Cassazione penale Sez. I sentenza n. 2553 del 7 marzo 1996

(2 massime)

(massima n. 1)

Il delitto di omicidio preterintenzionale, richiede la volontarietà delle lesioni alle quali consegue la morte dell'aggredito che a differenza dell'ipotesi di omicidio volontario non è voluta, neppure nella forma eventuale ed indiretta della previsione e della accettazione del rischio. Questo elemento intenzionale è desumibile essenzialmente dalle modalità esteriori dell'azione dalla micidialità dei mezzi usati, dalla reiterazione degli atti lesivi, dalla vitalità delle parti del corpo della vittima attinte dall'agente.

(massima n. 2)

La circostanza aggravante del motivo futile può essere applicata anche nel caso in cui il colpevole abbia agito in stato di ubriachezza. Infatti ai sensi dell'art. 92 c.p. l'ubriachezza volontaria o colposa non esclude l'imputabilità, di guisa che i motivi che hanno determinato l'ubriaco al delitto debbono essere valutati con criteri analoghi a quelli adottati per la persona normale.

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