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Articolo 448

Codice di Procedura Penale

Provvedimenti del giudice

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Dispositivo dell'art. 448 Codice di Procedura Penale

1. Nell'udienza prevista dall'articolo 447, nell'udienza preliminare, nel giudizio direttissimo e nel giudizio immediato, il giudice, se ricorrono le condizioni per accogliere la richiesta prevista dall'articolo 444, comma 1, pronuncia immediatamente sentenza. Nel caso di dissenso da parte del pubblico ministero o di rigetto della richiesta da parte del giudice per le indagini preliminari, l'imputato, prima della dichiarazione di apertura del dibattimentodi primo grado, può rinnovare la richiesta e il giudice, se la ritiene fondata, pronuncia immediatamente sentenza. La richiesta non è ulteriormente rinnovabile dinanzi ad altro giudice. Nello stesso modo il giudice provvede dopo la chiusura del dibattimento di primo grado o nel giudizio di impugnazionequando ritiene ingiustificato il dissenso del pubblico ministero o il rigetto della richiesta (1) (2).
2. In caso di dissenso, il pubblico ministero può proporre appello [594] (3); negli altri casi la sentenza è inappellabile [568 2] (4) (5) (6).
3. Quando la sentenza è pronunciata nel giudizio di impugnazione, il giudice decide sull'azione civile a norma dell'articolo 578 (7).

Note

(1) Comma così sostituito dall'art. 34, l. 16-12-1999, n. 479 (cd. «Carotti»). La nuova formulazione rimane sostanzialmente analoga alla precedente limitandosi ad adeguare il dettato normativo alle innovazioni introdotte all'istituto del patteggiamento dagli articoli precedenti.

(2) L'obbligo generale della motivazione, imposto per tutte le sentenze dagli artt. 111 Cost. e 125 3, deve essere correlato al particolare tipo di sentenza previsto dall'art. 444, che presuppone l'intervenuto accordo tra P.M. e imputato sostanzialmente su tutti gli elementi relativi al reato ed alla pena. Ne consegue che l'obbligo in parola deve ritenersi assolto con il darsi atto da parte del giudice della richiesta delle parti in ordine all'entità della pena e di aver positivamente effettuato la valutazione della correttezza della qualificazione giuridica del fatto, dell'applicazione o comparazione delle circostanze prospettate dalle parti e della congruità della pena concordata. È, infine, necessario che il giudice dia conto dei motivi che rendono inapplicabile l'art. 129 (che comporterebbe il proscioglimento dell'imputato).

(3) Presentata la richiesta di patteggiamento nei termini di cui all'art. 446, nel caso in cui il P.M. non abbia prestato il consenso, ovvero il G.I.P. abbia rigettato l'istanza l'imputato può rinnovare la richiesta di applicazione della pena, fino a che non sia stato dichiarato aperto il dibattimento. Il giudice dibattimentale per decidere, può richiedere al P.M. l'esibizione del suo fascicolo (art. 135 disp. att.) ed in caso di accoglimento, pronuncia immediatamente sentenza. Si deve precisare che l'imputato nel rinnovare l'istanza, deve proporre la stessa richiesta di patteggiamento già rigettata e non può apportare modificazioni altrimenti si vanificherebbe l'effetto preclusivo dei termini indicati nell'art. 446.

(4) La sentenza emessa a norma del presente articolo è impugnabile solo con ricorso per Cassazione (artt. 568 c.p.p. e 111 Cost.), eccettuato il caso di cui all'art. 448 2. Peraltro, sui limiti del ricorso per Cassazione esiste diversità di opinioni in seno alla giurisprudenza. Per esempio, si discute (ed esistono pronunzie di segno contrario) se il Procuratore della Repubblica e il P.G. possano proporre impugnazione in merito all'adeguatezza della pena, una volta che il P.M. abbia prestato il proprio consenso. Altra questione attiene alla possibilità di impugnare da parte dell'imputato per inosservanza dell'art. 129; in merito si è sostenuto che attesa la natura del rito del patteggiamento e della relativa sentenza (accordo tra imputato e P.M. sulla qualificazione giuridica del fatto, sulla concorrenza di circostanze, sulla comparazione tra le stesse e sull'entità della pena), l'imputato può impugnare la sentenza solo per inosservanza dell'art. 129, mentre non può rimettere in discussione profili oggettivi o soggettivi della fattispecie. Per contro, si è affermato che le finalità e la struttura del patteggiamento sono incompatibili con la previsione di una legittimazione ad impugnare in Cassazione il provvedimento che abbia accolto totalmente la richiesta delle parti.Secondo il prevalente indirizzo giurisprudenziale, l'appello erroneamente proposto avverso una sentenza di applicazione della pena ex art. 444 non è inammissibile, ma si converte in ricorso per Cassazione (Cfr. Corte di Cassazione 19-10-98, n. 10911).

(5) Deve ritenersi sussistente l'incompatibilità a giudicare per il giudice che ha rigettato la richiesta di applicazione della pena, fornita di consenso del P.M. Invero la delibazione della richiesta comporta una seppur sommaria valutazione di «merito», e, quindi, rientra nella previsione del secondo comma dell'art. 34 (dovendosi appunto intendere con il termine «giudizio» ogni forma di decisione che comporti una valutazione di merito.

(6) Se il patteggiamento è nullo poiché illegittimo, esso travolge l'intera sentenza, non solo la singola clausola invalida (ad es. se con il patteggiamento viene concessa la sospensione condizionale della pena che non poteva esser data, l'annullamento travolge tutta la sentenza e non solo la «condizionale» (Cass. III, 1-7-1992, n. 71).

(7) Cfr. disp. att. 135.


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