Art. precedente Art. successivo

Articolo 1167

Codice Civile

Interruzione dell'usucapione per perdita di possesso

← Art. precedente Art. successivo →

Dispositivo dell'art. 1167 Codice Civile

L'usucapione è interrotta quando il possessore è stato privato del possesso per oltre un anno [2945]. L'interruzione si ha come non avvenuta se è stata proposta l'azione diretta a recuperare il possesso e questo è stato recuperato.


Ratio Legis

La norma disciplina la cd. interruzione naturale. Tale fenomeno si verifica quando chi possiede un bene venga privato effettivamente del possesso del medesimo, in forza del fatto di un terzo o di un evento naturale (viene cioè richiesto un fatto materiale e non un atto formale, come nel caso delle cd. cause di interruzione civili) [v. 1166]. La privazione del possesso del bene non importa automaticamente l'interruzione del termine di usucapione e l'inizio di un nuovo termine; se, infatti, il possesso del bene viene recuperato entro un anno dalla perdita del possesso, o anche successivamente, purché entro l'anno sia stata proposta l'azione per recuperarlo, non si ha interruzione del termine di usucapione. Nel caso in cui, invece, tale interruzione si realizzi, ai fini dell'usucapione inizia a correre un nuovo termine (ai fini dell'usucapione, infatti, il possesso deve essere continuo, non interrotto, pacifico e pubblico.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

550L'art. 1164 del c.c. regola i modi d'interversione del possesso, agli effetti dell'usucapione della proprietà, da parte di chi abbia un possesso corrispondente all'esercizio di un diritto reale su cosa altrui. Si richiede in questo caso, in conformità di una norma tradizionale, che il titolo del possesso sia mutato o per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione fatta dal possessore contro il diritto del proprietario. La disposizione non costituisce un duplicato di quella dell'art. 1141 del c.c., secondo comma, la quale non concerne l'ipotesi del possessore che tende a invertire il titolo del suo possesso, ma l'ipotesi del detentore che tende a trasformare la detenzione in possesso, per quanto identici in entrambi i casi siano i modi d'interversione.
Il tempo necessario per l'usucapione decorre naturalmente dalla data in cui il titolo del possesso fu mutato.
Circa le cause di sospensione e d'interruzione dell'usucapione e il computo dei termini, ho richiamato (art. 1165 del c.c.), nei limiti della loro applicabilità, le disposizioni dettate in tema di prescrizione.
Il principio che il codice del 1865 sanciva nell'art. 2121 riceve, nell'art. 1166 del c.c., formulazione più chiara e completa, conforme all'interpretazione che del disposto del codice anteriore dava la migliore dottrina. Nel primo comma, l'articolo 1166 esclude che l'impedimento, che può derivare da condizione o da termine, all'esercizio del diritto, nonché le cause di sospensione della prescrizione enunciate nell'art. 2942 del c.c., e cioè le cause di sospensione stabilite con riguardo alla condizione del titolare del diritto (minori non emancipati, interdetti per infermità di mente, militari in servizio in tempo di guerra, ecc.) — le quali, ai sensi dell'art. 1165, sono anche cause di sospensione dell'usucapione — operino, nell'usucapione ventennale, rispetto al terzo possessore di un immobile o di un diritto reale sopra un immobile, ossia rispetto a colui che possiede senza titolo o con titolo a non domino: il corso dell'usucapione ventennale non è impedito nè sospeso, ma il possesso continua a produrre i suoi effetti. Nel secondo comma, l'art. 1166 detta una regola analoga in tema di prescrizione dei diritti reali, escludendo che le menzionate cause impeditive o sospensive della prescrizione siano opponibili al terzo possessore nella prescrizione per non uso dei diritti reali sui beni da lui posseduti: questi diritti si estinguono per non uso, nonostante l'impedimento al loro esercizio o la speciale condizione del titolare.
L'art. 1167 del c.c. concerne la così detta interruzione naturale. La disposizione è conforme a quella dell'art. 2124 del codice precedente, che ho tuttavia creduto di integrare al fine di chiarire che l'interruzione si ha come non avvenuta se fu proposta l'azione diretta a ricuperare il possesso e questo venne ricuperato.

Brocardi collegati a questo articolo

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 3452/1984

Costituisce causa interruttiva dell'usuca­pione di una servitù di passaggio la perdita del possesso per oltre un anno, che si verifica ogni qualvolta al possessore venga posto nell'obiettiva impossibilità di continuare ad esercitare il posses­so, sia per fatto del terzo che per eventi naturali.

Cass. n. 6349/1981

In tema di interruzione dell'usucapione — poiché il possesso non richiede, per il suo perma­nere, il costante, materiale rapporto con la cosa che ne costituisce l'oggetto, essendo sufficiente la disponibilità del godimento della cosa stessa da parte del possessore, non contrastata da terzi — la semplice assenza di manifestazioni del predet­to rapporto materiale per un dato periodo, anche se provata, non è di per sé idonea a dimostrare la volontaria dimissione del possesso, la quale deve essere assolutamente univoca per produrre l'indicata interruzione.

Cass. n. 77/1977

L'abbandono della cosa posseduta, per atto volontario del possessore, ha immediata efficacia interruttiva dell'usucapione. In questa ipotesi, infatti, non trova applicazione la norma dettata dall'art. 1167 c.c., sulla durata ultrannale della perdita del possesso quale evento interruttivo dell'usucapione, in quanto la norma medesima ri­guarda il diverso caso in cui il possessore sia stato privato del possesso, e, cioè, lo abbia perso per fatto di terzo, o comunque a lui estraneo.

Cass. n. 1025/1976

L'interruzione dell'usucapione (nella specie, di servitù di passaggio con veicoli) per il caso in cui il possessore sia stato privato del possesso per oltre un anno, prevista dall'art. 1167 primo comma c.c., non presuppone che detta perdita sia determinata da spoglio, ma si verifica ogni qual volta il possessore stesso venga posto nell'obiet­tiva impossibilità di continuare ad esercitare il possesso, sia per fatto del terzo, che per eventi naturali (nella specie, smottamento del terreno e conseguente restringimento della strada sulla quale veniva esercitato il passaggio).

Cass. n. 1929/1975

Ai fini dell'usucapione, il possesso acquisito animo et corpore può conservarsi solo animo, purché si conservi la possibilità di esercitare la signoria sulla cosa, anche senza compiere singoli atti di esercizio del possesso. Qualora, però, la situazione obiettiva muti, sì da venir meno, pur temporaneamente, la possibilità di compiere atti di esercizio del possesso — come, ad esempio, quando l'edificio posseduto venga distrutto da eventi bellici e poi ricostruito — si verifica la per­dita del possesso, che, se protratta oltre un anno, dà luogo all'interruzione dell'usucapione, ai sensi dell'art. 1167 c.c.

Hai un dubbio su questo articolo?
Risolvi il tuo problema!

Scrivi alla nostra redazione giuridica!

Attenzione: prenderemo in esame SOLO richieste scritte in italiano corretto, con adeguata punteggiatura, riferite a quesiti e/o problematiche di natura giuridica. Non promettiamo di poter rispondere a tutti. Il servizio offerto è del tutto gratuito e senza alcun scopo di lucro. Chi avesse urgenza di ricevere risposta dovrà specificare che desidera il servizio a pagamento (per tutti i quesiti il costo è di 24,51 € + IVA per un totale di 29,90 €).
(leggi l'informativa)

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 1167 del c.c.che hanno ricevuto risposta dalla redazione di Brocardi.it

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it. Trattasi di quesiti per cui è stato richiesto il servizio di risposta a pagamento o che presentano particolare interesse giuridico in ragione del quale la redazione ha ritenuto di rispondere gratuitamente.

Quesito n. 11696/2014 martedì 11 novembre 2014

Francesco V. chiede

Vi chiedo un parere relativamente ad una causa di usucapione. Un cugino erede chiama in giudizio la cugina comproprietaria pro indiviso x sentirsi dichiarare proprietario esclusivo di un' appartamento ereditato dai nonni, ed abitato dalla propria madre e da lui da più di vent' anni.In realtà l' attore ha mantenuto la residenza anagrafica ma con la sua famiglia dimora altrove. L'attore sostiene che ci sia stato un accordo divisorio tra sua madre e la sorella ma non ha alcuna prova documentale e testimoniale, sostiene di aver fatto lavori di grossa entità ma non ha alcuna documentazione (fatture e permessi a costruire, però avrebbe dei testimoni in questo caso). La cugina e sua madre deceduta hanno tollerato la detenzione della casa da parte dei parenti stretti x molti anni ma hanno pagato le tasse di proprietà proquota e non sono state messe a conoscenza dei lavori effettuati. La cugina avendo le chiavi della casa è stata querelata x violazione di domicilio (l' attore sostiene di aver cambiato le chiavi x un furto e anche in passato realizzando, secondo lui, un interversione del possesso). E' possibile un'usucapione in questo caso? Si può usucapire così facilmente nelle situazioni di compossesso proindiviso? Secondo il mio avvocato il pagare le tasse proquota ha valore solo fiscale e non aiuta a decidere l'usucapione. Grazie e a presto

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 11696/2014 [risposta a pagamento]

La situazione descritta nel quesito viene affrontata con una certa frequenza nelle aule di tribunale.
Accade molto spesso, infatti, che un comproprietario (soprattutto se la comunione del diritto ha origine ereditaria) chieda di essere dichiarato proprietario esclusivo in virtù di usucapione.
E' ormai generalmente ammesso che il comproprietario del bene indiviso possa usucapire il diritto di proprietà sulla parte spettante agli altri partecipanti alla comunione (i tre fratelli). Naturalmente, devono verificarsi tutti i presupposti previsti per la fattispecie astratta.
L’usucapione è un modo di acquisto della proprietà a titolo originario, basato sul possesso continuo, pacifico, non violento e ininterrotto su una cosa per un determinato periodo di tempo: è regolato dagli articoli 1158 e seguenti c.c.
La giurisprudenza di legittimità ha in più occasioni affrontato il problema in esame. Ad esempio, con sentenza della Corte di cassazione n. 5226 del 12 aprile 2002, la Suprema Corte ha statuito che in caso di successione per morte, il coerede può usucapire la quota degli altri coeredi, se dopo la morte del de cuius è rimasto nel possesso del bene ereditario. Non risulta, tuttavia, sufficiente la semplice circostanza che gli altri partecipanti alla comunione ereditaria si siano astenuti dall’uso comune del bene ereditato: al contrario, è necessario che il singolo coerede abbia goduto del bene in un modo che sia inconciliabile con la possibilità di godimento altrui, evidenziando una inequivoca volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus. Dice la Corte che "tale volontà non può essere desunta dal semplice fatto che il coerede abbia amministrato il bene ed abbia provveduto alla sua manutenzione e al pagamento delle imposte giacché si deve presumere che tali attività siano state compiute nella qualità di coerede. Ne discende che per invocare l’usucapione del bene ereditario occorre dimostrare che il rapporto materiale con il bene stesso si è verificato in modo tale da escludere, con palese manifestazione del volere, gli altri coeredi dalla possibilità di instaurare analogo rapporto con il medesimo bene".
Sulla stessa linea anche successive decisioni: "In tema di compossesso il godimento esclusivo della cosa comune da parte di uno dei compossessori non è, di per sé, idoneo a far ritenere lo stato di fatto così determinatosi funzionale all'esercizio del possesso “ad usucapionem”, e non anche, invece, conseguenza di un atteggiamento di mera tolleranza da parte dell'altro compossessore, risultando per converso necessario, ai fini dell'usucapione, la manifestazione del dominio esclusivo sulla “res” da parte dell'interessato attraverso una attività apertamente contrastante ed inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui, gravando l'onere della relativa prova su colui che invochi l'avvenuta usucapione del bene" (Cassazione civile , sez. II, sentenza 27 luglio 2009, n. 17462).

Le sentenze citate evidenziano come sia richiesta al presunto usucapente la prova di tutti i fatti costitutivi dell'usucapione: se la prova non viene data o è insufficiente, il giudice è tenuto a rigettare la domanda di usucapione.

Venendo al caso di specie, si possono fornire alcuni chiarimenti.
- Il possesso ad usucapionem non richiede necessariamente che la persona abiti stabilmente nell'immobile, essendo sufficiente che egli si comporti come proprietario esclusivo, cioè escluda dal possesso gli altri comproprietari.
- Il termine ventennale per l'usucapione inizia a decorrere da quando il soggetto "possieda" interamente il bene. La giurisprudenza ha sottolineato che in caso di beni indivisi, il coerede può usucapire l’altrui quota indivisa della cosa comune dimostrando l’intenzione di possedere non a titolo di compossesso ma di possesso esclusivo (uti dominus) e senza opposizione per il tempo al riguardo prescritto dalla legge, senza la necessità di compiere atti di interversio possessionis alla stregua dell’art. 1164 c.c., "potendo, invece, il mutamento del titolo consistere in atti integranti un comportamento durevole, tali da evidenziare un possesso esclusivo ed animo domini della cosa, incompatibili con il permanere del compossesso altrui; viceversa, non sono al riguardo sufficienti atti soltanto di gestione consentiti al singolo compartecipante o anche atti familiarmente tollerati dagli altri, o ancora atti che, comportando solo il soddisfacimento di obblighi o erogazione di spese per il miglior godimento della cosa comune, non possono dare luogo ad un estensione del potere di fatto sulla cosa nella sfera di altro compossessore" (Cass. civ. n. 16841/2005; nello stesso senso Cass. civ., sez. II, 18 dicembre 2013, n. 28346).
- Alcune delle fattispecie di "signoria di fatto" sul bene sono state considerate proprio il cambiare le serrature di un immobile o il compimento di lavori di manutenzione straordinaria che vadano a ledere il diritto di godimento degli altri comproprietari senza chiedere il loro consenso.
Il fatto che la cugina non fosse a conoscenza dei lavori eseguiti nell'immobile, salvo che il cugino li abbia dolosamente occultati, potrebbe essere indice per il giudice del mancato interessamento della coerede al bene di cui è proprietaria per quota indivisa.
- L'usucapione è esclusa se vi sono stati atti di contestazione da parte del comproprietario. Nel caso di specie sembra che vi sia stata una tolleranza per anni del comportamento del cugino, tolleranza che purtroppo può essere interpretata dal giudice come indice di non contestazione.
- Pur essendo vero che il pagamento delle imposte pro quota da parte del proprietario non è sufficiente a determinare il mancato perfezionamento dell'usucapione (non è un atto interruttivo in senso proprio), costituendo solo uno degli elementi decisori utilizzabili dal giudice, esso depone certamente a favore della cugina, poiché se il cugino avesse voluto escludere del tutto la comproprietaria avrebbe dovuto pagare interamente le tasse sull'immobile. Agli occhi del giudice, il pagamento delle imposte da parte della cugina e non del cugino usucapente rileva quale mancata volontà di quest'ultimo di comportarsi da proprietario esclusivo.
- Per essere certe di veder salvo il proprio patrimonio, la cugina (o la madre, in precedenza) avrebbero dovuto esperire tempestivamente una azione giudiziale di accertamento del loro diritto di proprietà oppure compiere atti tali da determinare il venir meno, per oltre un anno, del possesso del cugino, interrompendo così il termine ventennale (art. 1167 del c.c.).

Alla luce di quanto sopra indicato, sembra di poter dire che l'usucapione è astrattamente configurabile: tuttavia, solo il giudice di merito potrà valutare la sussistenza dei presupposti dell'usucapione nella fattispecie concreta (e soprattutto l'esistenza di prove).

Tag: comunione ereditaria, usucapione immobili

Quesito n. 7203/2012 martedì 4 dicembre 2012

francesco chiede

Salve, ho acquistato un terreno incolto, coperto da macchia mediterranea selvatica, a dicembre del 2011 (atto notarile di compravendita del 19 dicembre 2011). Premetto che sul terreno non vi sono tracce di lavori effettuati da terzi o manufatti di qualsiasi genere, solo boscaglia spontanea. Al fine di annetterlo alla mia casa confinante con lo stesso, ho deciso di recintarlo. Ho provveduto a convocare il vicino (tramite raccomandata) per definire consensualmente il confine ad aprile 2012. Il vicino, tramite il suo tecnico, ha incontrato più volte me e il mio tecnico, addivenendo (tra tecnici) ad un accordo verbale sui termini del confine. Ieri (03.12.2012), il tecnico del vicino mi comunica il dissenso del suo cliente sui confini trattati, adducendo che lo stesso considera acquisito nella sua proprietà il terreno per usucapione (lavori fatti sul terreno in anni precedenti). Come devo comportarmi? A parte la scorrettezza del vicino che ha atteso tanto tempo (quasi un anno) prima di fare tali affermazioni, che cosa mi consigliate? E' applicabile l'eventuale interruzione dell'usucapione?
Grazie per l'aiuto

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 7203/2012 [risposta gratuita]

Nel caso di specie appare opportuno indicare che ai sensi dell'art. 1158 del c.c. la proprietà dei beni immobili e gli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per venti anni.

Pertanto, prima di ogni cosa, colui che invoca l'acquisto a titolo originario del diritto di proprietà sul bene immobile dovrà provare l'esistenza dei presupposti richiesti dalla legge, ovvero il possesso ed il tempo. Il possesso viene definito dall'art. 1140 del c.c. quale potere sulla cosa che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale. Perchè il possesso possa rilevare ai fini dell'usucapione è necessario che esso sia palese e non violento. Inoltre, deve trattarsi di un possesso continuo, cioè non deve essere esercitato in maniera saltuaria od occasionale, e possesso ininterrotto per fatto del terzo o per eventi naturali. L'interruzione si verifica nel caso in cui il possessore sia stato privato del possesso per oltre un anno. Si suole distinguere tra interruzione naturale e civile del possesso; il primo caso si verifica quando si ha l'effettiva perdita del possesso del bene che può derivare da fatto naturale, da atto lecito o da spoglio. Diversamente, si ha interruzione civile quando vengono compiuti atti giuridici idonei ad interrompere il termine per il compimento dell'usucapione, ovvero l'esercizio di un'attività giuridica come ad esempio la domanda giudiziale proposta dal legittimo proprietario con la quale si richieda la restituzione del bene. 

Alla luce di quanto indicato sopra e in base agli elementi forniti nel quesito (che non sono sufficienti per risponderle con compiutezza), l'attività svolta per definire i confini potrebbe essere annoverata tra quegli atti idonei ad interrompere l'usucapione se protratta per oltre un anno. Ma è bene precisare che quanto indicato ha valore nei limiti in cui non si sia già perfezionato l'acquisto mediante l'usucapione del terreno. 

Tag: requisiti, atti interruttivi, usucapione immobili

Quesito n. 1325/2010 sabato 23 ottobre 2010

claudio chiede

Salve, potrebbe spiegarmi come funziona nel mio caso?
Nel lontano 1975 abbiamo stipulato un contratto privato tra me e la persona che doveva comprare il mio immobile per 250.000.000 di lire con cambiali da 500.000 mila lire ognuna all'epoca.
Le ultime 6 cambiali non sono state più pagate dalla persona e quindi nel frattempo mi ritrovo a pagare sempre l'ici.
L'immobile è sempre mio oppure con l'usucapione lo posso perdere?

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 1325/2010 [risposta gratuita]

Il contratto di compravendita (artt. 1470 e ss c.c.) è il tipico contratto consensuale, per il quale la proprietà, se non diversamente stabilito, passa direttamente al momento dello scambio del consenso tra le parti (sottoscrizione del contratto). Nel suo caso, pertanto, a meno che non si fosse trattato di contratto preliminare di acquisto o aveste previsto un diverso momento per il trasferimento della proprietà (se, ad esempio, il completamento del pagamento pattuito), la sua controparte è proprietaria dal 1975 e non per usucapione, bensì in forza proprio del vostro contratto.
I mancati pagamenti possono essere ancora richiesti se il relativo diritto non si è prescritto (ad esempio, lei ha regolarmente chiesto i suddetti pagamenti per iscritto).
Poiché i dettagli forniti non sono sufficienti per risponderle con compiutezza, le suggeriamo di sottoporre il contratto del 1975 al parere di un legale.

Testi per approfondire questo articolo

Dell'usucapione. Artt. 1158-1167

Editore: Giuffrè
Collana: Il codice civile. Commentario
Data di pubblicazione: ottobre 2013
Prezzo: 32,00 -10% 28,80 €
Categorie: Usucapione
L'usucapione. Manuale teorico-pratico. Con CD-ROM

Collana: Serie L. Professionale
Pagine: 352
Data di pubblicazione: aprile 2013
Prezzo: 38,00 -10% 34,20 €
Categorie: Usucapione

L'usucapione è un istituto che presenta molti spunti significativi sia dal punto di vista sostanziale per gli effetti che, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, ad essa si ricollegano (acquisto della proprietà o di altri diritti reali di godimento), sia dal punto di vista processuale (es. la prova dell'usucapione agevola la prova, altrimenti "diabolica", della proprietà da parte di chi agisce in rivendicazione). Questo manuale si propone, pertanto, di offrire... (continua)

Proprietà e diritti reali
Azioni petitorie. Servitù. Possesso. Usucapione. Azione possessorie

Collana: Il diritto privato nella giurisprudenza
Pagine: 752
Data di pubblicazione: aprile 2012
Prezzo: 75,00 -10% 67,50 €

L’opera, in 3 volumi, commenta tutta la disciplina in tema di proprietà: i singoli volumi, attraverso il raffronto analitico della giurisprudenza e della dottrina maggiormente accreditata, trattano gli istituti del corpus normativo codicistico, sia per quanto riguarda la parte sostanziale che quella processuale e previdenziale.

Nel terzo ed ultimo volume si analizza in maniera completa ed approfondita gli istituti della prelazione, dei procedimenti ablatori,... (continua)

Il possesso. Usucapione, azioni di reintegrazione e di manutenzione, denuncia di nuova opera e di danno temuto

Editore: CEDAM
Collana: Sapere diritto
Pagine: 956
Data di pubblicazione: settembre 2011
Prezzo: 85,00 -10% 76,50 €
L'usucapione. Aspetti sostanziali e profili processuali controversi

Editore: Giuffrè
Data di pubblicazione: gennaio 2012
Prezzo: 27,00 -10% 24,30 €
Categorie: Usucapione

Oggetto di approfondimento del volume sono gli aspetti sostanziali e i profili processuali controversi in tema di usucapione alla luce delle risposte giurisprudenziali più recenti e di maggiore interesse. Dopo una breve introduzione dedicata alle origini storiche vengono trattati, nei successivi otto capitoli, i principi fondamentali dell'istituto dell'usucapione, la disciplina dell'interruzione e della sospensione, il tema della legittimazione ad usucapire, i beni suscettibili di... (continua)

L'usucapione

Autore: Pola Paola
Editore: CEDAM
Collana: Nuova enciclopedia
Pagine: 244
Data di pubblicazione: dicembre 2011
Prezzo: 26,00 -10% 23,40 €
Categorie: Usucapione

E' la quarta edizone di un volume che è stato molto apprezzato dal mercato. Aggiornato con le pronunce di legittimità e di merito in materia e i riferimenti dottrinali più interessanti.L'opera offre uno strumento a chi si trova alle prese con una questione di usucapione, sia in qualità di parte interessata a pretendere o a rigettare la pretesa di usucapione, sia in qualità di legale, che voglia approfondire la questione sotto i molteplici aspetti,... (continua)

Commentario del codice civile. Della proprietà. Artt. 1100-1172

Data di pubblicazione: luglio 2013
Prezzo: 100,00 -10% 90,00 €

Il modulo “Della Proprietà” è un autorevole commento articolo per articolo della disciplina normativa codicistica in tema di proprietà e contiene anche il commento alle più importanti normative speciali.

L’Opera, coordinata dai Proff.i Iannarelli e Macario e divisa in 4 volumi (Primo volume: 810-868 – Secondo volume: 869-1099 – Terzo volume: 1110-1172 – Quarto volume: Leggi Collegate), è commentata da accademici... (continua)