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Articolo 472 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n.477)

Casi in cui si procede a porte chiuse

Dispositivo dell'art. 472 Codice di procedura penale

1. Il giudice dispone che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse quando la pubblicità può nuocere al buon costume ovvero, se vi è richiesta dell'autorità competente, quando la pubblicità può comportare la diffusione di notizie da mantenere segrete nell'interesse dello Stato (1).
2. Su richiesta dell'interessato, il giudice dispone che si proceda a porte chiuse all'assunzione di prove che possono causare pregiudizio alla riservatezza dei testimoni ovvero delle parti private in ordine a fatti che non costituiscono oggetto dell'imputazione. Quando l'interessato è assente o estraneo al processo, il giudice provvede di ufficio.
3. Il giudice dispone altresì che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse quando la pubblicità può nuocere alla pubblica igiene, quando avvengono da parte del pubblico manifestazioni che turbano il regolare svolgimento delle udienze ovvero quando è necessario salvaguardare la sicurezza di testimoni o di imputati (2).
3 bis. Il dibattimento relativo ai delitti previsti dagli articoli 600 600bis, 600ter, 600quinquies, 601, 602, 609bis, 609ter, e 609octies, del Codice penale si svolge a porte aperte; tuttavia, la persona offesa può chiedere che si proceda a porte chiuse anche solo per una parte di esso. Si procede sempre a porte chiuse quando la parte offesa è minorenne. In tali procedimenti non sono ammesse domande sulla vita privata o sulla sessualità della persona offesa se non sono necessarie alla ricostruzione del fatto (3) (4).
4. Il giudice può disporre che avvenga a porte chiuse l'esame dei minorenni.

Note

(1) Non deve essere confuso con il segreto di Stato in senso stretto, la cui conoscenza sarebbe vietata non soltanto al pubblico, ma anche allo stesso giudice ex artt. 202 e256.
(2) Ciò non significa che necessariamente deve essere esclusa la pubblicità mediata, ovvero la presenza della stampa, che ai sensi dell'art. 473, comma 2, il giudice può consentire.
(3) Il presente comma è stato prima aggiunto dall' art. 15, della l. 15 febbraio 1996, n. 66 e poi modificato dall' art. 13, della l. 3 agosto 1998, n. 269 e dall'art. 15, comma 9, della l. 11 agosto 2003, n. 228.
(4) Quando nel dibattimento occorre procedere a ricognizione della persona nei cui confronti è stato emesso il decreto di cambiamento delle generalità di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 29 marzo 1993, n. 119, ovvero ad altro atto che implica l'osservazione del corpo della medesima, il giudice, durante tutto il tempo in cui la persona è presente nell'aula di udienza, il dibattimento si svolge a porte chiuse ex art. 147 ter disp.att. del presente codice.

Ratio Legis

Il principio di pubblicità del processo, basilare garanzia di legalità, può essere sacrificato solo qualora sia necessario privilegiare altri interessi in gioco.

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