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Articolo 109 Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza

(D.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14)

[Aggiornato al 31/01/2024]

Maggioranza per l'approvazione del concordato

Dispositivo dell'art. 109 Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza

1. (1) Salvo quanto previsto, per il concordato in continuità aziendale, dal comma 5, il concordato è approvato dai creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Nel caso in cui un unico creditore sia titolare di crediti in misura superiore alla maggioranza dei crediti ammessi al voto, il concordato è approvato se, oltre alla maggioranza di cui al primo periodo, abbia riportato la maggioranza per teste dei voti espressi dai creditori ammessi al voto. Ove siano previste diverse classi di creditori, il concordato è approvato se la maggioranza dei crediti ammessi al voto è raggiunta inoltre nel maggior numero di classi.

2. Quando sono poste al voto più proposte di concordato, si considera approvata la proposta che ha conseguito la maggioranza più elevata dei crediti ammessi al voto; in caso di parità, prevale quella del debitore o, in caso di parità fra proposte di creditori, quella presentata per prima. Quando nessuna delle proposte concorrenti poste al voto sia stata approvata con le maggioranze di cui al primo e secondo periodo del presente comma, il giudice delegato, con decreto da adottare entro trenta giorni dal termine di cui all'articolo 110, comma 2, rimette al voto la sola proposta che ha conseguito la maggioranza relativa dei crediti ammessi al voto, fissando il termine per la comunicazione ai creditori e il termine a partire dal quale i creditori, nei venti giorni successivi, possono far pervenire il proprio voto per posta elettronica certificata. In ogni caso si applicano le disposizioni del comma 1.

3. I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ancorché la garanzia sia contestata, dei quali la proposta di concordato prevede l'integrale pagamento, non hanno diritto al voto se non rinunciano in tutto od in parte al diritto di prelazione. Qualora i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca rinuncino in tutto o in parte alla prelazione, per la parte del credito non coperta dalla garanzia sono equiparati ai creditori chirografari; la rinuncia ha effetto ai soli fini del concordato.

4. I creditori muniti di diritto di prelazione di cui la proposta di concordato prevede la soddisfazione non integrale, sono equiparati ai chirografari per la parte residua del credito.

5. Il concordato in continuità aziendale è approvato se tutte le classi votano a favore. In ciascuna classe la proposta è approvata se è raggiunta la maggioranza dei crediti ammessi al voto oppure, in mancanza, se hanno votato favorevolmente i due terzi dei crediti dei creditori votanti, purché abbiano votato i creditori titolari di almeno la metà del totale dei crediti della medesima classe. In caso di mancata approvazione si applica l'articolo 112, comma 2. I creditori muniti di diritto di prelazione non votano se soddisfatti in denaro, integralmente, entro centottanta giorni dall'omologazione, e purché la garanzia reale che assiste il credito ipotecario o pignoratizio resti ferma fino alla liquidazione, funzionale al loro pagamento, dei beni e diritti sui quali sussiste la causa di prelazione. Nel caso di crediti assistiti dal privilegio di cui all'articolo 2751 bis, n. 1, del codice civile, il termine di cui al quarto periodo è di trenta giorni. Se non ricorrono le condizioni di cui al primo e secondo periodo, i creditori muniti di diritto di prelazione votano e, per la parte incapiente, sono inseriti in una classe distinta.

6. Sono esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze il coniuge o il convivente di fatto del debitore, ovvero la parte dell'unione civile con il debitore, i parenti e affini del debitore fino al quarto grado, la società che controlla la società debitrice, le società da questa controllate e quelle sottoposte a comune controllo, nonché i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della domanda di concordato. Sono inoltre esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze i creditori in conflitto d'interessi.

7. Il creditore che propone il concordato ovvero le società da questo controllate, le società controllanti o sottoposte a comune controllo, ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, del codice civile possono votare soltanto se la proposta ne prevede l'inserimento in apposita classe.

Note

(1) Articolo modificato dal D. Lgs. 17 giugno 2022, n. 83.

Spiegazione dell'art. 109 Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza

La norma indica le maggioranze richieste per l'approvazione della proposta concordataria, distinguendo a tal fine tra concordato liquidatorio e concordato in continuità.

Nel caso del concordato liquidatorio:
  1. i creditori privilegiati per i quali sia prevista la soddisfazione integrale non partecipano al voto, a meno che non abbiano rinunciato alla prelazione
  2. i creditori privilegiati per i quali sia prevista una soddisfazione parziale partecipano al voto, in qualità di chirografari, per la parte di debito incapiente
  3. la proposta si considera approvata se vi ha votato a favore la maggioranza dei crediti ammessi al voto
  4. qualora i creditori siano stati suddivisi in classi, inoltre, è necessario che la proposta sia stata approvata anche nel maggior numero di classi.
  5. la classe si considera favorevole laddove abbia votato a favore della proposta la maggior parte dei crediti appartenenti alla classe.
Nel concordato in continuità, per il quale è prescritto l'obbligo di classamento dei creditori:
  1. i privilegiati sono esclusi dal voto solo se si prevede la loro soddisfazione integrale in denaro entro 180 giorni dall'omologazione del concordato
  2. la proposta si considera approvata solo se vi hanno votato a favore tutte le classi di creditori.
  3. la classe approva la proposta laddove abbia votato a favore la maggior parte dei crediti appartenenti alla classe oppure i 2/3 dei votanti, se questi ultimi rappresentano almeno la metà dei crediti appartenenti alla classe (norma di particolare favore per il debitore)
  4. in caso di dissenso di una o più classi, ai sensi dell'art. 112, co. 2, il Tribunale può comunque omologare il concordato se si accerta che: (i) le classi dissenzienti non riceverebbero meno di quello che riceverebbero nella liquidazione giudiziale; (ii) tali classi ricevono un trattamento migliore rispetto alle classi di grado inferiore (c.d. relative priority rule); (iii) la maggioranza delle classi ha votato in favore della proposta.

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