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Articolo 10 Costituzione

Dispositivo dell'art. 10 Costituzione

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute (1). La condizione giuridica dello straniero (2) è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali [prel. 16; c.p. 3 ss.]. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo (3) (4) nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge [c.p. 215, 235, 312]. Non è ammessa l'estradizione dello straniero (3) per reati politici [26; c.p. 8, 13].

Note

(1) Il primo comma dell'articolo esprime la volontà della Repubblica di aprirsi alla comunità internazionale, impegnandosi a produrre, nel proprio ordinamento interno, disposizioni in tutto coincidenti con le norme internazionali riconosciute dalla comunità degli Stati. Alla luce di quanto dispone adesso il primo comma dell'art. 117 Cost., così come interpretato dalla L. 131/2003, la legislazione statale e regionale deve uniformarsi alle norme internazionali generalmente riconosciute e a quelle derivanti dai trattati internazionali. In ogni caso, la Corte Costituzionale [v. 134] ha affermato che, qualora insorgano conflitti fra norme internazionali e costituzionali, l'interprete deve procedere alla loro armonizzazione, tenendo conto che: -- il diritto internazionale preesistente alla Costituzione prevale su di essa, in quanto regola fattispecie, situazioni e interessi che si pongono come speciali rispetto alle norme interne (sentenza n. 48 del 1979); -- il diritto internazionale successivo non può mai intaccare i principi fondamentali del nostro ordinamento, cioè quei principi che danno forma al nostro ordinamento costituzionale e non possono essere alterati in nessun caso (eguaglianza, rispetto della dignità dell'uomo, riconoscimento dei suoi diritti inviolabili).
(2) La condizione giuridica dello straniero residente in Italia è protetta dalla previsione di una riserva rafforzata di legge: il trattamento giuridico a cui viene sottoposto non viene lasciato all'arbitrio della pubblica amministrazione, ma può essere fissato soltanto dalla legge e non può essere meno favorevole di quanto previsto nelle norme di diritto internazionale, sia consuetudinarie, sia pattizie. Ciò non esclude che il legislatore italiano possa sopravanzare il diritto internazionale nel predisporre un trattamento più favorevole, ponendosi, così, a modello di riferimento per la comunità internazionale. Attualmente esistono nel nostro ordinamento due categorie di stranieri: -- i cittadini dell'Unione europea, che godono di una tutela particolarmente qualificata e tendenzialmente assimilabile a quella riconosciuta agli italiani; -- i cittadini non appartenenti all'Unione europea (cd. extracomunitari), che possono, invece, essere soggetti a restrizioni relativamente al loro diritto d'ingresso, di soggiorno e di permanenza nel nostro territorio.
(3) Gli ultimi due commi costituiscono la proiezione sul piano internazionale dei valori affermati dalla Costituzione nell'ambito interno. Dopo aver delineato un ordinamento costituzionale fondato sulla libertà e la giustizia, i Costituenti vollero affermare l'universalità di tale modello, riconoscendo a chiunque non abbia l'opportunità di vivere in uno Stato retto dagli stessi principi, il diritto di rifugiarsi in Italia e di non essere estradato qualora abbia commesso reati politici contro un regime illiberale. L'interpretazione unitaria dei due commi spinge a qualificare come reati politici quei comportamenti che esprimano opposizione a regimi non democratici o rappresentino l'esercizio di diritti e libertà negate da quegli ordinamenti. Escludendo l'estradizione per questo tipo di reati, il nostro Paese, in ossequio alle Convenzioni internazionali sottoscritte a tutela dei diritti dell'uomo, tende a restringere la potestà repressiva dello Stato estero per tutelare la persona dello straniero. Un altro orientamento, tuttavia, ricava la nozione di reato politico dall'articolo 8 del codice penale del 1930, che definisce tale ogni delitto che offenda un interesse politico dello Stato o un diritto politico del cittadino ovvero, che sia determinato, in tutto o in parte, da motivi politici. La ratio di tale norma è rinvenibile nel periodo storico in cui essa è stata concepita; il regime fascista (in carica all'epoca della stesura del codice penale attualmente in vigore), come tutti gli ordinamenti dittatoriali, considerava una minaccia lo svolgimento di attività politica al di fuori dei propri canali e, pertanto, aveva concepito una definizione così ampia al fine di attribuirsi la competenza a giudicare ogni atto, anche se compiuto all'estero, che considerasse pericoloso per la propria sussistenza. Si tratta, come detto, di una definizione ipertrofica ed applicarla alla norma in esame finirebbe per stravolgerne lo spirito, escludendo l'estradizione anche per lo straniero che abbia compiuto crimini contro l'umanità o atti di terrorismo contro uno Stato democratico. Per evitare tale assurda conseguenza, peraltro, nel 1967 una legge costituzionale [v. 138] escluse dal novero dei reati politici il delitto di genocidio, per il quale è oggi ammessa l'estradizione sia dello straniero, che del cittadino (v. 26).
(4) Sul piano internazionale, è indispensabile richiamare la Convenzione sullo status dei rifugiati, siglata a Ginevra il 28 luglio 1951 e ratificata dall'Italia con L. 24 luglio 1954, n. 722, e il Protocollo relativo allo status di rifugiati, adottato a New York il 31 gennaio 1967 e ratificato dall'Italia con L. 14 febbraio 1970, n. 95. La partecipazione del nostro Paese ad entrambi gli atti, lo rende destinatario del sistema di garanzia e tutela dei rifugiati in essi contenuto. Sia la Convenzione che il Protocollo sono richiamati nell'art. 18 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, a conferma dell'importanza che il diritto di asilo riveste a livello nazionale, comunitario e internazionale.

Brocardi

Par in parem non habet iurisdictionem

Relazione al Progetto della Costituzione

(Relazione del Presidente della Commissione per la Costituzione Meuccio Ruini che accompagna il Progetto di Costituzione della Repubblica italiana, 1947)

10 
La costituzione, dopo aver affermato il concetto della sovranità nazionale, intende inquadrare nel campo internazionale la posizione dell'Italia: che dispone il proprio ordinamento giuridico in modo da adattarsi automaticamente alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
[...]
Non si poteva tacere, dopo così dure prove, sul diritto di asilo che le costituzioni civili offrono ai perseguitati politici di altri paesi.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 10 Costituzione

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Massimo B. chiede
mercoledì 19/07/2017 - Liguria
“Buongiorno,
Dopo svariate richieste di consulenza giuridica in merito a danni da me subiti, richieste da voi sempre soddisfatte con chiarezza e professionalità, vi sottopongo un quesito su un tema differente: immigrazione.

FATTI
Per motivi di lavoro, ho vissuto in Argentina per oltre venti anni. Là mi sono sposato con una cittadina argentina Tizia, madre di un figlio di otto anni, Tizietto, avuto da un precedente matrimonio, cittadino argentino.
Mentre risiedevo in Argentina, con Tizia ho avuto un figlio, Caietto, cittadino italiano.
Nel gennaio del 2012, terminati i miei impegni di lavoro, sono rientrato in Italia con mia moglie e Caietto e abbiamo preso la residenza a Chiavari (Genova).
Tizieittto, che, quando eravamo a Buenos Aires, viveva con noi, lavora presso un ....... Center e dati gli scarsi sbocchi lavorativi nel suo settore, ha preferito restare in Argentina.
Nell’ottobre del 2014 Tizia ha ottenuto la Cittadinanza Italiana.
Da tempo, sentendo la mancanza della famiglia, in particolare della madre e del fratello, Tiziietto ha manifestato il desiderio di venire a vivere in Italia con noi, incoraggiato anche da alcune interessanti prospettive di lavoro nell'ambito delle sue competenze.

QUESITO
Desidererei sapere cosa deve fare Tizietto per venire a vivere in Italia con la sua famiglia, tenendo conto che sia la madre che il fratello e, ovviamente, anche il sottoscritto, siamo tutti cittadini italiani, e lavorare qua regolarmente.
In attesa di un vostro riscontro, vi ringrazio e vi saluto cordialmente.”
Consulenza legale i 25/07/2017
Per rispondere al quesito posto occorre necessariamente fare riferimento al Testo unico sull’immigrazione, e precisamente al Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, il quale, in attuazione dell'articolo 10, secondo comma, della Costituzione, trova applicazione, salvo che sia diversamente disposto, per tutti i cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea.

Dispone intanto l’art. 4 di tale T.U. che per fare ingresso in Italia lo straniero deve essere in possesso di:
  1. passaporto valido o documento equipollente
  2. visto d'ingresso.

Per quanto concerne il visto di ingresso, il quarto comma della medesima norma prevede la possibilità di richiedere un visto di breve durata (con validità fino a 90 giorni) ovvero un visto per soggiorno di lunga durata, che comporta per il titolare il diritto a vedersi concedere un permesso di soggiorno in Italia con motivazione identica a quella menzionata nel visto.

E’ il successivo art. 5 T.U. a disciplinare le modalità e le condizioni per richiedere il permesso di soggiorno, disponendo che questo va richiesto al questore della Provincia in cui lo straniero si trova entro otto giorni lavorativi dal suo ingresso nel territorio dello Stato (la richiesta di rilascio e di rinnovo del permesso di soggiorno è sottoposta al versamento di un contributo, il cui importo è fissato fra un minimo di 80 e un massimo di 200 euro).
Nel caso di specie, tenuto conto delle interessanti prospettive di lavoro a cui si fa cenno nel quesito, il permesso di soggiorno potrebbe essere chiesto per motivi di lavoro.

Tale tipo di permesso, infatti, viene rilasciato esclusivamente a seguito della stipula di un contratto di soggiorno per lavoro; la sua durata è quella prevista dal contratto di soggiorno e comunque non può superare:
a) in relazione ad uno o più contratti di lavoro stagionale, la durata complessiva di nove mesi;
b) in relazione ad un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, la durata di un anno;
c) in relazione ad un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, la durata di due anni.

Nel nostro caso si ritiene peraltro che sussistano tutti i presupposti per la stipula del contratto di soggiorno, il cui contenuto è fissato dall’art. 5 bis T.U.; in particolare ci si riferisce alla possibilità che il datore di lavoro possa dare garanzia della disponibilità di un alloggio per il lavoratore (alloggio che presumibilmente sarà quello della famiglia italiana del lavoratore) ed all'impegno al pagamento da parte del datore di lavoro delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel Paese di provenienza (impegno, anche questo, che si ritiene non sarà difficile garantire).

Si tenga presente che il successivo art. 7 T.U. prevede che chiunque, a qualsiasi titolo, dà alloggio ovvero ospita uno straniero o apolide, anche se parente o affine, è tenuto a darne comunicazione scritta, entro quarantotto ore, all'autorità locale di pubblica sicurezza.

Trascorsi poi cinque anni dalla prima richiesta di soggiorno, lo straniero che dimostra la disponibilità di un reddito non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale, può chiedere al questore il rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (così art. 9 T.U.).
Quest’ultimo deve essere rilasciato entro 90 giorni dalla richiesta, è a tempo indeterminato ed è subordinato al superamento, da parte del richiedente, di un test di conoscenza della lingua italiana.

La domanda di permesso di soggiorno UE va presentata agli uffici postali abilitati utilizzando il kit postale giallo e allegando una serie di documenti.
Si tenga presente che avverso l’eventuale rifiuto di rilascio del permesso di soggiorno UE, così come avverso la sua revoca, è possibile presentare entro 60 giorni ricorso al T.A.R..

Non sussistono invece in questo caso i presupposti per avvalersi del permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, disciplinato dall’art. 29 dello stesso T.U., il quale dispone comunque che per tale ipotesi il permesso può essere concesso per una durata fino a due anni; difettano in questo caso, infatti, i presupposti soggettivi per tale tipo di permesso, potendo essere richiesto soltanto per l’ingresso in Italia, ai fini di un soggiorno di lunga durata, a tempo determinato o indeterminato, ai familiari di cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia (nel nostro caso le persone soggiornati in Italia sono invece già cittadini italiani).

Dunque, volendo un po’ sintetizzare la procedura, possiamo dire che:
  1. per prima cosa ci si dovrà munire di un visto di soggiorno di lunga durata (il visto è rilasciato dall'ambasciata italiana o dalle sedi consolari italiane del Paese di residenza del cittadino straniero);
  2. fatto ingresso in Italia, muniti di valido documento, si dovrà richiedere entro otto giorni il permesso di soggiorno per motivi di lavoro, il quale avrà durata a seconda del tipo di lavoro e presuppone la stipula di un contratto di soggiorno;
  3. trascorsi cinque anni dalla prima richiesta di soggiorno, si acquisirà il diritto di chiedere al questore il rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo ex art. 9 T.U.

Infine, si vuole segnalare un interessante sito da poter consultare come utile guida per ottenere il permesso di soggiorno: https://portaleimmigrazione.eu/