedura Penale

Durata e prosecuzione del dibattimento

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Dispositivo dell'art. 477 Codice di Procedura Penale

1. Quando non è assolutamente possibile esaurire il dibattimentoin una sola udienza, il presidente dispone che esso venga proseguito nel giorno seguente non festivo.
2. Il giudice può sospendere il dibattimento soltanto per ragioni di assoluta necessità e per un terminemassimo che, computate tutte le dilazioni, non oltrepassi i dieci giorni, esclusi i festivi (1).
3. Il presidente dà oralmente gli avvisi opportuni e l'ausiliario [126] ne fa menzione nel verbale[136]. Gli avvisi sostituiscono le citazioni e le notificazioniper coloro che sono comparsi o debbono considerarsi presenti [475 2, 488 2] (2).

Note

(1) I termini stabiliti dalla norma hanno carattere meramente ordinatorio, onde la loro inosservanza non determina alcuna nullità o decadenza, né spiega influenza sulla sospensione dei termini di custodia cautelare ex art. 304. Ed invero, se è indubbio che il giudice è tenuto ad osservarli e che tale dovere assume maggiore rilevanza quando la durata del processo si riflette su quella di misure cautelari restrittive della libertà personale, non è meno certo che il rispetto dei termini in esame non può essere disgiunto dalla valutazione dell'attività che globalmente grava sull'ufficio giudiziario, la cui entità non sempre consente lo svolgimento del processo con le cadenze temporali prefissate dall'art. 477 (cfr. Cass. 26-4-97, rv. 207353).

(2) In applicazione di quanto statuito dall'art. 148 5, le disposizioni circa il rinvio del dibattimento vengono date oralmente e riportate nel verbale: con tale meccanismo si considerano realizzate le notificazioni e comunicazioni richieste dalla legge.
Quanto al riferimento a coloro che sono comparsi o debbono considerarsi presenti, mentre nessun problema presenta il primo caso, va chiarito che si considerano presenti tanto gli imputati allontanati ex art. 475, quanto quelli assenti ex art. 420quinquies.


Ratio Legis

Una delle caratteristiche del dibattimento (che il legislatore ha voluto ancor più esaltare nel nuovo rito) è la concentrazione, cioè la riduzione dei cd. tempi morti (quelli nei quali non si svolge l'udienza). Per assicurare la massima celerità, la norma detta una serie di principi (per altro, meramente ordinatori, non essendo prevista alcuna sanzione per l'eventuale loro inosservanza): ove le condizioni dei ruoli lo consentano, il processo deve proseguire nel giorno feriale successivo; in caso di necessità, definita enfaticamente «assoluta» dalla norma, non dovrebbe andarsi oltre il decimo giorno non festivo. Tali principi vanno coordinati con altre norme: l'art. 508 sancisce che qualora sia necessaria una perizia, il rinvio non può andare oltre i sessanta giorni (in caso contrario, si sarebbe dovuto provvedere con l'incidente probatorio, ex art. 3922); l'art. 509 prevede la sospensione del dibattimento «per il tempo strettamente necessario» all'assunzione di prove che non possano acquisirsi tempestivamente; l'art. 519 dispone che venga concesso un termine cd. a difesa (qualora si proceda a contestazioni dibattimentali) che se da un canto non può essere inferiore a quello previsto dall'art. 429 (venti giorni), dall'altro non può superare i quaranta (e l'art. 520 ribadisce tali termini, qualora, in conseguenza della contumacia o dell'assenza dell'imputato, debba procedersi a notifica del verbale di udienza contenente la contestazione).

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