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Articolo 1193

Codice Civile

Imputazione del pagamento

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Dispositivo dell'art. 1193 Codice Civile

Chi ha più debiti della medesima specie (1) verso la stessa persona può dichiarare, quando paga, quale debito intende soddisfare (2). In mancanza di tale dichiarazione, il pagamento deve essere imputato al debito scaduto; tra più debiti scaduti, a quello meno garantito; tra più debiti ugualmente garantiti, al più oneroso per il debitore; tra più debiti ugualmente onerosi, al più antico. Se tali criteri non soccorrono, l'imputazione è fatta proporzionalmente ai vari debiti [1194, 1195, 1249] (3).

Note

(1) I debiti devono essere omogenei, nel senso che devono avere tutti ad oggetto una somma di denaro o cose fungibili dello stesso genere (es. grano, vino etc.).

(2) Il debitore ha il potere di imputare il pagamento ad un determinato debito e il creditore non può fare alcuna opposizione; ciò in quanto il debitore è titolare di un diritto potestativo.

(3) L'imputazione spetta, innanzitutto, al debitore e, in mancanza, al creditore [v. 1195]; se anche il creditore non procede all'imputazione, si osservano le regole contenute nel comma 2 (criteri legali di imputazione).


Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 917/2013

In tema di imputazione del pagamento, quando il debitore non si avvalga della facoltà di dichiarare quale debito intenda soddisfare, la scelta, come desumibile dall'art. 1195 c.c., spetta al creditore, il quale, nello stesso documento di quietanza, può dichiarare di imputare il pagamento ad uno o più debiti determinati, subentrando i criteri legali di cui all'art. 1193 c.c., che hanno carattere suppletivo, solo quando né il debitore, né il creditore abbiano effettuato l'imputazione. La dichiarazione di imputazione del creditore deve però essere accettata dal debitore e, qualora sia inserita nello stesso documento contenente la quietanza, la ricezione del documento da parte del debitore si riferisce solo alla quietanza in esso contenuta e soddisfa il suo interesse a conservare la prova documentale dell'avvenuto pagamento, ma non presuppone un accordo sull'imputazione; perché la ricezione del documento assuma valore di prova dell'accettazione dell'imputazione operata dal creditore è necessario, difatti, che da parte del debitore essa non venga immediatamente o prontamente contestata, atteso che la mancata tempestiva contestazione assume il valore dell'acquiescenza.

Cass. n. 19527/2012

Il creditore che agisce per il pagamento ha l'onere di provare il titolo del suo diritto, non anche il mancato pagamento, giacché il pagamento integra un fatto estintivo, la cui prova incombe al debitore che l'eccepisca. L'onere della prova torna a gravare sul creditore il quale, di fronte alla comprovata esistenza di un pagamento avente efficacia estintiva, ossia puntualmente eseguito con riferimento a un determinato credito, controdeduca che il pagamento deve imputarsi ad un credito diverso da quello indicato dal debitore, fermo restando che, in caso di crediti di natura omogenea, la facoltà del debitore di indicare a quale debito debba imputarsi il pagamento va esercitata e si consuma all'atto del pagamento stesso, sicché una successiva dichiarazione di imputazione, fatta dal debitore senza l'adesione del creditore, è giuridicamente inefficace.

Cass. n. 9082/2010

In tema di obbligazioni, qualora sia neces­sario ricorrere ai criteri legali di imputazione del pagamento di cui all'art. 1193 c.c., per apprezza­re, in caso di coesistenza più debiti ugualmente garantiti, il grado di onerosità di ciascuno di essi, occorre far riferimento all'entità della somma do­vuta come capitale, variando l'ulteriore elemento del debito, costituito dagli interessi, in funzione del debito base cui accede, proprio in ragione del fatto che essi rappresentano un'obbligazione accessoria all'obbligazione principale costituita dal capitale.(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, nel comparare due debiti a carico dell'intimato, re­lativi al pagamento del prezzo di due preliminari di vendita, li aveva ritenuti ugualmente onerosi facendo riferimento all'identica misura del tasso di interesse pattuito e prescindendo dalla valuta­zione degli importi dovuti a titolo di capitale).

Cass. n. 14594/2005

La disciplina dell'imputazione del pagamen­to, pur presupponendo l'esistenza di una pluralità di rapporti obbligatori omogenei tra le medesime parti, è applicabile analogicamente anche in pre­senza di una pluralità di creditori, qualora uno di essi sia legittimato a ricevere il pagamento sia in proprio che per conto dell'altro. (Nella fattispecie, avendo lo stesso soggetto ricevuto un pagamento sia in adempimento di un credito proprio che in qualità di legale rappresentante di una società, a sua volta creditrice del medesimo debitore, la S.C. ha ritenuto adeguatamente motivata la sentenza impugnata, che aveva desunto dal coordinamen­to tra la richiesta proveniente dai creditori e la dichiarazione resa dal comune debitore all'atto dell'adempimento l'imputazione dello stesso ad entrambi i crediti).

Cass. n. 2977/2005

Le norme sull'imputazione di pagamento postulano l'esistenza di una pluralità di rapporti obbligatori della medesima specie in capo ad un unico debitore, e non sono applicabili nè se il debito è unico, nè se si tratta di due debitori diversi, sebbene rappresentati da un'unica persona (come nella specie, in cui debitori erano due condominii rappresentati da un unico amministratore).

Cass. n. 11558/2003

La contestualità necessaria tra dichiara­zione e adempimento affinché colui che ha più debiti della medesima specie verso la stessa per­sona possa scegliere a quale debito è imputabile il pagamento sussiste anche se esso è eseguito ad un delegato del creditore, e tale modalità soddi­sfa anche il requisito della recettizietà della di­chiarazione.

Cass. n. 3630/2000

Non sussiste la violazione dei principi rego­latori della materia — che il giudice conciliatore doveva osservare nella decisione secondo equità ai sensi dell'art. 113 c.p.c. nel testo previgente — se in caso di controversia tra soggetti sulla riferibilità di un pagamento, in presenza di una pluralità di forniture commerciali ed in assenza di imputazione da parte del debitore, non sono stati applicati i criteri stabiliti dall'art. 1193 c.c., secondo comma, perché essi non attengono alle fonti del rapporto obbligatorio o al carattere pa­trimoniale della prestazione, né incidono sulla configurazione tipica delle obbligazioni, ma regolamentano l'efficacia del pagamento nel partico­lare caso di più debiti della medesima specie nei confronti di una stessa persona.

Cass. n. 3077/1998

Il debitore non ha la facoltà di imputare il pagamento parziale ad una piuttosto che all'altra delle pattuite modalità di adempimento ad un'al­tra, se il debito ha un'unica causa — nella specie accollo di mutuo e contanti, a titolo di prezzo dell'acquisto di immobile — perché l'istituto del­l'imputazione è previsto per pluralità di crediti, tra stesse parti, con causa e titolo diversi.

Cass. n. 238/1997

In tema di imputazione del pagamento, i criteri di cui all'art. 1193 c.c., in quanto dettati per la determinazione del debito cui l'adempi­mento si riferisce, si applicano ai pagamenti eseguiti volontariamente e non a quelli conseguiti coattivamente in sede espropriativa, per i quali le parti non possono che adeguarsi alla predetermi­nazione giudiziale.

Cass. n. 2813/1994

L'istituto della imputazione dei pagamenti regola l'ipotesi di pluralità di crediti fra le stesse parti, aventi titolo e causa diversi, e non trova ap­plicazione quando si tratti di unico credito; per­tanto, ove l'I.N.P.S. provveda al recupero rateale, mediante ritenute sulla pensione, dell'unico credi­to relativo a somme indebitamente corrisposte per integrazione al minimo della pensione indiretta (risultando peraltro inesistente l'indebito per gli importi percepiti fino all'entrata in vigore del D.L. n. 463/1983) non è possibile imputare le somme già recuperate dall'ente a tale parte del credito, che risulta inesistente, dell'ente previdenziale, applicandosi per quelle ancora da recuperare la regola di irripetibilità di cui all'art. 52 della L. n. 88 del 1989; detta norma può trovare applica­zione solo per l'eventuale credito residuo dell'isti­tuto, risultante dal calcolo della differenza tra la somma già recuperata e quella complessivamente dovuta dall'istituto per gli importi erogati per il periodo decorrente dall'ottobre 1983.

Cass. n. 7686/1990

Il criterio dell'imputazione del pagamento, quale previsto dall'art. 1193 c.c., riguarda solo le obbligazioni per le quali il creditore possa pre­tendere l'adempimento e non si riferisce anche ai debiti prescritti, il cui pagamento costituisce un caso di adempimento di obbligazione naturale e pertanto esaurisce i suoi effetti nella soluti retentio, senza che gli stessi possano essere compresi tra quelli cui riferire il pagamento effettuato dal debitore.

Cass. n. 5498/1985

L'imputazione del pagamento — che, secon­do la norma generale del primo comma dell'art. 1193 c.c., costituisce una facoltà del debitore, al mancato esercizio della quale sopperiscono i cri­teri legali dettati dal secondo comma dello stesso articolo — costituisce, invece, nel rapporto tra lavoratore subordinato e datore di lavoro, un obbligo di quest'ultimo, che è tenuto alla consegna delle buste-paga previste dalla L. 5 gennaio 1953, n. 4. Peraltro, il fatto che l'imputazione predetta costituisca per il datore di lavoro un obbligo — che è penalmente sanzionato ed il cui adempimento ha la funzione di consentire al lavoratore di controllare la corrispondenza fra quanto a va­rio titolo dovutogli e quanto effettivamente corri­spostogli — non vale a snaturare l'imputazione stessa, la quale, sia essa fatta facoltativamente o in esecuzione di un obbligo, presuppone pur sempre l'esistenza del debito e non può sostituirsi ad un valido titolo costitutivo di questo. (Nella specie, l'impugnata sentenza — cassata dalla S.C. — aveva ritenuto che la maggiorazione per il lavoro notturno, in mancanza di un'apposita imputazione, non potesse considerarsi compresa nella somma corrisposta per retribuzione-base, ancorché la somma pagata per tale voce eccedes­se quanto dovuto allo stesso titolo).

Cass. n. 1347/1978

I criteri dettati dall'art. 1193 c.c., per l'im­putazione del pagamento eseguito da chi ha più debiti della medesima specie verso la stessa per­sona, trovano applicazione anche con riguardo ai pagamenti effettuati dal debitore prima della dichiarazione di fallimento, salvo il loro assog­gettamento a revocatoria, ove ne ricorrano i presupposti di legge. La volontà di una determinata imputazione del pagamento eseguito da chi abbia più debiti della medesima specie, la quale pre­clude il ricorso ai criteri suppletivi fissati dall'art. 1193 secondo comma c.c., può essere desunta, oltre che da dichiarazione espressa, anche da facta concludentia.

Cass. n. 1572/1974

La locuzione «meno garantito», usata nell'art. 1193 c.c. per indicare il secondo dei criteri suppletivi — destinato ad entrare in funzione quando non vi sia stata imputazione espressa da parte del debitore e sussista una pluralità dei debiti scaduti — non deve intendersi in senso ri­gorosamente tecnico, con riferimento alle tipiche forme di garanzie reali o personali; sicché vi può rientrare non solo la figura della solidarietà passi­va, ma anche il riferimento alla minore speditez­za o alla maggiore dispendiosità dell'attuazione. E lo stabilire quale, fra più debiti, sia da ritenere meno garantito è compito riservato esclusiva­mente al giudice del merito, il cui apprezzamento in proposito è insindacabile in Cassazione se non inficiato da vizi di logica o di diritto.

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