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Articolo 354 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n.1443)

Rimessione al primo giudice per altri motivi

Dispositivo dell'art. 354 Codice di procedura civile

Fuori dei casi previsti nell'articolo precedente, il giudice d'appello non può rimettere la causa al primo giudice, tranne che dichiari nulla la notificazione della citazione introduttiva (1), oppure riconosca che nel giudizio di primo grado doveva essere integrato il contraddittorio (2) o non doveva essere estromessa una parte (3), ovvero dichiari la nullità della sentenza di primo grado a norma dell'articolo 161 secondo comma (4).
Il giudice d'appello rimette la causa al primo giudice anche nel caso di riforma della sentenza che ha pronunciato sull'estinzione del processo a norma e nelle forme dell'articolo 308 (5).
Nei casi di rimessione al primo giudice previsti nei commi precedenti, si applicano le disposizioni dell'articolo 353.
Se il giudice d'appello dichiara la nullità di altri atti compiuti in primo grado, ne ordina, in quanto possibile, la rinnovazione a norma dell'articolo 356.

Note

(1) Nel caso, invece, di nullità della citazione stessa (e non della sua notificazione), il giudice dovrà dichiarare la nullità dell'intero giudizio, non essendo questo caso previsto tra quelli in cui può aversi rimessione al primo giudice (casi tassativamente indicati dalla legge).
(2) La norma non distingue tra litisconsorzio necessario e facoltativo, ma la giurisprudenza ritiene applicabile la rimessione al primo giudice per integrazione del contraddittorio solo in caso di litisconsorte necessario pretermesso e non nel secondo caso.
Un orientamento risalente riteneva che il litisconsorte pretermesso potesse intervenire nel giudizio di secondo grado accettando la causa nello stato in cui si trovava. Attualmente, invece, la giurisprudenza afferma che, nonostante l'accettazione del litisconsorte pretermesso, il giudice di secondo grado non può esaminare la causa nel merito ma deve rimetterla al primo giudice per la rinnovazione dell'attività svolta in assenza del litisconsorte necessario. Questo procedimento sarebbe imposto dal rispetto del principio del doppio grado di giurisdizione.
(3) Si ha estromissione di una parte dal giudizio quando il giudice di primo grado emette una sentenza a contraddittorio non integro, per aver impedito a una delle parti di parteciparvi con sentenza non definitiva o con ordinanza.
(4) Il secondo comma dell'art. 161 del c.p.c. sancisce la nullità della sentenza per mancata sottoscrizione del giudice: si tratta di nullità insanabile e rilevabile in ogni tempo.
Negli altri casi di vizi attinenti alla sentenza (ad esempio, nel rito del lavoro, il primo giudice non aveva dato lettura del dispositivo in udienza) opera il diverso principio di conversione della nullità in motivi di gravame.
(5) La norma menziona il solo art. 308 del c.p.c. (reclamo contro l'ordinanza del giudice istruttore), con ciò escludendo che la rimessione al primo giudice possa avvenire se l'estinzione del processo sia stata dichiarata ai sensi dell'art. 307 del c.p.c. e cioè con sentenza dal collegio.

Ratio Legis

I casi di rimessione al primo giudice sono tassativi e costituiscono una deroga alla regola per cui il giudice d'appello è tenuto a decide le questioni nel merito, con sostituzione della sentenza di appello a quella di primo grado: operano infatti il principio di assorbimento e quello della conversione dei vizi di nullità in motivi di gravame.

Massime relative all'art. 354 Codice di procedura civile

Cass. n. 8862/2014

La sentenza d'appello, che confermi il rigetto della domanda principale e, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, rigetti altresì la domanda riconvenzionale accolta dal giudice di prime cure, nello statuire nuovamente sulle spese deve provvedere alla liquidazione di entrambi i gradi di giudizio considerando la sussistenza di una situazione di soccombenza reciproca.

Cass. n. 6259/2014

Il giudice di appello, allorché riformi in tutto o in parte la sentenza impugnata, deve procedere d'ufficio, quale conseguenza della pronuncia di merito adottata, ad un nuovo regolamento delle spese processuali, il cui onere va attribuito e ripartito tenendo presente l'esito complessivo della lite poiché la valutazione della soccombenza opera, ai fini della liquidazione delle spese, in base ad un criterio unitario e globale, sicché viola il principio di cui all'art. 91 cod. proc. civ., il giudice di merito che ritenga la parte soccombente in un grado di giudizio e, invece, vincitrice in un altro grado.

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