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Articolo 328

Codice Penale

Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione

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Dispositivo dell'art. 328 Codice Penale

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta (1) un atto del suo ufficio (2) che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a milletrentadue euro. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa (3).

Note

(1) Il comma primo disciplina il reato di rifiuto di atti urgenti, la cui rilevanza è limitata a tassative ragioni d'urgenza di compiere l'atto tra cui rientrano ad esempio i sequestri obbligatori amministrativi, la confisca amministrativa, gli ordini di distruzione degli immobili abusivi, gli ordini di scioglimento delle manifestazioni vietate, la sospensione e la revoca della patente di guida, gli ordini di non circolare su determinate strade.
Questo dunque si consuma quando l'inerzia ha compromesso l'adozione efficace dell'atto urgente. In merito all'urgenza parte della dottrina ritiene che occorra distinguere tra termine perentorio in cui si ha una vera e propria omissione e termine ordinatorio in cui si avrebbe mero ritardo, in quanto l'atto può essere ancora compiuto e può esplicare i suoi effetti tipici.

(2) Rilevano solo gli atti esterni e quelli a rilevanza esterna, non invece gli atti interni cosiddetti organizzativi.

(3) Il comma secondo punisce invece la condotta di omissione non motivata di atti richiesti. Questa ovviamente non si realizza qualora il procedimento si sia concluso senza adozione espressa dell'atto in virtù del silenzio-assenso, previsto all'art. 20, comma 1, della l. 7 agosto 1990, n. 241. Dunque perchè vi sia omissione è necessario il ricorrere di tre requisiti: la richiesta formale dell'interessato, il mancato compimento dell'atto entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta (termine previsto dalle norme amministrative) e la mancata esposizione dell'interessato, nello stesso termine, delle ragioni del ritardo.


Ratio Legis

La disposizione in esame è qui diretta a tutelare sia l'efficace attuazione delle funzioni istituzionali della P.A. nei settori d'intervento tipizzati sia il diritto della persona all'informazione sui procedimenti cui è interessata, tutelato in quanto funzionale alla contrallabilità dell'gire amministrativo.

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Quesiti degli utenti
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Quesito n. 11749/2014 martedì 18 novembre 2014

Roberto chiede

Il sottoscritto ha provveduto a depositare presso il Tribunale di ..., un esposto con il quale si portava a conoscenza l'Autorità Giudiziaria quanto accaduto nel procedimento per omicidio colposo svoltosi dinnanzi al Tribunale di ..., a seguito del decesso del proprio congiunto avvenuto presso un noto nosocomio di ... . In primis veniva fatto presente che nel procedimento suddetto erano stati nominati dei periti che nel svolgere il loro compito avevano omesso di riferire fatti, circostanze e risultati fondamentali e facilmente individuabili in cartella clinica e contro la scienza medica. Tale questione veniva denunciata da parte dell'esponente sia in memorie depositate in fascicolo, che in udienza (sia in incidente probatorio che in udienza camerale fissata a seguito di opposizione alla richiesta di archiviazione). In secondo luogo richiedeva all'Autorità competente di procedere (ex art. 361 cp) nei confronti dei Magistrati di ..., proprio a fronte della omissione degli stessi nel "perseguire" giudizialmente (o quantomeno di indagare, approfondire quanto riferito da parte offesa), i periti che in qualità di pubblici ufficiali avevano riportato dei fatti non corrispondenti al vero. Il Pm del Tribunale di ..., iscriveva la notizia di reato contro Ignoti solo per il reato di cui al 328 cp, e di poi notificava, in data 31/10/2014, richiesta di archiviazione. Parte offesa provvedeva ritualmente a depositare opposizione con la quale chiedeva: "Di rigettare la richiesta di archiviazione presentata dal Pubblico Ministero nel procedimento in esame, e che il Giudice Voglia ordinare la prosecuzione delle indagini in quanto sussistono, in perfetta conformità alle disposizioni normative, i motivi come in precedenza esposti, per disporre la nomina di un nuovo Perito". In data 03.11.2014 il Gip notificava decreto di archiviazione de plano, con motivazioni.
In riferimento a quanto riportato, si domanda se la motivazione del Gip sia sufficiente per poter emettere un decreto di archiviazione de plano. Il Gip non sembra, ad avviso dello scrivente, motivare adeguatamente con riferimento al caso concreto, in che cosa si sostanzi l'inammissibilità dell'opposizione, ma che si sia limitato solo ad un excursus di giurisprudenza sul punto. Inoltre l'opponente ha rispettato il disposto dell'art. 410 cpp. E' da sottolineare che non vi è stata da parte del Pm alcuna investigazione. Come può quindi il Gip ritenere che vi sia un "difetto di incidenza concreta sul tema della decisione, in quanto il fine sarebbe quello di approfondire temi di indagine già esaminati e giudicati inidonei a configurare il reato denunciato"? In secondo luogo, il Gip afferma che l'unica persona offesa dal reato di cui al 328 cp e comunque altri reati contro l'amministrazione della giustizia, sia la Pubblica Amministrazione. Ma vi è giurisprudenza che afferma che il reato di cui al 328 cp sia di natura plurioffensiva laddove, dopo un'analisi del caso concreto, si riscontri la lesione dell'interesse del privato. Nel caso concreto il fatto che il Giudice e il pm del procedimento per omicidio colposo del proprio congiunto non abbiano provveduto ad indagare sui fatti ulteriori indicati dalle parti offese, ha leso un interesse delle stesse. Si può quindi ritenere che vi sia legittimazione a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione per il reato di cui al 328 cp, considerato che le parti offese sono gli eredi legittimi del deceduto in conseguenza del reato di omicidio colposo, e i fatti denunciati presso la procura di ... nei confronti dei magistrati di ... si sono verificati nel suddetto procedimento (art. 90 co. 3)? Cordiali Saluti.

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 11749/2014 [risposta a pagamento]

I quesiti di natura giuridica che emergono nella vicenda proposta sono due:
1. come deve valutare il Gip la richiesta di ulteriori indagini da parte dell'opponente all'archiviazione;
2. se il reato di cui al 328 c.p. abbia natura plurioffensiva o monoffensiva.

1.
Come correttamente sottolineato dal Gip nella sua decisione, il giudizio sulla non inerenza e non risolutività delle rinnovate indagini sollecitate dall'opponente non devono tradursi in alcuna valutazione, diretta o indiretta od anticipata, del merito della rilevanza penale dei fatti denunciati. Nel caso di specie, il Gip non ha operato una valutazione nel merito della questione, che gli sarebbe stata preclusa, ma ha semplicemente constatato che il tema dell'indagine richiesta (nomina di nuovo perito) coincideva con quella già svolta e pertanto ha ritenuto che l'espletamento di una nuova perizia non avrebbe potuto incidere - apportando aspetti di novità - agli stessi temi di indagine già esaminati e giudicati inidonei a ritenere configurabile il reato denunciato (in questo senso si possono citare: Cass. pen., Sez. I, 10.6.2010 n. 1718; Cass. pen., Sez. V, 8.2.2007, n. 11524; Cass. pen., 17.1.2005, n. 5661).
La legge vuole che il giudice si limiti a "verificare la specificità e la pertinenza della richiesta investiga, nonché il suo carattere suppletivo rispetto alle risultanze dell'attività compiuta nel corso delle indagini preliminari", non potendo anticipare il giudizio sulla capacità dimostrativa degli elementi indicati e sulla infondatezza della notizia di reato, che, se vi è opposizione in atto, non può essere fatta de plano (Cass. pen., sez. VI, 10.7.2012 n. 35787).
Inoltre, la cassazione ha affermato in diverse pronunce che le richieste di integrazione investigativa devono rivestire "carattere di novità" (v. Cass. pen., sez. VI, 9.7.2008 n. 28961).
In conclusione, anche se gli studiosi e la dottrina auspicherebbero una estensione del contraddittorio nella fase di opposizione all'archiviazione (magari mediante una modifica della normativa vigente), la giurisprudenza tende a ritenere valido un decreto di archiviazione emesso de plano laddove esso sia adeguatamente motivato circa l'irrilevanza delle indagini indicate dall'opponente, senza per questo entrare nel merito.
Il provvedimento emesso dal Gip nel caso di specie ci sembra far parte di questo filone giurisprudenziale consolidato e pertanto sembra difficile poter impugnare la decisione, aggiungendo che l'effettivamente sintetica motivazione, data nel caso di specie circa il ruolo delle nuove indagini proposte, va correlata anche alla rilevata mancanza di legittimazione dell'opponente (secondo il Gip).

2.
Quanto alla natura del reato di rifiuto e omissione di atti d'ufficio, va operata una distinzione.
Premesso che l'art. 328 c.p. è collocato nel Titolo II (delitti contro la Pubblica Amministrazione) del secondo libro del codice penale, va precisato che il primo comma disciplina il reato di rifiuto di atti urgenti (per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità). La giurisprudenza uniforme afferma che il comma primo prevede una ipotesi di reato monoffensivo, risultando leso solo il bene giuridico interesse della P.A. al buon andamento dell'azione amministrativa (v. Cass., sez. VI, 4.11.1997; Cass., sez. VI, 1.2.2000; Cass., sez VI, 18.4.2003; Cass. sez. VI, 11.2.2003; Cass., sez. VI, ord 29.5.2008). Solo alcune decisioni (ben accolte dalla dottrina) hanno evidenziato che potrebbe esservi una coincidenza tra l'interesse privatistico e l'interesse pubblico (come la Cass., sez. VI, 9.1.2000, n. 1181), ma si tratta di ipotesi eccezionali rispetto al consolidato filone giurisprudenziale cui sembra aver aderito il Gip nel caso di specie.

Rispetto a reato contemplato dal secondo comma dell’art. 328 c.p., invece, la dottrina maggioritaria e la giurisprudenza, sono per lo più concordi nel ritenere che la fattispecie incriminatrice ivi prevista abbia natura plurioffensiva. Essa, infatti, è idonea a ledere non soltanto l’interesse, pubblico, al buon andamento e alla trasparenza della P.A., ma anche l’interesse privato del soggetto interessato al compimento dell’atto e che ne abbia fatto concreta richiesta.

Il quesito non specifica a quale delle due fattispecie criminose previste dall'art. 328 c.p. si fa riferimento.
Tuttavia, se il reato viene ascritto ai magistrati che hanno indagato sulla vicenda sanitaria che ha condotto alla morte del congiunto dell'opponente, sembra di potersi affermare che il reato è quello di cui al comma primo, poiché il magistrato non opera "su richiesta della parte", dovendo rispondere entro 30 giorni. In tal caso, appare difficile affermare la natura plurioffensiva del reato e quindi la legittimazione del danneggiato a proporre l'opposizione all'archiviazione.

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Codice penale. Rassegna di giurisprudenza e di dottrina [vol. 4.1]
I delitti contro la personalità dello Stato. Artt. 241-313

Editore: Giuffrè
Collana: Rassegna codice penale
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