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Articolo 161

Codice di Procedura Civile

Nullità della sentenza

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Dispositivo dell'art. 161 Codice di Procedura Civile

La nullità delle sentenze (1) soggette ad appello o a ricorso per cassazione può essere fatta valere soltanto nei limiti e secondo le regole proprie di questi mezzi d'impugnazione (2). Questa disposizione non si applica quando la sentenza manca della sottoscrizione del giudice (3)(4).

Note

(1) I vizi che possono inficiare la validità della sentenza possono essere vizi propri del provvedimento che si verificano nella formazione dello stesso oppure si può trattare di vizi derivati da atti del processo che costituiscono un presupposto necessario della sentenza stessa. In ordine alla nullità derivata è opportuno sottolineare che per il principio dell'estensione della nullità ex art. 159, se un giudice decide nel merito anziché pronunciare la nullità di un atto anteriore al processo, la sentenza è nulla. In relazione ai vizi propri della sentenza vanno ricordati, ad es. quelli relativi alla costituzione del giudice (art.158) ed al difetto della motivazione su un punto decisivo della controversia (art.360, n. 5).

(2) In base alla regola generale, la mancata proposizione dell'impugnazione fa passare in giudicato la sentenza e comporta una sanatoria del vizio.

(3) Il principio di conversione della nullità dei vizi in motivi di impugnazione non trova applicazione nel caso in cui manchi totalmente sottoscrizione della sentenza in originale da parte del giudice. Tale difetto comporta la nullità insanabile della sentenza, senza possibilità di distinguere tra omissione intenzionale e omissione involontaria. Se tale difetto viene sollevato in Cassazione, verrà pronunciata la dichiarazione di nullità unitamente al rinvio al giudice che aveva pronunciato la sentenza priva di sottoscrizione, il quale verrà investito del potere-dovere di riesaminare il merito della causa stessa, senza limitarsi alla sola rinnovazione della sentenza.
Sul punto merita di essere ricordato che per l'opinione dottrinale l'ipotesi descritta configura un caso di inesistenza giuridica della sentenza priva di sottoscrizione.

(4) Viene poi parificata all'ipotesi del difetto di sottoscrizione, la sottoscrizione della sentenza pronunciata da un organo collegiale ad opera di un magistrato che non componeva il collegio giudicante, in luogo del magistrato che ne faceva parte e che avrebbe dovuto sottoscriverla.


Ratio Legis

La norma esprime il principio in base al quale i vizi della sentenza si traducono in motivi di gravame, sicché essi non possono più farsi valere quando siano decorsi i termini per proporre impugnazione e la sentenza sia passata in giudicato [v. 324]. Si ritiene che la norma trovi applicazione anche a quei provvedimenti che, pur non avendo la forma della sentenza, hanno natura sostanzialmente decisoria e sono suscettibili di divenire incontrovertibili (ad es. decreto ingiuntivo).

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