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Articolo 350

Codice di Procedura Civile

Trattazione

Dispositivo dell'art. 350 Codice di Procedura Civile

(1) Davanti alla corte di appello la trattazione dell'appello è collegiale ma il presidente del collegio può delegare per l'assunzione dei mezzi istruttori uno dei suoi componenti; davanti al tribunale l'appello è trattato e deciso dal giudice monocratico (2).
Nella prima udienza di trattazione il giudice (3) verifica la regolare costituzione del giudizio e, quando occorre, ordina l'integrazione di esso o la notificazione prevista dall'articolo 332, oppure dispone che si rinnovi la notificazione dell'atto di appello (4).
Nella stessa udienza il giudice (3) dichiara la contumacia dell'appellato, provvede alla riunione degli appelli proposti contro la stessa sentenza e procede al tentativo di conciliazione ordinando, quando occorre, la comparizione personale delle parti.

Note

(1) Articolo così sostituito con l. 26 novembre 1990, n. 353, in vigore dal 30 aprile 1995.
(2) Il d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha modificato il primo comma inserendo la precisazione che, mentre davanti alla corte d'appello la trattazione spetta al collegio, innanzi al tribunale l'appello è trattato dal giudice monocratico.
Le parole "ma il presidente del collegio può delegare per l'assunzione dei mezzi istruttori uno dei suoi componenti" sono, invece, state aggiunte dalla l. 12 novembre 2011, n. 183.
(3) Il termine "collegio" è stato sostituito con il più generico "giudice" con d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, in vigore dal 2 giugno 1999.
(4) Così come in primo grado, anche il giudice dell'appello deve verificare la regolarità della costituzione delle parti e della chiamata in giudizio di coloro che non si sono costituiti, al fine di garantire il principio del contraddittorio.
Pertanto, nel caso in cui l'appellato non si sia costituito ed il giudice ravvisi la nullità della notificazione, egli disporrà la rinnovazione della stessa; mentre se il giudice rilevi la regolarità della notifica, non potrà che dichiarare la contumacia del convenuto.

Ratio Legis

L'articolo è stato oggetto di rilevante riforma nel '98, che l'ha adeguato alla nuova suddivisione delle cause tra tribunale in composizione collegiale e monocratica. Il legislatore, in particolare nel riformare le riserve di collegialità per il giudizio in tribunale, ha espressamente eliminato le cause in grado di appello (art. 50 bis del c.p.c.).
Per rispondere alle medesime esigenze di semplificazione, nel 2011 l'articolo è stato ulteriormente revisionato, con l'aggiunta della previsione di una delega del collegio ad un solo suo componente al fine di assumere eventuali mezzi istruttori.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 11295/2009

I collegi delle Corti di Appello, ivi compresi quelli delle sezioni per i minorenni, essendo precostituiti ai sensi dell'art. 7 bis dell'ordinamento giudiziario, e dovendo procedere alla trattazione della causa in composizione collegiale anche in fase istruttoria, sono soggetti al principio dell'immutabilità del collegio, il quale, però, in quanto inteso unicamente ad assicurare che i giudici che pronunciano la sentenza siano gli stessi che hanno assistito alla discussione della causa, trova applicazione dall'apertura della discussione fino alla deliberazione della decisione, con la conseguenza che non è configurabile alcuna nullità nel caso di mutamento della composizione del collegio nel corso dell'istruttoria.

Cass. n. 26820/2007

Nel rito ordinario del giudizio di appello, non sussiste un principio di immutabilità del collegio prima che abbia inizio la fase della discussione, anche nel caso in cui la trattazione della causa si svolga in diverse udienze, atteso che mutamenti nella composizione del collegio sono consentiti fino all'udienza di discussione, in quanto solo da questo momento opera il principio che vieta la deliberazione della sentenza da parte di un collegio diversamente composto rispetto a quello che ha assistito alla discussione.

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