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Articolo 300 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n.1443)

Morte o perdita della capacità della parte costituita o del contumace

Dispositivo dell'art. 300 Codice di procedura civile

Se alcuno degli eventi previsti nell'articolo precedente (1) si avvera nei riguardi della parte che si è costituita a mezzo di procuratore, questi lo dichiara in udienza o lo notifica alle altre parti (2).
Dal momento di tale dichiarazione o notificazione il processo è interrotto, salvo che avvenga la costituzione volontaria o la riassunzione a norma dell'articolo precedente.
Se la parte è costituita personalmente, il processo è interrotto al momento dell'evento (3).
Se l'evento riguarda la parte dichiarata contumace, il processo è interrotto dal momento in cui il fatto interruttivo è documentato dall'altra parte, o è notificato ovvero è certificato dall'ufficiale giudiziario nella relazione di notificazione di uno dei provvedimenti di cui all'articolo 292 (4).
Se alcuno degli eventi previsti nell’articolo precedente si avvera o è notificato dopo la chiusura della discussione davanti al collegio, esso non produce effetto se non nel caso di riapertura dell’istruzione.

Note

(1) Con sentenza del 16 ottobre 1986, n. 220 la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità degli artt. 75 e 300 c.p.c. nella parte in cui non prevedono, ove emerga una situazione di scomparsa del convenuto, la interruzione del processo e la segnalazione, ad opera del giudice, del caso al pubblico ministero perché promuova la nomina di un curatore, nei cui confronti l'attore debba riassumere il giudizio.
(2) Anche a seguito della morte o della perdita della capacità processuale della parte il procuratore può continuare a compiere le attività processuali e a ricevere le notificazioni. Infatti, se egli non dichiara o notifica l'evento interruttivo, il processo prosegue nei confronti delle parti originarie. Se ha ricevuto una procura ad litem per tutti i gradi del giudizio, ha anche il potere di far proseguire la causa fino alla decisione (è pienamente abilitato, ad esempio, a proporre appello in nome del defunto): i risultati del suo operato ricadranno anche sui successori universali.
Le altre parti del giudizio, invece, anche se vengono a conoscenza aliunde dell'evento interruttivo, non hanno il potere di far dichiarare l'interruzione.
Se i nuovi legittimati si costituiscono tempestivamente, non si produce alcuna interruzione.
(3) L'assenza di un difensore in questo caso comporterebbe un inevitabile pregiudizio al diritto di difesa della parte: quindi, l'ordinamento stabilisce che l'interruzione sia automatica ed immediata.
(4) Comma sostituito con l. 18 giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009.

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Quesiti degli utenti
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SEBASTIANO C. chiede
martedì 30/05/2017 - Campania
“Con procedimento monitorio viene richiesto al Tribunale di Salerno decreto ingiuntivo per il recupero di somme per canoni di locazione. Il procedimento viene instaurato con procura ad litem al Legale data dal Procuratore Generale della creditrice. Nelle more della concessione del decreto ingiuntivo si ha il decesso della creditrice. Da precisare che il Procuratore generale, concedente la procura ad litem, in seguito al decesso della creditrice riveste anche la figura di erede.
Il legale dell’opposto si costituisce in giudizio nei termini e non dichiara la morte della creditrice. Alla prima udienza la parte opponente, esibendo un certificato di morte della creditrice, sostiene che la parte opposta non si può costituire in quanto la creditrice è morta con conseguente perdita di ogni potere da parte del procuratore generale, che aveva concesso il mandato ad litem in nome e per conto della creditrice. Il legale della parte opposta insiste sul suo diritto di costituirsi e chiede ai sensi dell’art. 648 c.p.c. l’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo . Il giudice si riserva e successivamente emette ordinanza con la quale rigetta tutte le richieste di parte opponente ed accoglie la richiesta di esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo.
Il legale di parte opposta aziona l’ordinanza e notifica precetto per il pagamento del decreto ingiuntivo in forza del mandato concesso per il procedimento monitorio. Si precisa che detto mandato è molto ampio in quanto prevede mandato per tutti i gradi di giudizio e per qualsiasi azione legata al procedimento monitorio comprese le azioni esecutive. La parte opponente presenta opposizione al precetto in quanto a suo dire per il precetto non può valere il mandato originario dato dal procuratore generale in nome e per conto della creditrice prima della morte di quest’ultima, e più precisamente sostiene
A) DIFETTO DI LEGITTIMAZIONE ATTIVA “ In ragione della mancata modifica dello status processuale, che si ripeta può apparire giustificata in sede di merito, lo stesso non conserva però tale facoltà in sede esecutiva, laddove sia la legittimazione attiva sia lo ius postulandi devono necessariamente essere espletati dal titolare del diritto, Nel caso di specie il titolo esecutivo è reso in favore di persona defunta, seppure rappresentata in vitam dal procuratore generale, per cui la stessa non potrà assolutamente dare avvio ad alcuna attività esecutiva. Solo la modifica dello stato processuale in favore dei successori della parte defunta, consentirebbe agli sytessi di poter agire, in forza del medesimo titoloesecutivo azionato, per la riscossione coattiva del credito”
B) DIFETTO DI IUS POSTULANDI “ In merito allo ius postulandi del difensore costituito, che se nel giudizio di merito può agire in forza della tanto abusata ultrattività del mandato, in sede esecutiva perde la sua capacità processuale………..omissis ……… Ciò nonstante il difensore di psarte opposta non ha ritenuto di interrompere il processo, premunendosi di nuovo mandato difensivo da parte dei successori della defunta, per cui si è formato il titolo esecutivo in favore di essa. Ancora in data 24/05/2017, agendo in forza di mandato difensivo ad opera di persona non più in vita ed in favore della stessa, ha inviato l’atto di precetto impugnato, che certamente andrà considerato nullo per difetto di ius postulandi”

Si chiede un parere su tutta il procedimento e quale possa essere la strategia più valida da seguire, secondo codesto Spett. Studio Legale, per recuperare in tempi brevi il credito, essendo il debitore soggetto dedito ad azioni poco o per nulla trasparenti.”
Consulenza legale i 05/06/2017
La questione giuridica da lei sollevata concerne la cosiddetta "ultrattività del mandato alle liti" in ipotesi di morte o perdita di capacità del mandante.

Sul punto si sono espresse le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, le quali, con la sentenza n. 15295 del 4 luglio 2014, hanno precisato che se l'evento morte non viene dichiarato nei modi e nei tempi di cui all'art. 300 c.p.c. (dichiarazione in udienza o notifica alla controparte), il difensore continua a rappresentare la parte come se l'evento non si fosse verificato, "risultando così stabilizzata la posizione giuridica della parte rappresentata (rispetto alle altre parti ed al giudice) nella fase attiva del rapporto processuale e nelle successive fasi di quiescenza e e riattivazione del rapporto a seguito della proposizione dell'impugnazione".

Occorre, tuttavia, chiedersi se tale "ultrattività" operi anche nella fase esecutiva del procedimento o se, per l'avvio di tale fase, sia necessario il conferimento di un nuovo mandato da parte dell'erede.

In proposito, la Corte di Cassazione (sent. n. 8959 del 5 maggio 2016), ha precisato che "in materia di esecuzione forzata, lo "ius postulandi" spettante anche nel processo di esecuzione al difensore della parte, in virtù della procura conferitagli già nel processo di cognizione e in difetto di espressa limitazione, viene meno in caso di morte o perdita di capacità della parte intervenuta nel corso del processo di cognizione (e ivi non dichiarata. nè notificata), ovvero prima della notificazione del precetto e dell'inizio dell'esecuzione, non operando il principio di ultrattività del mandato alle liti nei rapporti tra il processo di cognizione e quello di esecuzione".
Di conseguenza, "a prescindere dalle vicende del processo in cui l'evento morte non dichiarato si è verificato, la legittimazione attiva all'azione esecutiva sulla base di quel titolo giudiziale compete solo ai successori o rappresentanti della parte colpita dall'evento, che, per farsi rappresentare e difendere in sede esecutiva, dovranno rilasciare una nuova procura alle liti".

In linea generale, dunque, deve affermarsi che:

- nel processo ordinario di cognizione (nel suo caso, la fase di opposizione a decreto ingiuntivo), il difensore della creditrice poteva legittimamente avvalersi della procura alle liti rilasciata dal procuratore generale della creditrice defunta;

- nella fase esecutiva del procedimento, il suddetto mandato alle liti non poteva più essere legittimamente fatto valere e l'erede (già procuratore generale) avrebbe dovuto rilasciare un nuovo mandato al difensore. Ciò a maggior ragione se si considera che la procura conferita dalla creditrice al procuratore generale deve considerarsi estinta con la morte della parte rappresentata, ai sensi dell'art. 1728 c.c.

Ciò premesso, si ritiene che la soluzione per lei più conveniente sia quella di rinunciare al precetto notificato in forza della procura alle liti originaria e di provvedere, successivamente, alla rinnovazione dell'atto di precetto, allegando una nuova procura rilasciata al difensore dall'erede.