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Articolo 1809 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Restituzione

Dispositivo dell'art. 1809 Codice civile

(1) Il comodatario è obbligato a restituire la cosa alla scadenza del termine convenuto o, in mancanza di termine, quando se ne è servito in conformità del contratto (2).

Se però, durante il termine convenuto o prima che il comodatario abbia cessato di servirsi della cosa, sopravviene un urgente e impreveduto bisogno (3) al comodante, questi può esigerne la restituzione immediata.

Note

(1) La previsione in esame costituisce argomento a favore della tesi per cui il comodato è contratto unilaterale che prevede obbligazioni a carico del solo comodatario (v. 1803 c.c.).
(2) Tali ipotesi costituiscono cause di estinzione del contratto.
(3) Secondo alcuni anche un bisogno non urgente legittima il diritto alla restituzione.

Ratio Legis

La previsione costituisce naturale sviluppo di quanto stabilito dall'art. 1803 del c.c.. La gratuità del comodato (1803, 2 c.c.), inoltre, giustifica il diritto del comodante ad esigere l'immediata restituzione del bene se ne ha necessità.

Spiegazione dell'art. 1809 Codice civile

Oggetto della restituzione

La cosa dev'essere restituita cum omni causa, con cioè tutti gli accessori ed anche coi frutti (le fonti citano, ad esempio, la cavalla col puledro, tanto se è nato prima, quanto se e nato durante il comodato). Se l'uso era impossibile senza la percezione dei frutti, la cosa dev'essere restituita in quello status fructifer in cui venne consegnata.


Tempo

Il tempo della restituzione si desume dal termine pattuito, o, in difetto, da quello deducibile dall'uso della cosa stessa, sempre salva, in ogni caso, la possibilità d'immediata risoluzione del rapporto, per urgente e impreveduto bisogno del comodante.


Luogo

Il luogo della restituzione — in mancanza di specifici patti — è determinato dagli usi, e — se questi non dispongono — è desunto dalla natura della prestazione o da altre circostanze (art. 1282 del c.c.): solo quando da tutto ciò non si possa ricavare alcun elemento, si fa capo alle norme generali (art. 1882 del c.c.). Sia gli usi, sia la natura della prestazione, sia le altre circostanze sono univoci nel far presumere che sia il comodatario a portare la cosa al comodante, e non questo a chiederla al domicilio del comodatario stesso. In tal senso è comunemente interpretata la volontà delle parti, e così sembrano orientate anche le fonti.


Restituzione anticipata

Della possibilità di risoluzione del contratto per sopravvenuta eccessiva onerosità per il comodante (nel che si sostanzia la facoltà accordata ad esso di richiedere la immediata restituzione della cosa, prima della scadenza del termine), già si è trattato più sopra.

Nessun termine di preavviso deve essere dato: solo nell'interpretazione del § 605 del B. G. B. (che prevede un'analoga norma) viene accordata, in omaggio alla buona fede, che, dopo la disdetta (Kiindingung), il comodatario abbia, a sua disposizione, un modico lasso di tempo, per portare a termine l'atto d'uso iniziato (meissige Frist zur Erledigung).


Esclusione della compensazione

Circa la disponibilità di ritardare la restituzione della cosa (o il suo valore equivalente) accampando diritti di credito in compensazione, dobbiamo riferirci a quanto già dedotto.


Effetti della mancata restituzione

Se it comodatario abbia alienato (nel qual caso è responsabile anche di appropriazione indebita), o colposamente disperso, la cosa comodata, il comodante non potrà più chiedere per impossibilita oggettiva la restituzione della cosa stessa, ma solo — come risarcimento del danno — i1 suo corrispondente valore.


Resta da sapere però quand'è che avviene questa trasformazione della prestazione specifica in quella pecuniaria dello id quod interest. II che ha una grande importanza nel caso di fallimento del comodatario, per decidere se al comodante spetti il pagamento in moneta piena, o fallimentare.

La giurisprudenza, formatasi soprattutto a seguito del clamoroso dissesto della Banca Italiana di Sconto, riteneva che la conversione avesse luogo alla scadenza del contratto, e poichè questa era posteriore alla moratoria, ne deduceva l'obbligo per il fallimento di pagare l'intero valore delle cose comodate al comodante.

La legge fallimentare (art. 79 r. d. 16 marzo 1942, n. 267) è andata in senso contrario, disponendo che è il momento della comparsa della cosa che deve prendersi in considerazione. Pertanto, se alla apertura del fallimento la cosa non c'era più, né il curatore riesce a rintracciarla, del pagamento al comodante dello equivalente valore risponderà il fallito: il che vale quanto dire che il pagamento sarà fatto in moneta fallimentare.

Se, invece, la scomparsa della cosa è avvenuta dopo, sarà il fallimento che ne risponderà, e il pagamento avverrà cosi integralmente.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1809 Codice civile

Cass. civ. n. 2103/2012

Quando un bene immobile sia dato in comodato da uno dei genitori affinché funga da residenza familiare dei futuri coniugi, il vincolo di destinazione appare idoneo a conferire all'uso, cui la cosa deve essere destinata, il carattere di elemento idoneo ad individuare il termine implicito della durata del rapporto, rientrando tale ipotesi nella previsione dell'art. 1809, primo comma, c.c.; ne consegue che, una volta cessata la convivenza ed in mancanza di un provvedimento giudiziale di assegnazione del bene, questo deve essere restituito al comodante, essendo venuto meno lo scopo cui il contratto era finalizzato.

Cass. civ. n. 12882/2009

Non sono applicabili al comodato immobiliare le norme contenute nell'articolo 6 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, ed in particolare quella di cui al comma sesto di detto articolo, che ha introdotto un criterio di quantificazione predeterminato e forfettario del risarcimento del danno da occupazione illegittima degli immobili, individuandolo nella misura del 20 per cento del canone di locazione, con esclusione di ogni altro risarcimento previsto dall'articolo 1591 c.c. Trattasi, infatti, di norme eccezionali, di efficacia temporanea e destinate ad agevolare la transizione verso il nuovo regime pattizio delle locazioni e, pertanto, la loro applicazione è rigorosamente limitata ai contratti di locazione.

Cass. civ. n. 7539/2003

La scadenza del termine convenuto per il comodato ne determina l'estinzione ed il conseguente obbligo contrattuale di restituzione del bene ricevuto, il cui inadempimento è idoneo a produrre un danno nel patrimonio del comodante, danno che il comodatario deve risarcire, ove non provi che l'inadempimento è stato determinato da causa a lui non imputabile.

Cass. civ. n. 7195/2003

In tema di comodato, poiché è sufficiente avere la disponibilità materiale della cosa per concederla ad altri a tale titolo, il comodante che agisce in giudizio per la restituzione della cosa nei confronti del comodatario ha soltanto l'onere di dimostrarne la consegna e il rifiuto di restituzione, e non anche di provare il suo diritto di proprietà su di essa, mentre spetta al convenuto dare la prova di un diverso titolo per il suo godimento.

Cass. civ. n. 539/1997

Chiunque abbia la disponibilità di fatto di una cosa, in base a titolo non contrario a norme di ordine pubblico, può validamente concederla in locazione, comodato o costituirvi altro rapporto obbligatorio ed è, in conseguenza, legittimato a richiederne la restituzione allorché il rapporto venga a cessare.

Cass. civ. n. 8326/1990

Il proprietario comodante può avvalersi, al fine di conseguire il rilascio del bene concesso ad altri in godimento, sia dell'azione di rivendica che della azione contrattuale di natura obbligatoria; in questa seconda ipotesi, l'attore non ha l'onere di provare la proprietà del bene medesimo, bensì soltanto l'esistenza del contratto di comodato e le sue implicazioni di carattere soggettivo, senza che possa rilevare al riguardo di tale regime probatorio che il convenuto abbia eccepito l'usucapione del bene in suo favore, in quanto tale pretesa non è idonea a trasformare in reale l'azione tipicamente personale proposta nei suoi confronti.

Cass. civ. n. 1083/1981

Poiché l'azione promossa dal comodante nei confronti del comodatario e diretta ad ottenere la restituzione della cosa concessa in comodato è di natura personale e prescinde dalla prova del diritto di proprietà, può essere proposta da chiunque, avendo avuta la disponibilità materiale della cosa stessa, dimostri di averla consegnata ad altri a titolo gratuito affinché se ne servisse per un uso determinato, con l'obbligo di custodirla con la diligenza del buon padre di famiglia e di restituirla alla scadenza del contratto, ovvero a sua richiesta.

Cass. civ. n. 211/1981

Nel comodato il termine di restituzione della cosa può essere fissato anche in relazione ad un evento futuro ed incerto, perché elemento essenziale caratterizzante il comodato è la gratuità della concessione del godimento della cosa per un uso determinato, e non anche la precarietà della concessione (esistente solo quando non sia stato pattuito un termine finale del rapporto, nel qual caso, a norma dell'art. 1810 c.c., il comodatario è tenuto alla restituzione della cosa non appena il comodante la richiede), per cui la determinazione del momento, nelle sue varie possibili modalità, della cessazione del rapporto, con il conseguente attualizzarsi dell'obbligo di restituzione della cosa, è lasciato all'autonomia negoziale delle parti.

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GIUSEPPE G. chiede
giovedì 12/01/2017 - Sicilia
“Sono Single e convivo da 15 anni circa con la mia compagna a casa di lei,la cui figlia e suo marito aventi un bambino di 18 mesi e 7 cani,mi hanno chiesto la mia villetta con un contratto di comodato d'uso gratuito pagando solo le tasse comunali, quali Tari,Tasi,acqua, luce. Etc.....
Per cautelarmi dagli imprevisti, vorrei conoscere gli eventuali rischi a riottenere una villetta ,che sarebbe la mia prima ed unica casa,qualora si verificassero degli imprevisti. L'obiettivo principale è la vendita , ma attualmente il mio quasi genero non ha un contratto a tempo indeterminato e l'azienda presso cui lavora continuamente rinnova ogni sei mesi un contratto a tempo determinato. Finché lui non ottiene il lavoro a tempo indeterminato ,la banca non può concedere il mutuo.
La mia intenzione è quella di attendere un anno circa in quanto mio genero asserisce che il suo contratto a tempo indeterminato dovrebbe essere attuato al massimo fra un anno.
Comunque se ciò non si verifica e nel frattempo dovessi trovare un acquirente , la natura del comodato d'uso ,che verra' registrato, prevede il mio diritto a riavere la mia villetta .
Però se loro non hanno trovato una villetta adeguata alle loro esigenze,possono avere il diritto di rimanere ,visto la presenza di minori,finche' non trovano una casa adeguata ?
Attendo i vostri consigli legali o pratici prima di procedere
Distinti Saluti

Consulenza legale i 18/01/2017
Il comodato è un contratto che prevede la consegna di un bene ad una parte affinchè se ne serva per un tempo o un uso determinato, con l’obbligo di restituzione della stessa cosa (art. 1803 c.c.)
Tale contratto può essere stipulato tanto a tempo determinato quanto a tempo indeterminato. Nel primo caso, l’art. 1809 c.c. afferma come l’obbligo di restituzione del bene insorga non appena sia decorso il termine convenuto ovvero il comodatario si sia servito del bene in conformità al contratto. Inoltre, nonostante la determinazione della durata, il comodante può richiedere la restituzione del bene nel caso in cui sopravvenga un “urgente ed impreveduto bisogno” in capo al comodante stesso. Nel secondo caso, in assenza di un termine di durata, l’art. 1810 c.c. afferma come il comodatario debba restituire il bene non appena il comodante ne faccia richiesta.

Nel caso di specie, ciò che Le consigliamo di fare è di optare per un comodato d’uso gratuito con la previsione di una durata (che può essere di un anno o di altro tempo per Lei più consono). Alla scadenza del suddetto, Lei potrà valutare se rinnovare il medesimo comodato oppure richiedere la restituzione della villetta.

Si precisa che – laddove Lei voglia vendere il bene concesso in comodato – una sentenza della Cassazione ha affermato che il comodatario debba lasciare libero l’immobile a discrezione dell’acquirente – nuovo proprietario (C. Cass., 18/1/2016 n. 664). In particolare “se il proprietario vende l’immobile concesso in comodato, il comodatario non può far valere il proprio diritto verso il nuovo proprietario: questi può dunque pretendere che il comodatario cessi il suo utilizzo del bene e metta il nuovo proprietario nella condizione di poter pienamente disporre del bene in questione”: in altre parole, nel caso di vendita precedente allo spirare del termine del comodato, nel contratto di compravendita Lei è tenuto a precisare che tale bene è concesso in comodato, poi sarà l’acquirente a poter esigere l’immobile o ad attendere la scadenza del contratto.

Infine, potrebbe prevedere espressamente nel contratto di comodato che andrà a sottoscrivere che, nel caso trovi un acquirente per la villetta, il comodato si dovrà sciogliere. Per fornire la prova che ha effettivamente trovato un acquirente (e che non è solo un pretesto) potrà prevedere nel comodato che sarà sua cura far notificare al comodatario il contratto preliminare di compravendita da parte dell'agenzia immobiliare che farà da mediatrice nella vendita. Potrà ulteriormente prevedere che dal giorno della notifica del preliminare il comodatario avrà 30 giorni per lasciare libero l'immobile.


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