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Articolo 1330

Codice Civile

Morte o incapacità dell'imprenditore

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Dispositivo dell'art. 1330 Codice Civile

La proposta o l'accettazione, quando è fatta dall'imprenditore nell'esercizio della sua impresa, non perde efficacia se l'imprenditore muore o diviene incapace [414] prima della conclusione del contratto [1326] (1), salvo che si tratti di piccoli imprenditori [2083] o che diversamente risulti dalla natura dell'affare o da altre circostanze (2).

Note

(1) Dal disposto di tale norma e dell'art. 1329 del c.c. si ricava che la regola generale è nel senso che morte o sopravvenuta incapacità del proponente, così come dell'accettante, prima del perfezionarsi del contratto, comportano l'inefficacia di proposta ed accettazione.

(2) Si pensi, ad esempio, alla proposta che, pur se fatta ad un imprenditore, sia volta a concludere un contratto per la fornitura di un servizio ad opera della persona dell'imprenditore stesso per la fiducia riposta in questi.


Ratio Legis

La norma si giustifica considerando che in caso di impresa la proposta si inserisce in un contesto ampio nel quale si prescinde dalla persona del singolo imprenditore le cui vicende personali, pertanto, divengono irrilevanti. Ciò non accade in caso di piccola impresa nella quale, per definizione, l'organizzazione risente delle persone che ne fanno parte.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

608Non è stata ammessa la successione degli eredi nella proposta revocabile. Normalmente il bisogno che muove l'offerente a fare una proposta si deve configurare come a lui personale, se non risulti, per la rinuncia al potere di revoca, un'immanenza dell'interesse nel patrimonio di lui. Per giunta, non sempre gli eredi sono a notizia della proposta fatta dal loro autore, e pertanto non potrebbero sempre impedire tempestivamente la perfezione del contratto ove non lo trovassaro di loro convenienza. Diversa è però la situazione che, in base al nuovo codice, si profila nell'ipotesi in cui il proponente sia un imprenditore. L'interesse all'affare in tal caso si scorpora dal proponente per incarnarsi nell'organizzazione, che egli aveva creata con carattere di continuità; è coerente allora che la proposta passi all'erede, come passa all'erede ogni interesse relativo all'impresa. Questa è ordinata in modo tale che la conoscenza di un affare concluso o proposto può agevolmente risultare o dalla notizia che ne hanno coloro ai quali il proponente ha conferito il potere di trattare affari, o dalla conoscenza che possono averne gli altri preposti dell'imprenditore a motivo del loro ufficio, ovvero dalle registrazioni che ne sono state fatte. Gli eredi dell'imprenditore sono perciò in condizione di conoscere, immediatamente dopo la morte del loro autore, se esistono affari in corso dl perfezionamento; possono cosi apprezzare tempestivamente la convenienza dell'affare in relazione alla nuova situazione dell'impresa ed eventualmente far luogo alla revoca della proposta. L'erede però potrà revocare la proposta soltanto se nel frattempo non sia pervenuta l'accettazione all'indirizzo dell'imprenditore defunto; quando poi, dalle dimensioni della impresa (piccolo imprenditore), dalla natura dell'affare o da altre circostanze, possa desumersi che l'affare medesimo era collegato con l'esistenza in vita dell'imprenditore proponente, la morte di questo impedirà perfezione del contratto (art. 1330 del c.c., in fine). Si regola, nell'art. 1330 del c.c., la successione nella proposta dell'imprenditore senza distinguere il caso in cui questi, in base al libro del lavoro, abbia obblighi di registrazione e di tenuta di libri contabili, dal caso in cui tali, obblighi non sono imposti.

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