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Articolo 110

Codice di Procedura Civile

Successione nel processo

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Dispositivo dell'art. 110 Codice di Procedura Civile

Quando la parte viene meno per morte o per altra causa (1), il processo è proseguito dal successore universale o in suo confronto (2).

Note

(1) La norma disciplina sia l'ipotesi della morte della persona fisica sia il caso dell'estinzione della persona giuridica, la quale dà ugualmente luogo ad una successione a titolo universale (come accade nel caso di fusione tra società ai sensi dell'art. 2501 ss. c.c.).
Diversamente, se la persona giuridica è soggetta a liquidazione, la giurisprudenza ritiene, che, esaurite le relative operazioni, essa non sia ancora estinta finché siano ancora pendenti eventuali controversie relative a rapporti patrimoniali della società.
Nell'ambito delle vicende relative all'esistenza della persona giuridica, la cessione dell'azienda, il conferimento di azienda in una società di capitali o la devoluzione dei beni ai sensi degli artt. 31 e 32 c.c. non rientrano nelle ipotesi di successione a titolo universale, bensì di successione a titolo particolare di cui all'art. 111 del c.p.c..

(2) Le modalità con cui avviene la successione nel processo si diversificano a seconda della tipologia di processo. Se si tratta di processo esecutivo, la successione verifica in maniera automatica, senza formalità. Diversamente, nel processo di cognizione la norma in esame va integrata con la disciplina dell'interruzione del processo di cui agli artt.299 c.p.c. e ss.


Ratio Legis

La norma descrive il fenomeno della successione universale, caratterizzato dal trasferimento in capo al successore della totalità dei rapporti trasmissibili del de cuius, tra cui anche la sua posizione processuale eventualmente in atto al momento della morte. Pertanto, il successore avrà nel giudizio gli stessi poteri ed oneri del dante causa e non potrà proporre domande nuove o istanze istruttorie dalle quali il de cuius sia decaduto.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 110 del c.p.c.che hanno ricevuto risposta dalla redazione di Brocardi.it

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it. Trattasi di quesiti per cui è stato richiesto il servizio di risposta a pagamento o che presentano particolare interesse giuridico in ragione del quale la redazione ha ritenuto di rispondere gratuitamente.

Quesito n. 12105/2015 venerdì 9 gennaio 2015

ROCCO B. chiede

Sono il presidente di una cooperativa a mutualità non prevalente.
Premesso che la società, ha in corso una causa per risarcimento danni riferito al mancato affidamento di una gara di appalto. In sede ispettiva da parte dell’autorità governativa, la cooperativa verrà posta in liquidazione d’ufficio, senza la nomina del commissario liquidatore per non aver presentato il bilancio per due anni. La cooperativa, comunque è inattiva e per evitare di pagare i costi di gestione e non sapendo quanto tempo potrebbe durare la causa, si è decisa di cessarla. Tanto premesso, CHIEDO, in che modo posso continuare la causa cessando definitivamente la cooperativa?
E' possibile effettuare la cessione ad un socio al fine di farlo subentrare nel rapporto giudiziario?
E' possibile applicare l'art 110 del c.d.c. al caso in questione?
Indicare soluzioni alternative per la risoluzione del caso.
Indicare la normativa e la prassi da adottare per non perdere il diritto a continuare la causa.
Grazie

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 12105/2015 [risposta a pagamento]

Le Sezioni unite della Corte di cassazione (sentenza 22.2.2010, n. 4062) sono intervenute proprio nella materia di cui tratta il quesito in esame.
Il loro intervento si era reso necessario a seguito della modifica operata all’art. 2495 del c.c. da parte del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6.
La Suprema Corte ha stabilito che l’iscrizione della cancellazione della società di capitali nel Registro delle Imprese, determina, dal 1 gennaio 2004, data d’entrata in vigore della modifica normativa apportata all’art. 2495 c.c., l'estinzione della società. Quanto alle società di persone, dal 1 gennaio 2004, esclusa l'efficacia costitutiva della cancellazione iscritta nel registro, può affermarsi la efficacia dichiarativa della pubblicità della cessazione dell’attività di impresa collettiva: si desumeva quindi il venir meno della capacità e legittimazione delle società "anche se perdurino rapporti o azioni in cui le stesse società sono parti".
Il caso sottoposto alla Suprema Corte riguardava proprio una società cooperativa, cancellata nel 2004, che è stata considerata da tale data "estinta e, pertanto, priva di legittimazione sostanziale e processuale”.

Il tema è stato nuovamente affrontato ed approfondito dalla Suprema Corte nel 2013 (Sezioni Unite, 12.3.2013, n.6071).

Si rileva che, mentre per quanto riguarda i debiti, la cancellazione della società innesca un fenomeno successorio disciplinato normativamente, purtroppo il legislatore nulla dice circa la sorte dei residui attivi non liquidati e delle sopravvenienze attive della liquidazione di una società cancellata dal registro.
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno ritenuto applicabile anche in questo caso l'ipotesi di una successione dei soci, per certi versi analoga a quella che opera per i residui e le sopravvenienze passivi.
La motivazione di tale interpretazione sta nella ragionevolezza della trasmissione in capo ai soci di quei beni o diritti che tra loro sarebbero stati ripartiti se la società fosse rimasta in vita: pertanto, appare sostenibile che, sparita la società, s'instauri tra i soci medesimi un regime di contitolarità o di comunione indivisa sui residui o le sopravvenienze attive.

Sotto il profilo della legittimazione processuale, il giudice di legittimità, ha sostenuto che, quando la cancellazione e la conseguente estinzione della società abbiano avuto luogo in pendenza di una causa di cui la società stessa era parte, sia applicabile la disposizione dell'art. 110 del c.p.c.: difatti, tale articolo menziona, sì, la "morte" (che si riferisce solo alle persone fisiche), ma altresì qualsiasi "altra causa" per la quale la parte venga meno, e quindi anche l'ipotesi dell'estinzione dell'ente collettivo ("Se l'estinzione della società cancellata dal registro intervenga in pendenza di un giudizio del quale la società è parte, si determina un evento interruttivo del processo, disciplinato dagli artt. 299 e segg. c.p.c., con possibile successiva eventuale prosecuzione o riassunzione del medesimo giudizio da parte o nei confronti dei soci", 6071/2013 cit.).

Nel caso di specie, tuttavia, la causa ad oggi pendente, in cui è parte la cooperativa, contempla una domanda di risarcimento danni, cioè non un credito liquido ed esigibile (es. fattura non pagata), bensì un credito dall'ammontare ancora incerto o illiquido. Anche in questo caso si verifica il fenomeno successorio in capo ai soci della società cancellata?
La Corte di cassazione a Sezioni Unite ha risposto in modo negativo: "Qualora all'estinzione della società, conseguente alla sua cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: [...] b) si trasferiscono del pari ai soci, in regime di contitolarità o di comunione indivisa, i diritti ed i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta, ma non anche le mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, né i diritti di credito ancora incerti o illiquidi la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un'attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale) il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato".

Più precisamente, questo è il passaggio in cui si affronta il problema dei crediti illiquidi ed incerti della società: "È ben possibile che la stessa scelta della società di cancellarsi dal registro senza tener conto di una pendenza non ancora definita, ma della quale il liquidatore aveva (o si può ragionevolmente presumere che avesse) contezza sia da intendere come una tacita manifestazione di volontà di rinunciare alla relativa pretesa (si veda, ad esempio, la fattispecie esaminata da Cass. 16 luglio 2010, n. 16758); ma ciò può postularsi agevolmente quando si tratti, appunto, di mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, cui ancora non corrisponda la possibilità d'individuare con sicurezza nel patrimonio sociale un diritto o un bene definito, onde un tal diritto o un tal bene non avrebbero neppure perciò potuto ragionevolmente essere iscritti nell'attivo del bilancio finale di liquidazione. Ad analoghe conclusioni può logicamente pervenirsi nel caso in cui un diritto di credito, oltre che magari controverso, non sia neppure liquido: di modo che solo un'attività ulteriore da parte del liquidatore - per lo più consistente nell'esercizio o nella coltivazione di un'apposita azione giudiziaria - avrebbe potuto condurre a renderlo liquido, in vista del riparto tra i soci dopo il soddisfacimento dei debiti sociali. In una simile situazione la scelta del liquidatore di procedere senz'altro alla cancellazione della società dal registro, senza prima svolgere alcuna attività volta a far accertare il credito o farlo liquidare, può ragionevolmente essere interpretata come un'univoca manifestazione di volontà di rinunciare a quel credito (incerto o comunque illiquido) privilegiando una più rapida conclusione del procedimento estintivo".

Nella vicenda in esame, quindi, dal punto di vista processuale opera l'art. 110 c.p.c., quindi il processo sarà interrotto per il venire meno della società, ma potrà essere riassunto e quindi proseguito dai soci. Tuttavia, dal punto di vista sostanzale, la cancellazione volontaria della cooperativa potrebbe essere interpretata come rinuncia al credito azionato nella causa pendente di risarcimento del danno e quindi la controparte potrebbe opporre tale rinuncia una volta che il processo sia stato riattivato. Si tratterebbe di una eccezione di un certo peso, in quanto proprio con la sentenza 6071/2013 le Sezioni Unite decidevano per l'appunto un caso che vedeva una società cancellata, ma che aveva pochi mesi prima intrapreso una causa per ottenere un credito illiquido ed incerto. In quel caso la Cassazione ritenne comunque legittimo l'intervento dei soci in veste di successori della società, in quanto la rinuncia al credito non si poteva presumere, perché la cancellazione della società era avvenuta nel 2002 e l'effetto estintivo non era "voluto", ma venne imposto nel 2004 a motivo della riforma societaria. Ragionando a contrario, una cancellazione operata oggi, nel 2015, con noto effetto estintivo, potrebbe far legittimamente presumere la rinuncia al diritto di credito da parte della cooperativa.

Se si vuole evitare di pervenire a questa situazione di incertezza, si può pensare ad una cessione del diritto al risarcimento a uno o più soci.
La giurisprudenza di legittimità ha affermato che non esistono particolari ragioni per ritenere inammissibile una cessione del diritto di credito al risarcimento del danno patrimoniale, laddove esso non sia di natura strettamente personale e non sussista specifico divieto normativo al riguardo (ad esempio, si è ritenuto cedibile il diritto al risarcimento del danno nascente da sinistro stradale, v. ex multis Cass. civ., sez. III, 3.10.2013 n. 22601). Cass. civ., sez. III, 24.5.2001 n. 7083 ha sottolineato che "l'art. 1260 c.c., nel consentire al creditore di trasferire il proprio credito anche senza il consenso del debitore, non prevede che tale credito debba avere i requisiti della liquidità ed esigibilità. Può, pertanto, formare oggetto di cessione anche un credito non determinato nell'ammontare o un credito non esibigile".

Quindi, si dovrà analizzare la natura del risarcimento chiesto dalla cooperativa (ad esempio, si chiede solo una somma di denaro o anche di poter eseguire i lavori?) e se si potranno escludere il carattere di stretta personalità - come ci sembra, se il credito ha ad oggetto solo un importo in denaro - e l'esistenza di norme che espressamente ne vietino la cessione, questa potrà essere operata a favore di un socio, il quale potrà quindi intervenire nel giudizio nei confronti della stazione appaltante.
L'art. 111 del c.p.c. stabilisce infatti che se nel corso del processo il diritto controverso viene trasferito con atto tra vivi a titolo particolare, il processo prosegue tra le parti originarie, ma il successore a titolo particolare può intervenire o essere chiamato nel processo e, con il consenso delle altre parti, l'alienante può essere estromesso.

Tag: cancellazione società, legittimazione processuale, estinzione società

Quesito n. 8551/2013 venerdì 9 agosto 2013

roberto chiede

Salve volevo sapere se io vendo una mia casa con una causa in corso per motivi di distanze, io sono la parte attrice, la causa sta andando a mio favore, se vendo la casa ho titolo per continuare la causa o solo chi acquista la mia casa ha titolo a continuare la causa, grazie.

Tag: successione a titolo particolare nel diritto controverso

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 8551/2013 [risposta gratuita]

L'ipotesi descritta nel quesito proposto viene disciplinata dall'art. 111 del c.p.c., intitolato "Successione a titolo particolare nel diritto controverso". La norma è chiara nel disporre che se nel corso di un processo il diritto controverso viene trasferito per atto tra vivi a titolo particolare, il processo prosegue tra le parti originarie, cioè tra coloro che fin dall'inizio hanno assunto la veste di attore e convenuto. Di conseguenza, il trasferimento del diritto controverso per atto tra vivi non produce effetti sul rapporto processuale, il quale continua tra le parti originarie. Il soggetto che trasferisce il diritto prosegue nel processo nella veste di sostituto processuale del soggetto che acquista il diritto, facendo valere il diritto di cui quest'ultimo è titolare in base all'avvenuto trasferimento.