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Arriva l’assistente materna per aiutare le neomamme dopo la nascita del figlio, ma è subito polemica, vediamo perché

Arriva l’assistente materna per aiutare le neomamme dopo la nascita del figlio, ma è subito polemica, vediamo perché
Il Governo sta pianificando una nuova figura di assistenza ai neogenitori in aggiunta alla riforma del congedo parentale già attiva da agosto
L’assistente materna è la nuova figura a cui sta pensando il governo Meloni per aiutare le neomamme con i propri neonati. Tale proposta potrebbe essere inserita nella futura legge di bilancio o nel collegato alla legge di bilancio. Per tale figura il Governo avrebbe intenzione di stanziare tra i 100 e i 500 milioni di euro per il 2024. Questa nuova figura in soccorso dei neogenitori si aggiunge alla riforma del congedo parentale approvata lo scorso mese.

Chi è l’assistente materna?
Questa nuova figura avrà il compito di accompagnare le neomamme nei primi sei mesi di vita del bambino, per sostenerle nelle prime e più delicate fasi della maternità. Stando a quanto appreso finora, tale assistente si recherà direttamente nelle case delle neomamme o, in alternativa, sarà disponibile per chiamate e videochiamate di supporto.
Il compito dell’assistente materna sarà quello di supportare le mamme nei primi mesi di vita del neonato e sciogliere tutti i loro dubbi, ad esempio su come allattare correttamente o come fasciare il bebè. Quella dell’assistente materna non sarebbe una figura sanitaria, dunque non occorrerà una laurea per poter esercitare, bensì un semplice corso di formazione della durata di sei o nove mesi.
Inoltre, oltre a supportare le neomadri nella fase delicata, e spesso solitaria, della prima parte dell’infanzia del piccolo, alla base della proposta del governo c’è anche l’intenzione di alleggerire il carico sanitario. Spesso le famiglie si rivolgono al pediatra o ad altre figure specialistiche per problemi non medici ma attinenti al quotidiano e che potrebbero, invece, essere risolti da una figura competente in materia. Le modalità operative saranno in parte stabilite con le Regioni. L’idea del governo è quella rendere disponibile l’assistente materna, su richiesta delle mamme per circa 20 ore per i primi 3 mesi, estendibili fino a sei. Si prevedono, inoltre, tre assistenti materne ogni 20mila abitanti.

Non sono mancate ovviamente le polemiche. Di fronte a questa proposta, la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica ha scritto le sue considerazioni, decisamente critiche: "Restiamo sconcertate e indignate di fronte al fatto che il decisore possa immaginare di poter creare nuove figure professionali che vanno tra l’altro a sovrapporsi per competenze a quelle già esistenti".

Quali sono le novità del congedo parentale 2023?
Innanzitutto per congedo parentale si intende un periodo di astensione facoltativa dal lavoro che spetta ai genitori lavoratori o a uno di essi che ne faccia richiesta. Tale disciplina è stata recentemente riformata e ampliata con il D. Lgs. 105/2022, entrato in vigore il 13 agosto.
A differenza del congedo di maternità o del congedo di paternità per la nascita del figlio, che è obbligatorio, il congedo parentale è un periodo di astensione dal lavoro solo facoltativo. Se richiesto, viene concesso a madre e padre, anche contemporaneamente, per prendersi cura del bambino nei suoi primi 12 anni di vita.

ll congedo parentale, sia pur con alcune differenziazioni, spetta a tutti i lavoratori dipendenti che siano genitori naturali, adottivi o affidatari. Nello specifico, lavoratori e lavoratrici dipendenti del settore privato, del settore pubblico, autonomi e quelli iscritti alla Gestione Separata.
Il congedo parentale dura 10 mesi, che possono arrivare a 11 nel caso in cui il padre si astenga per un periodo intero o frazionato (non inferiore a 3 mesi). Con la riforma, il congedo è adesso indennizzato dall’INPS per 9 mesi divisi così: per 8 mesi pari al 30% della retribuzione e per un mese pari all’80% della retribuzione per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, ma solo se fruito entro i primi 6 anni di vita del minore.
I genitori lavoratori, esclusi quelli autonomi per cui il periodo di astensione dal lavoro in maniera facoltativa è fruibile entro il primo anno di vita del figlio, godono del permesso fino ai 12 anni del figlio che si contano, in caso di adozione o affidamento, dall’ingresso in famiglia del bambino. Come accennato, invece, il mese di congedo indennizzato all’80% spetta solo ai lavoratori dipendenti entro i primi 6 anni di vita del minore.


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