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Articolo 328

Codice Penale

Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione

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Dispositivo dell'art. 328 Codice Penale

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiutaun atto del suo ufficio (2) che, per ragioni di giustizia (3) o di sicurezza pubblica (4), o di ordine pubblico (5) o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo (6), è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a milletrentadue euro (7). Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa (8) (9).

Note

(2) Il c. 1 disciplina l'ipotesi del rifiuto di atti qualificati (tali sono, appunto, definiti gli atti motivati da ragioni di giustizia, sicurezza pubblica, ordine pubblico, igiene, o sanità). La giurisprudenza ritiene, opportunamente, che per rifiuto non possa intendersi esclusivamente quello espresso: soprattutto in considerazione della circostanza che spesso in diritto amministrativo il rifiuto può estrinsecarsi anche mediante il mero silenzio, per rifiuto deve intendersi non soltanto l'espresso diniego dell'atto richiesto, ma anche la sua mancata adozione nel termine previsto nonché, in mancanza di termine finale, la sua adozione in tempo non più utile. Il «rifiuto» presuppone una attività di richiesta, tuttavia si ritiene che gli atti indicati siano volti alla tutela di interessi ed esigenze indipendenti da qualsiasi sollecitazione o richiesta.

(3) Si pensi, ad esempio, alla ipotesi di sequestri obbligatori amministrativi, alla confisca amministrativa, agli ordini di distruzione degli immobili abusivi.

(4) Vi rientrano, ad esempio, gli ordini di scioglimento delle manifestazioni vietate, la sospensione e la revoca della patente di guida.

(5) Ad esempio, gli ordini di non circolare su determinate strade.

(6) Parte della dottrina ritiene che occorra distinguere tra termine perentorio e termine ordinatorio: nella prima ipotesi si ha vera e propria omissione, nella seconda si avrebbe mero ritardo, in quanto l'atto può essere ancora compiuto e può esplicare i suoi effetti tipici.

(7) Sul reato di omissione di atti cfr. art. 70, l. 4-5-1983, n. 184 (Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori), come modificato ex art. 34, c. 1, l. 28-3-2001, n. 149; art. 98, d.P.R. 9-10-1990, n. 309 (Stupefacenti).

(8) Il comma 2 fa riferimento sia ad atti qualificati, che possono essere ritardati sia ad atti non qualificati, ossia ad atti che non sono motivati da ragioni di giustizia, di ordine pubblico etc. e che non rientrano, perciò, nell'elencazione di cui al c. 1. In questo caso la condotta punita è l'omissione cioè il mancato compimento dell'atto dovuto.
Perché l'omissione venga punita è necessario che vi sia una richiesta in forma scritta da parte di chi vi ha interesse; che siano decorsi trenta giorni; che il p.u. non abbia risposto neanche per esporre le ragioni del ritardo.

(9) Costituiscono, per la giurisprudenza, ipotesi di reato di cui all'art. 328 c.p. il rifiuto, da parte del sindaco, di rilasciare copia di deliberazioni consiliari al consigliere comunale che ne faccia richiesta; l'inadempienza dolosa del consulente tecnico agli atti richiesti; il caso del medico addetto al servizio di guardia medica che, sebbene sollecitato a un intervento urgente di visita domiciliare, non intervenga, o la faccia con notevole ritardo, pur presentando la richiesta di soccorso inequivoci connotati di gravità.


Ratio Legis

Con la nuova formulazione della norma si assiste al paradosso per cui, nell'ipotesi di atti da compiersi senza ritardo e particolarmente qualificati non è punito il ritardo nel loro compimento, ma solo il rifiuto. Per quanto riguarda, poi, gli atti qualificati che possono essere ritardati e gli atti non qualificati, il legislatore, anziché collegare l'omissione alla loro mancata adozione tout court nei termini di legge o, in mancanza, nel termine utile affinché siano garantite quelle finalità che l'ordinamento ha inteso perseguire con la previsione del compimento dell'atto, ha subordinato la configurabilità dell'omissione alla messa in mora da parte di chi abbia interesse al compimento dell'atto. Ne consegue che difficilmente saranno punite le omissioni di atti, quali gli atti interni e gli atti sfavorevoli per i destinatari, rispetto ai quali è difficile individuare un soggetto che vi abbia interesse e metta in mora il funzionario. Inoltre il decorso dei termini previsti dalla legge o dalle disposizioni amministrative per l'adozione di determinati provvedimenti (si pensi ad esempio alla disciplina dettata dall'art. 2 della l. 7-8-1990, n. 241, che sancisce che, in mancanza di espressa previsione di un termine diverso, tutti i procedimenti amministrativi devono concludersi con l'adozione del provvedimento entro 30 gg. dal loro inizio) non è idoneo a configurare il reato, essendo necessari la messa in mora e l'ulteriore decorso di 30 gg. perché si integri la fattispecie dell'omissione.
La possibilità, infine, offerta al funzionario moroso di giustificare il proprio ritardo, con ciò solo sottraendosi alle conseguenze penali, fa sì che, di fatto, l'omissione di atti di ufficio oggi ... non è più reato!
Eloquente ed emblematica è, al riguardo, la circolare 4-12-1990, n. 58245/7464 del Ministro per la Funzione Pubblica nella quale, appunto in conseguenza dell'entrata in vigore della legge 86/90, il Ministro «suggerisce» ai pubblici funzionari i motivi che possono giustificare il difetto di adozione dell'atto nel termine di trenta giorni, e che devono essere comunicati all'interessato, motivi che «possono ad esempio riguardare: la particolare complessità dell'istruttoria; la necessità di acquisire pareri amministrativi o tecnici; la effettuazione di accertamenti di fatti semplici o di natura tecnica; l'elevato numero di pratiche da evadere; l'elevato numero di documenti da acquisire, talora accompagnato dal fatto che parte di essi deve provenire dall'istante o da terzi; altre ragioni specifiche che non consentono il rispetto del termine».

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