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Articolo 133 ter Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Pagamento rateale della multa o dell'ammenda

Dispositivo dell'art. 133 ter Codice penale

Il giudice, con la sentenza di condanna o con il decreto penale, può disporre, in relazione alle condizioni economiche del condannato, che la multa o l'ammenda venga pagata in rate mensili da tre a trenta. Ciascuna rata tuttavia non può essere inferiore a quindici euro.

In ogni momento il condannato può estinguere la pena mediante un unico pagamento (1).

Note

(1) La disposizione in esame è stata aggiunta successivamente, attraverso l'intervento legislativo operato con legge 24 novembre 1981, n. 689. Si ricordi che la scelta del giudice ovviamente deve essere adeguatamente motivata, tendendo conto del rapporto tra le disagiate condizioni economiche del reo e l'entità della pena.

Ratio Legis

La norma costituisce un'applicazione del principio del favor rei, dal momento che prevede la possibilità di un pagamento rateizzato della pena pecuniaria, se il soggetto si trova in difficoltà economiche, diversamente da quanto accadeva prima della riforma del 1981, quando la rateizzazione era consentita soltanto a chi, in temporanea crisi di liquidità, offrisse adeguate garanzie personali o reali.

Spiegazione dell'art. 133 ter Codice penale

Le condizioni economiche del reo, oltre che per la determinazione delle pene pecuniarie di cui all'articolo precedente, rilevano anche secondo quanto disposto dalla presente norma.

Invero, per non rendere eccessivamente difficile l'adempimento delle sanzioni pecuniarie della multa o dell'ammenda, il giudice può disporne il pagamento in forma rateale, da un minimo di tre fino ad un massimo di trenta rate mensili (minimo 15 € l'una).

Tuttavia al condannato è consentito di estinguere in seguito l'intera pena pecuniaria mediante un unico pagamento.

Massime relative all'art. 133 ter Codice penale

Cass. pen. n. 38771/2014

La rateizzazione della pena pecuniaria, ex art. 133 ter cod. pen., costituisce oggetto della discrezionalità del giudice ed è, pertanto, sottratta all'accordo delle parti in sede di applicazione della pena su richiesta delle stesse. Tuttavia, qualora in tale sede, sia presentata richiesta di rateizzazione il giudice deve procedere alla sua valutazione.

Cass. pen. n. 42015/2011

È illegittima la decisione con cui il giudice di appello rigetti la richiesta di rateizzazione della pena pecuniaria omettendo di procedere alla valutazione comparativa tra l'ammontare della pena pecuniaria inflitta e le condizioni economiche del condannato, in quanto il giudice del merito, a fronte della richiesta ex art. 133 ter c.p., deve, comunque, procedere alla predetta valutazione, sulla base delle emergenze disponibili.

Cass. pen. n. 25770/2003

La rateizzazione della pena pecuniaria in ragione delle condizioni economiche della parte, prevista dall'art. 133 c.p., costituisce oggetto di mera facoltà discrezionale del giudice, come tale sottratta alla libera disponibilità delle parti. Pertanto, in caso di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell'art. 444 c.p.p., la rateizzazione non può mai costituire oggetto di accordo negoziale, di guisa che la relativa clausola deve essere considerata tamquam non esset dal giudice che, pertanto, deve disattenderla ovvero, nell'esercizio del suo potere discrezionale, può anche stabilire un numero di rate diverso da quello indicato dalle parti, senza per questo violare l'accordo negoziale.

Cass. pen. n. 4184/2000

La rateizzazione della pena pecuniaria prevista dall'art. 113 ter c.p. ha come presupposto le disagiate condizioni economiche del condannato, raffrontate all'entità della pena. Peraltro, l'imputato, per far valere la precarietà delle condizioni economiche, deve produrre ogni documentazione utile sul proprio stato e il giudice di merito, nel concedere o negare tale agevolazione, deve motivare l'esercizio del suo potere discrezionale non solo facendo riferimento generico all'art. 133 c.p., ma soprattutto mettendo in evidenza da un lato l'ammontare della pena e dall'altro le condizioni economiche del condannato. (Nella specie la Corte, su ricorso del Procuratore Generale, ha annullato la sentenza di patteggiamento con la quale si era sostituita la pena della reclusione con quella pecuniaria corrispondente, per omessa motivazione sia sulla sostituzione sia sulla rateizzazione).

Cass. pen. n. 3285/2000

L'istituto del pagamento rateale della multa, disposto ai sensi dell'art. 133 ter c.p., ha come presupposto la valutazione delle condizioni economiche del condannato raffrontate all'entità della pena inflitta in concreto, e detti presupposti devono essere adeguatamente evidenziati dal giudice di merito, anche in caso di sentenza pronunciata ex art. 444 c.p.p., nel concedere o negare tale agevolazione.

Cass. pen. n. 9349/1985

In tema di pagamento rateale della multa o dell'ammenda, di cui all'art. 133 ter c.p., introdotto dall'art. 100, L. 24 novembre 1981, n. 689, sulle modifiche al sistema penale, il giudice di merito, nel concedere o negare tale agevolazione nel pagamento della pena pecuniaria inflitta, deve motivare l'esercizio di tale potere discrezionale non solo facendo riferimento ai criteri generali contenuti nell'art. 133 c.p., ma soprattutto mettendo in evidenza da un lato l'ammontare della pena pecuniaria inflitta e dall'altro le condizioni economiche del condannato e decidendo in quale rapporto debbano essere poste queste due entità al fine di stabilire se esse consentano il pagamento in unica soluzione ovvero consiglino la rateizzazione della multa o dell'ammenda e l'ammontare delle singole rate. (Fattispecie relativa ad annullamento di decisione, sul punto del diniego dell'ammissione al pagamento rateale, motivata in base al solo criterio dell'entità della somma, senza valutare anche quella delle condizioni economiche dell'imputata, già definite precarie in sede di valutazione ai sensi dell'art. 133 bis c.p.).

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