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Articolo 346 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n.1443)

Decadenza dalle domande e dalle eccezioni non riproposte

Dispositivo dell'art. 346 Codice di procedura civile

Le domande (1) e le eccezioni (2) non accolte nella sentenza di primo grado, che non sono espressamente riproposte (3) in appello, si intendono rinunciate.

Note

(1) La domanda "non accolta" è sia quella rigettata, ma anche quella ritenuta assorbita (in conseguenza della decisione di altre questioni ad essa pregiudiziali) o comunque non esaminata in primo grado.
(2) Le eccezioni "non accolte" sono quelle respinte o dichiarate assorbite o pretermesse dal giudice di primo grado.
Vanno sempre espressamente riproposte, essendo indifferente il fatto che si tratti di eccezioni di merito o di rito.
Secondo la giurisprudenza, in ogni caso il giudice di appello deve riesaminare le questioni pregiudiziali di rito e quelle preliminari di merito, anche laddove non riproposte dalla parte.
(3) La riproposizione delle domande e delle eccezioni non accolte, anche laddove si tratti di eccezioni e domande riconvenzionali, non richiede particolare formalismo e può essere effettuata in qualsiasi modo, purché risulti in modo chiaro ed univoco la volontà della parte di riproporle.

Ratio Legis

Il legislatore ha stabilito una presunzione assoluta di rinuncia alle domande ed eccezioni non espressamente riproposte in appello. Tale presunzione, però, non troverebbe applicazione nei confronti dell'appellato contumace: è opinione comune che le domande ed eccezioni da questi proposte nel giudizio di primo grado debbano essere riesaminate d'ufficio dal giudice di appello.

Massime relative all'art. 346 Codice di procedura civile

Cass. n. 2051/2014

Qualora l'appellato miri all'accoglimento della propria domanda nei confronti del chiamato in garanzia, per l'ipotesi in cui venga accolta la domanda principale proposta nei suoi confronti dall'attore rimasto soccombente in primo grado, non è necessaria la proposizione di appello incidentale condizionato, essendo sufficiente la riproposizione, ex art. 346 cod. proc. civ., della domanda non esaminata dal primo giudice per essere stata respinta la domanda principale, in quanto la parte vittoriosa in primo grado non ha motivo di dolersi dell'impugnata sentenza né dispone di elementi sui quali fondare le proprie censure sicché non può che limitarsi, per superare la presunzione di rinunzia, a riproporre la domanda di garanzia non esaminata, ancorché il rapporto dedotto in giudizio con l'appello principale sia diverso da quello concernente la domanda proposta nei confronti dei chiamati in causa.

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