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Articolo 437

Codice Penale

Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro

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Dispositivo dell'art. 437 Codice Penale

Chiunque (1) omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro (2) (3), ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni [451, 32quater] (4) (5) (6).

Note

(1) Nonostante la dizione letterale della norma è opportuno precisare che il delitto di cui all'art. 437 è, perlomeno nella sua configurazione omissiva, un reato proprio. In proposito, infatti, bisogna osservare che l'obbligo di predisporre le misure necessarie a garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro grava su categorie di soggetti determinate: datori di lavoro, dirigenti e preposti. Va sottolineato che la responsabilità per il reato di cui al presente articolo può sussistere solo per i soggetti che siano realmente titolari dei poteri necessari alla predisposizione dei sistemi di sicurezza. Pertanto, si deve escludere la responsabilità del preposto ad un determinato settore dell'impresa, qualora il datore di lavoro non gli abbia conferito anche il potere di decidere ed attuare le spese necessarie alla sicurezza degli impianti.
La rimozione delle cautele necessarie alla prevenzione degli infortuni, invece, è condotta che può essere realizzata da chiunque anche se, in concreto, è più elevata la possibilità che sia compiuta dagli stessi soggetti che hanno il potere direttivo in ordine alla sicurezza dell'impresa.

(2) La norma non si riferisce anche alla malattia professionale, ossia la malattia che colpisce il lavoratore a causa e nell'esercizio di determinate attività lavorative tassativamente indicate dalla legge (c.d. lavorazioni patogene).

(3) L'imprenditore, o i soggetti da lui delegati, hanno l'obbligo di predisporre tutte le cautele che sono prescritte dalle norme antinfortunistiche in materia di lavoro. Va rilevato, però, che la predisposizione integrale di queste non ha come sicuro effetto quello di escludere la responsabilità del datore di lavoro in caso di infortunio, poiché questi è tenuto a disporre anche tutti gli strumenti che la comune esperienza prescrive per la prevenzione degli infortuni.

(4) Cfr. nota sub art. 316bis.

(5) Il verificarsi del disastro o dell'infortunio costituiscono circostanza aggravante del reato previsto dal c. 1 della norma.

(6) Secondo l'opinione prevalente in dottrina e giurisprudenza, è ammissibile il concorso del reato in commento con quelli contemplati dalle norme speciali in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro. In particolare, si osserva che la norma dettata dall'art. 437 richiede, per la configurazione dell'illecito, la produzione di una situazione di pericolo per la pubblica incolumità e la consapevolezza, da parte dell'agente, del suddetto pericolo. Tali elementi, invece, non sono essenziali per l'integrazione degli illeciti contravvenzionali previsti dalla legislazione speciale antinfortunistica.


Ratio Legis

L'opinione prevalente, anche in giurisprudenza, è quella secondo cui la norma tende a garantire la sicurezza all'interno dell'impresa e nei confronti delle sole persone che svolgono attività lavorative all'interno di essa. In particolare, può trattarsi sia di soggetti che esercitano in maniera continuativa la loro attività all'interno dell'impresa, che di persone che vi svolgono, anche occasionalmente, attività connesse a quella principale.
Ne deriva che la tutela posta dal legislatore non si estende ai soggetti che si introducono senza necessità all'interno dell'impresa.

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