Arresti domiciliari: è una delle misure cautelari [v. Libro IV, Titolo I, nt. (1)] personali, applicabile ricorrendo i presupposti di cui agli artt. 273 e 274.
Risulta meno afflittiva rispetto alla custodia cautelare in carcere (della quale produce gli stessi effetti e condivide la natura giuridica), sia per il luogo in cui si attua (il domicilio, anziché la casa circondariale) sia per le possibili mitigazioni della restrizione (autorizzazione ad assentarsi sul lavoro).
Gli arresti domiciliari consistono in uno stato di privazione della libertà personale e, in tal senso, sono detraibili dal computo della pena detentiva eventualmente inflitta con sentenza definitiva. Si attuano in un immobile come la casa di abitazione, un altro luogo di privata dimora, un luogo di cura o di assistenza (ospedale) a seconda delle esigenze di vita dell'imputato.
Per provvedere a tali esigenze indispensabili, e per esercitare un'attività lavorativa (se il soggetto versa in situazione di assoluta indigenza), il giudice può autorizzare l'imputato ad assentarsi dal domicilio presso il quale la misura degli arresti domiciliari viene attuata per il tempo strettamente necessario.
Il d.l. 341/2000 (conv. in l. 4/2001), prendendo atto della facilità con cui le persone sottoposte agli arresti domiciliari si sottraggono al vincolo, spesso commettendo gravi reati, ha dettato una nuova disciplina in relazione a tale misura cautelare. Le novità (previste dall'art. 275bis e dalle modifiche agli artt. 276 e 284) sono le seguenti:
a) quando vi sono particolari esigenze cautelari da garantire ed il giudice a tal fine ritiene necessario realizzare una maggiore effettività del controllo del rispetto delle prescrizioni da parte dell'imputato, può disporre che questi sia sottoposto a controllo mediante strumenti elettronici od altri strumenti tecnici (es. braccialetto elettronico) di cui la p.g. abbia la disponibilità;
b) il giudice deve contestualmente disporre la custodia in carcere per l'eventualità che l'imputato rifiuti l'applicazione degli strumenti di controllo;
c) in caso di violazione degli arresti domiciliari (allontanamento dal domicilio), il giudice deve disporre l'applicazione della custodia in carcere;
d) vi è divieto di arresti domiciliari per chi, nei cinque anni precedenti ha subito condanna per il reato di evasione [v. 385 c.p.].

Articoli collegati