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Articolo 475

Codice di Procedura Penale

Allontanamento coattivo dell'imputato

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Dispositivo dell'art. 475 Codice di Procedura Penale

1. L'imputatoche, dopo essere stato ammonito, persiste nel comportarsi in modo da impedire il regolare svolgimento dell'udienza, è allontanatodall'aula con ordinanza del presidente (1).
2. L'imputato allontanato si considera presente ed è rappresentato dal difensore.
3. L'imputato allontanato può essere riammesso nell'aula di udienza, in ogni momento, anche di ufficio. Qualora l'imputato debba essere nuovamente allontanato, il giudice può disporre con la stessa ordinanza che sia espulsodall'aula, con divieto di partecipare ulteriormente al dibattimento, se non per rendere le dichiarazioni previste dagli articoli 503 e 523 comma 5.

Note

(1) Per la turbativa dell'udienza è possibile l'allontanamento dall'aula dell'imputato; è richiesto un provvedimento motivato (ordinanza), che nel caso dell'allontanamento temporaneo è di competenza del presidente (comma 1), mentre nel caso di espulsione (conseguente a reiterata turbativa) viene adottato dal collegio (comma 3). La diversa terminologia impiegata (allontanamento-espulsione) si riferisce non solo alla diversa gravità dei comportamenti, ma anche all'entità delle conseguenze: mentre nel primo caso si può disporre, anche di ufficio, la revoca del provvedimento e la riammissione dell'imputato, in ogni momento; nel secondo caso l'espulsione avviene con riferimento al dibattimento (e non all'udienza), per cui, pur potendosi revocare l'ordinanza ove se ne ravvisi l'opportunità, l'imputato continuerà a restare assente e ad essere rappresentato dal difensore, fino a quando non intervenga la revoca dell'espulsione, essendo prevista la sua ricomparsa solo per rendere dichiarazioni in sede di esame o di discussione.
Va anche sottolineato come la materia de qua, in quanto riferita all'imputato, abbia una disciplina abbastanza diversa da quella dettata dall'art. 471 a proposito del pubblico. Tale ultima norma attribuiva il potere di espulsione anche al P.M. (laddove l'art. 475 conferisce la competenza al Collegio); inoltre, mentre fra il pubblico poteva essere espulso colui che avesse turbato il regolare svolgimento dell'udienza, nel caso dell'imputato si richiede che il suo comportamento sia tale da «impedire» il regolare svolgimento dell'udienza: si potrà ritenere che non vi sia troppa differenza fra le due ipotesi, ma dovendosi adottare la misura attraverso un provvedimento che dev'essere motivato a pena di nullità (art. 125 3), e potendosi impugnare l'ordinanza di espulsione ex art. 586, occorrerà adottare la misura più drastica con sapiente oculatezza, come suggerisce la stessa discrezionalità e l'affidamento della decisione al Collegio.


Ratio Legis

La prima manifestazione del diritto alla difesa può dirsi quella di poter conoscere direttamente le fonti di accusa, onde poter efficacemente addurre argomenti contrari. Da qui la statuizione del principio della presenza dell'imputato all'udienza (cui, come si vedrà, fanno eco altre norme che attribuiscono rilevanza al suo impedimento a comparire, ovvero lo tutelano nel caso di contumacia). In ossequio alla presunzione di non colpevolezza (sancita dalla Costituzione), la norma esige che l'imputato assista al dibattimento «libero nella persona», consentendo solo in via eccezionale il mantenimento di quelle cautele (gabbia, catenelle, manette) che appaiano necessarie a prevenire il pericolo di fuga o di violenza (art. 641).
Tuttavia, qualora il regolare svolgimento dell'udienza sia reso impossibile dal comportamento dell'imputato, si ammette la compressione o la soppressione del suo diritto ad assistere al processo con il suo allontanamento od espulsione, avendo egli, con la sua condotta, dato causa a tale intervento ablatorio.

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