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Diritto internazionale privato -

Il forum necessitatis nelle controversie transnazionali

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2021
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Universitą degli Studi di Pavia
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
Fin dall’avvento nel 1992 del Trattato di Maastricht, l’attuale Unione europea ha fondato la sua evoluzione su tre differenti aree di sviluppo politico, ritenute fondamentali. Tra queste, particolare importanza ha rivestito fino ad oggi la cooperazione in materia di giustizia, la quale inevitabilmente si è a sua volta improntata al rispetto dei più fondamentali diritti di equo ed effettivo accesso alla giustizia, come d’altronde enunciati anche all’interno dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. A tal proposito, lo scopo che il legislatore comunitario ha dimostrato di voler fin da subito perseguire era quello di rendere sempre più profonda la cooperazione tra i singoli Stati membri, incentivando l’adozione regolamentare non solo del mutuo riconoscimento tra giudicati, ma anche ove possibile della diretta esecuzione delle sentenze. Così facendo l’intento era quello di garantire il più facile accesso alla giustizia per i singoli ricorrenti ed incentivare la circolazione delle sentenze a livello comunitario, basata su un’imprescindibile sempre maggiore fiducia reciproca tra Stati. Al contempo però indirettamente ha contribuito a rafforzare la libera circolazione delle persone fisiche, implementando ulteriormente l’interconnessione reciproca. Proprio in tale ottica, dunque, deve essere letta l’introduzione di alcuni fondamentali regolamenti comunitari, tra cui il Regolamento N. 44/2001 (c.d. Regolamento Bruxelles I) e la sua rifusione successiva e allo stesso modo altri successivi regolamenti maggiormente settoriali, tra i quali possono essere annoverati quelli in materia matrimoniale o successoria. Uno degli obbiettivi cardine a cui un sistema giuridico completo per sua natura tende è quello di garantire non solo un equo esercizio della giurisdizione, ma in primo luogo quello di assicurare un pieno ed effettivo accesso alla giustizia, onde evitare il pericolo di denegata giustizia. Fin da subito dunque apparve chiaro come il sistema giurisdizionale europeo creatosi subito dopo Maastricht potesse essere considerato ben lontano dal dirsi completo. All’interno dello stesso regolamento Bruxelles I – uno dei primi ad essere introdotto in materia civile e commerciale – diversi problemi erano sorti tra cui quello dell’esecutività delle sentenze. A tal fine, dunque, il legislatore comunitario avviò fin dall’inizio degli anni 2000 una profonda opera di revisione regolamentare allo scopo sia di rendere sempre più efficace la cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri, che di garantire un accesso effettivo alla giustizia. Proprio in quest’ottica per la prima volta nei regolamenti comunitari, nel 2009 all’interno del regolamento in materia di obbligazioni alimentari, il legislatore europeo introdusse uno strumento ancora inattuato a livello dell’Unione e con l’evidente obbiettivo di assicurare anche in termini di competenza residuale l’accesso alle corti. Ispirandosi infatti ad alcune legislazioni nazionali più avanguardiste in tal senso, il legislatore europeo introdusse per la prima volta il forum necessitatis, criterio di collegamento di ultima istanza finalizzato proprio a garantire ai ricorrenti in ogni circostanza l’effettivo accesso ad un giudice comunitario. Pur essendosi fatti numerosi passi avanti e pur avendo esteso tale criterio di competenza anche ad altri regolamenti, la giurisdizione di necessità ad oggi resta ancora uno strumento sicuramente residuale se si guarda alla mole complessiva dei regolamenti comunitari. Le ragioni di tale scelta sono difficilmente comprensibili, ma proprio questo sarà lo scopo nelle pagine che seguiranno. L’analisi che qui viene presentata, infatti, si propone di ripercorrere il percorso fino ad ora intrapreso da parte del legislatore europeo nell’adozione della competenza di necessità, compiendo in primo luogo una breve panoramica della legislazione di alcuni Stati membri che già prevedevano al loro interno tale strumento, per poi spingersi ad analizzare tutti quei regolamenti comunitari a cui esso è stato esteso. Nel far ciò, in particolar modo, l’obbiettivo sarà anche quello di analizzare le determinanti conseguenze giurisprudenziali, che sono conseguite dalla scelta applicativa solo parziale che ad oggi è stata effettuata. Varie sono le motivazioni politiche e giuridiche che si pongono alla base di tale situazione - che non si mancherà di provare in ultimo a mettere in evidenza - ma ancora più importanti sono state le conseguenze giuridiche in termini di garanzie dei diritti fondamentali dei singoli ricorrenti, a cui inevitabilmente non potrà non dedicarsi spazio trattando anche alcuni recenti sviluppi giurisprudenziali.

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