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Articolo 1167

Codice Civile

Interruzione dell'usucapione per perdita di possesso

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Dispositivo dell'art. 1167 Codice Civile

L'usucapione è interrotta quando il possessore è stato privato del possesso per oltre un anno [2945]. L'interruzione si ha come non avvenuta se è stata proposta l'azione diretta a recuperare il possesso e questo è stato recuperato.


Ratio Legis

La norma disciplina la cd. interruzione naturale. Tale fenomeno si verifica quando chi possiede un bene venga privato effettivamente del possesso del medesimo, in forza del fatto di un terzo o di un evento naturale (viene cioè richiesto un fatto materiale e non un atto formale, come nel caso delle cd. cause di interruzione civili) [v. 1166]. La privazione del possesso del bene non importa automaticamente l'interruzione del termine di usucapione e l'inizio di un nuovo termine; se, infatti, il possesso del bene viene recuperato entro un anno dalla perdita del possesso, o anche successivamente, purché entro l'anno sia stata proposta l'azione per recuperarlo, non si ha interruzione del termine di usucapione. Nel caso in cui, invece, tale interruzione si realizzi, ai fini dell'usucapione inizia a correre un nuovo termine (ai fini dell'usucapione, infatti, il possesso deve essere continuo, non interrotto, pacifico e pubblico.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

550L'art. 1164 del c.c. regola i modi d'interversione del possesso, agli effetti dell'usucapione della proprietà, da parte di chi abbia un possesso corrispondente all'esercizio di un diritto reale su cosa altrui. Si richiede in questo caso, in conformità di una norma tradizionale, che il titolo del possesso sia mutato o per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione fatta dal possessore contro il diritto del proprietario. La disposizione non costituisce un duplicato di quella dell'art. 1141 del c.c., secondo comma, la quale non concerne l'ipotesi del possessore che tende a invertire il titolo del suo possesso, ma l'ipotesi del detentore che tende a trasformare la detenzione in possesso, per quanto identici in entrambi i casi siano i modi d'interversione.
Il tempo necessario per l'usucapione decorre naturalmente dalla data in cui il titolo del possesso fu mutato.
Circa le cause di sospensione e d'interruzione dell'usucapione e il computo dei termini, ho richiamato (art. 1165 del c.c.), nei limiti della loro applicabilità, le disposizioni dettate in tema di prescrizione.
Il principio che il codice del 1865 sanciva nell'art. 2121 riceve, nell'art. 1166 del c.c., formulazione più chiara e completa, conforme all'interpretazione che del disposto del codice anteriore dava la migliore dottrina. Nel primo comma, l'articolo 1166 esclude che l'impedimento, che può derivare da condizione o da termine, all'esercizio del diritto, nonché le cause di sospensione della prescrizione enunciate nell'art. 2942 del c.c., e cioè le cause di sospensione stabilite con riguardo alla condizione del titolare del diritto (minori non emancipati, interdetti per infermità di mente, militari in servizio in tempo di guerra, ecc.) — le quali, ai sensi dell'art. 1165, sono anche cause di sospensione dell'usucapione — operino, nell'usucapione ventennale, rispetto al terzo possessore di un immobile o di un diritto reale sopra un immobile, ossia rispetto a colui che possiede senza titolo o con titolo a non domino: il corso dell'usucapione ventennale non è impedito nè sospeso, ma il possesso continua a produrre i suoi effetti. Nel secondo comma, l'art. 1166 detta una regola analoga in tema di prescrizione dei diritti reali, escludendo che le menzionate cause impeditive o sospensive della prescrizione siano opponibili al terzo possessore nella prescrizione per non uso dei diritti reali sui beni da lui posseduti: questi diritti si estinguono per non uso, nonostante l'impedimento al loro esercizio o la speciale condizione del titolare.
L'art. 1167 del c.c. concerne la così detta interruzione naturale. La disposizione è conforme a quella dell'art. 2124 del codice precedente, che ho tuttavia creduto di integrare al fine di chiarire che l'interruzione si ha come non avvenuta se fu proposta l'azione diretta a ricuperare il possesso e questo venne ricuperato.

Brocardi collegati a questo articolo

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 3452/1984

Costituisce causa interruttiva dell'usuca­pione di una servitù di passaggio la perdita del possesso per oltre un anno, che si verifica ogni qualvolta al possessore venga posto nell'obiettiva impossibilità di continuare ad esercitare il posses­so, sia per fatto del terzo che per eventi naturali.

Cass. n. 6349/1981

In tema di interruzione dell'usucapione — poiché il possesso non richiede, per il suo perma­nere, il costante, materiale rapporto con la cosa che ne costituisce l'oggetto, essendo sufficiente la disponibilità del godimento della cosa stessa da parte del possessore, non contrastata da terzi — la semplice assenza di manifestazioni del predet­to rapporto materiale per un dato periodo, anche se provata, non è di per sé idonea a dimostrare la volontaria dimissione del possesso, la quale deve essere assolutamente univoca per produrre l'indicata interruzione.

Cass. n. 77/1977

L'abbandono della cosa posseduta, per atto volontario del possessore, ha immediata efficacia interruttiva dell'usucapione. In questa ipotesi, infatti, non trova applicazione la norma dettata dall'art. 1167 c.c., sulla durata ultrannale della perdita del possesso quale evento interruttivo dell'usucapione, in quanto la norma medesima ri­guarda il diverso caso in cui il possessore sia stato privato del possesso, e, cioè, lo abbia perso per fatto di terzo, o comunque a lui estraneo.

Cass. n. 1025/1976

L'interruzione dell'usucapione (nella specie, di servitù di passaggio con veicoli) per il caso in cui il possessore sia stato privato del possesso per oltre un anno, prevista dall'art. 1167 primo comma c.c., non presuppone che detta perdita sia determinata da spoglio, ma si verifica ogni qual volta il possessore stesso venga posto nell'obiet­tiva impossibilità di continuare ad esercitare il possesso, sia per fatto del terzo, che per eventi naturali (nella specie, smottamento del terreno e conseguente restringimento della strada sulla quale veniva esercitato il passaggio).

Cass. n. 1929/1975

Ai fini dell'usucapione, il possesso acquisito animo et corpore può conservarsi solo animo, purché si conservi la possibilità di esercitare la signoria sulla cosa, anche senza compiere singoli atti di esercizio del possesso. Qualora, però, la situazione obiettiva muti, sì da venir meno, pur temporaneamente, la possibilità di compiere atti di esercizio del possesso — come, ad esempio, quando l'edificio posseduto venga distrutto da eventi bellici e poi ricostruito — si verifica la per­dita del possesso, che, se protratta oltre un anno, dà luogo all'interruzione dell'usucapione, ai sensi dell'art. 1167 c.c.

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Quesito n. 7203/2012 martedì 4 dicembre 2012

francesco chiede

Salve, ho acquistato un terreno incolto, coperto da macchia mediterranea selvatica, a dicembre del 2011 (atto notarile di compravendita del 19 dicembre 2011). Premetto che sul terreno non vi sono tracce di lavori effettuati da terzi o manufatti di qualsiasi genere, solo boscaglia spontanea. Al fine di annetterlo alla mia casa confinante con lo stesso, ho deciso di recintarlo. Ho provveduto a convocare il vicino (tramite raccomandata) per definire consensualmente il confine ad aprile 2012. Il vicino, tramite il suo tecnico, ha incontrato più volte me e il mio tecnico, addivenendo (tra tecnici) ad un accordo verbale sui termini del confine. Ieri (03.12.2012), il tecnico del vicino mi comunica il dissenso del suo cliente sui confini trattati, adducendo che lo stesso considera acquisito nella sua proprietà il terreno per usucapione (lavori fatti sul terreno in anni precedenti). Come devo comportarmi? A parte la scorrettezza del vicino che ha atteso tanto tempo (quasi un anno) prima di fare tali affermazioni, che cosa mi consigliate? E' applicabile l'eventuale interruzione dell'usucapione?
Grazie per l'aiuto

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 7203/2012 [risposta gratuita]

Nel caso di specie appare opportuno indicare che ai sensi dell'art. 1158 del c.c. la proprietà dei beni immobili e gli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per venti anni.

Pertanto, prima di ogni cosa, colui che invoca l'acquisto a titolo originario del diritto di proprietà sul bene immobile dovrà provare l'esistenza dei presupposti richiesti dalla legge, ovvero il possesso ed il tempo. Il possesso viene definito dall'art. 1140 del c.c. quale potere sulla cosa che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale. Perchè il possesso possa rilevare ai fini dell'usucapione è necessario che esso sia palese e non violento. Inoltre, deve trattarsi di un possesso continuo, cioè non deve essere esercitato in maniera saltuaria od occasionale, e possesso ininterrotto per fatto del terzo o per eventi naturali. L'interruzione si verifica nel caso in cui il possessore sia stato privato del possesso per oltre un anno. Si suole distinguere tra interruzione naturale e civile del possesso; il primo caso si verifica quando si ha l'effettiva perdita del possesso del bene che può derivare da fatto naturale, da atto lecito o da spoglio. Diversamente, si ha interruzione civile quando vengono compiuti atti giuridici idonei ad interrompere il termine per il compimento dell'usucapione, ovvero l'esercizio di un'attività giuridica come ad esempio la domanda giudiziale proposta dal legittimo proprietario con la quale si richieda la restituzione del bene. 

Alla luce di quanto indicato sopra e in base agli elementi forniti nel quesito (che non sono sufficienti per risponderle con compiutezza), l'attività svolta per definire i confini potrebbe essere annoverata tra quegli atti idonei ad interrompere l'usucapione se protratta per oltre un anno. Ma è bene precisare che quanto indicato ha valore nei limiti in cui non si sia già perfezionato l'acquisto mediante l'usucapione del terreno. 

Tag: requisiti, atti interruttivi, usucapione immobili

Quesito n. 1325/2010 sabato 23 ottobre 2010

claudio chiede

Salve, potrebbe spiegarmi come funziona nel mio caso?
Nel lontano 1975 abbiamo stipulato un contratto privato tra me e la persona che doveva comprare il mio immobile per 250.000.000 di lire con cambiali da 500.000 mila lire ognuna all'epoca.
Le ultime 6 cambiali non sono state più pagate dalla persona e quindi nel frattempo mi ritrovo a pagare sempre l'ici.
L'immobile è sempre mio oppure con l'usucapione lo posso perdere?

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 1325/2010 [risposta gratuita]

Il contratto di compravendita (artt. 1470 e ss c.c.) è il tipico contratto consensuale, per il quale la proprietà, se non diversamente stabilito, passa direttamente al momento dello scambio del consenso tra le parti (sottoscrizione del contratto). Nel suo caso, pertanto, a meno che non si fosse trattato di contratto preliminare di acquisto o aveste previsto un diverso momento per il trasferimento della proprietà (se, ad esempio, il completamento del pagamento pattuito), la sua controparte è proprietaria dal 1975 e non per usucapione, bensì in forza proprio del vostro contratto.
I mancati pagamenti possono essere ancora richiesti se il relativo diritto non si è prescritto (ad esempio, lei ha regolarmente chiesto i suddetti pagamenti per iscritto).
Poiché i dettagli forniti non sono sufficienti per risponderle con compiutezza, le suggeriamo di sottoporre il contratto del 1975 al parere di un legale.

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