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Articolo 341 bis

Codice Penale

Oltraggio a pubblico ufficiale

Dispositivo dell'art. 341 bis Codice Penale

(1) Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone (2) , offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni.
La pena è aumentata se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. Se la verità del fatto è provata o se per esso l’ufficiale a cui il fatto è attribuito è condannato dopo l’attribuzione del fatto medesimo, l’autore dell’offesa non è punibile.
Ove l’imputato, prima del giudizio, abbia riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso sia nei confronti della persona offesa sia nei confronti dell’ente di appartenenza della medesima, il reato è estinto (3).

Note

(1) La disposizione in esame è stata aggiunta dall’art. 1, comma 8, della l. 15 luglio 2009, n. 94 (c.d. pacchetto sicurezza), che ha quindi reintrodotto, seppur con qualche variazione, il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, fino al 1999 previsto dall'art. 341 e quindi abrogato dalla l. 25 aprile 1999, n. 205 (art. 18, comma 1).
(2) La norma richiede come presupposto la presenza di più persone, che invece nella formulazione originaria ex art. 341 era considerata quale circostanza aggravante speciale.
(3) Si tratta di una causa di estinzione del reato, che opera in presenza di un possibile risarcimento del danno, che sottende lo steso principio su cui si basa la circostanza attenuante di cui all'art. 61, n. 6 e dalla quale si differenzia in quanto il risarcimento deve esser diretto non solo al soggetto passivo, ma anche all'ente cui questo appartiene.

Ratio Legis

La dottrina tradizionale rivede in tale norma la protezione del prestigio degli organi e dei soggetti investiti di pubbliche funzioni, concezione legata alla considerazione di privilegio di cui godevano tali soggetti all'epoca dell'emanazione del Codice Rocco. Ora, come più volte sostenuto dalla stessa Corte Costituzionale, si preferisce considerare in tale sede oggetto di tutela l'interesse al buon andamento della P.A., che è alla base di tutti i reati di oltraggio.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 42900/2013

Non può ravvisarsi continuità normativa tra le due figure di illecito penale di oltraggio a pubblico ufficiale, l'una abrogata per effetto dell'art.18 legge n. 205 del 1999, l'altra introdotta dalla legge n. 94 del 2009, sia per la diversità strutturale e la differente tipologia di azione necessaria ad integrare il reato, sia per il notevole distacco temporale tra abrogazione della precedente fattispecie ed introduzione della nuova.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 341 bis del c.p.

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Anonimo chiede
mercoledì 29/03/2017 - Puglia
“Sono indagato per offesa a pubblico ufficiale. Vorrei sapere quali rischi corro, come mi devo comportare e quanto mi può costare la difesa di un avvocato penalista.
grazie

Consulenza legale i 04/04/2017
Nonostante il quesito parli di “offesa”, si ritiene che il caso di specie abbia per oggetto il delitto di “oltraggio a pubblico ufficiale” che, dopo essere stato abrogato nel 1999, è stato reintrodotto nel 2009.

L’art. art. 341 bis del c.p. recita: “chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l'onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d'ufficio ed a causa o nell'esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni. La pena è aumentata se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato. Se la verità del fatto è provata o se per esso l'ufficiale a cui il fatto è attribuito è condannato dopo l'attribuzione del fatto medesimo, l'autore dell'offesa non è punibile. Ove l'imputato, prima del giudizio, abbia riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso sia nei confronti della persona offesa sia nei confronti dell'ente di appartenenza della medesima, il reato è estinto.”
Il soggetto passivo di tale reato è il pubblico ufficiale, la cui nozione si rinviene nell’art. art. 357 del c.p.: “agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi”.

L’elemento oggettivo di tale reato è composto da quattro elementi:
1) l’offesa all’onore e al prestigio del P.U.;
2) l’offesa è perpetrata in luogo aperto al pubblico;
3) la presenza di più persone;
4) l’offesa si compia mentre il P.U svolge un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni.

Di particolare interesse, è la causa di estinzione del reato stabilita dall’ultimo comma dell’art. art. 341 bis del c.p.: se l’indagato/imputato risarcisce interamente il danno, sia nei confronti del P.U. offeso che dell’ente di appartenenza, il reato è estinto.
Per rispondere alla seconda parte del quesito, si osserva che i nuovi parametri di cui al D.M. 55/2014 suddividono l’attività dell’avvocato in fasi (studio/istruttoria/decisionale) e per difficoltà della pratica (valore minimo, medio e massimo).
Non potendo sapere il grado di difficoltà della pratica (che può variare in base ad una serie di elementi: gravità delle offese, numero di persone coinvolte, presenza di testimoni, possibilità di svolgere indagini difensive, etc) è possibile affermare che, in caso di risarcimento del danno, il compenso dell’avvocato si limiterebbe alla fase di studio e introduttiva con una conseguente e sensibile riduzione dell’onorario.
Ovviamente, il risarcimento del danno presuppone il riconsocimento, da parte dell'autore, del fatto commesso. Laddove invece la S.V. intenda affrontare il processo per veder affermata la propria innocenza, valgono le considerazione di cui sopra circa i parametri degli onorari legali.

Infine, si segnala che l’indagato/imputato con un reddito imponibile inferiore ad euro 11.528,41 può chiedere di essere ammesso al gratuito patrocinio.
Qaunto potrebbe costare, invece, l'assitenza di un avvocato penalista non è possibile dirlo senza avere maggiori informazioni. Si consiglia, senz'altro, di consultarne più d'uno, fornendo tutti i dati del caso, e di farsi fare dei preventivi.

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