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Articolo 1524 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Opponibilità della riserva di proprietà nei confronti di terzi

Dispositivo dell'art. 1524 Codice civile

La riserva della proprietà [1523] è opponibile ai creditori del compratore, solo se risulta da atto scritto avente data certa [2704] anteriore al pignoramento.

Se la vendita ha per oggetto macchine e il prezzo è superiore a euro 15,49, la riserva della proprietà è opponibile anche al terzo acquirente [1153], purché il patto di riservato dominio sia trascritto in apposito registro tenuto nella cancelleria del tribunale nella giurisdizione del quale è collocata la macchina, e questa, quando è acquistata dal terzo, si trovi ancora nel luogo dove la trascrizione è stata eseguita [2762; 84, 254, 255 disp. att.] (1).

Sono salve le disposizioni relative ai beni mobili iscritti in pubblici registri [2683; 175 disp. att.]

Note

(1) Pertanto, se la macchina non è nella circoscrizione del tribunale quando avviene l'acquisto la riserva non può essere opposta al compratore.

Ratio Legis

La norma si rende necessaria in quanto il bene è consegnato all'acquirente alla stipula e ciò induce i terzi a ritenere che sia di sua proprietà e, pertanto, suscettibile di esecuzione (474 ss. c.p.c.) mentre, in realtà, la proprietà è ancora dell'alienante.

Spiegazione dell'art. 1524 Codice civile

Opponibilità ai terzi

Ai creditori del compratore la riserva di proprietà è opponibile solo se risulta da atto scritto con data certa anteriore al pignoramento; se la vendita ha per oggetto macchine per un prezzo superiore a euro 15,49 la riserva è opponibile anche ai terzi acquirenti, purché il patto di riservato dominio sia trascritto nel registro tenuto nella cancelleria del tribunale nella cui giurisdizione la macchina è collocata, e questa, quando è acquistata dal terzo, si trovi ancora nel luogo in cui la trascrizione è stata eseguita. Non è grave fastidio per il venditore stabilire la data certa ai sensi dell'art. 2704 cod. civ.: ma anche se vi è riserva con data certa, diventa proprietario l'acquirente di buona fede (o l'usufruttuario o il creditore pignoratizio) per il possesso val titolo per il possessore di buona fede: art. 1153 cod. civ..

Invece per le macchine vendute per più di euro 15,49 e per le quali è stata pubblicata mediante trascrizione la riserva di proprietà, non vi può essere possesso di buona fede. La pubblicità mobiliare prescritta dall'art. 1524 cod. civ. vale erga omnes, come costituzione in mala fede: come la pubblicità immobiliare si reputa nota a chiunque vi abbia interesse: art. 2644 cod. civ..


Alienazione fraudolenta

Se il compratore fraudolentemente aliena la cosa vendutagli con riserva di proprietà, il venditore può far revocare tale vendita compiuta in frode dei suoi diritti. Ovvio è il danno che ne soffre: pur se il compratore per non esser possessore in buona fede (ché altrimenti avrebbe acquistato la proprietà) non è divenuto proprietario, sicché ancora il venditore può rivendicare, v'è il pericolo che una vendita successiva ad un possessore di buona fede tolga la possibilità di rivendicazione. La riserva di proprietà è facilmente opponibile (articolo 1524 cod. civ.) a terzi, quindi il venditore con riserva, per il grave pregiudizio che gli reca l'alienazione da parte del compratore, può chiederne la revocazione per frode. Il venditore con riserva di proprietà ne ha sempre un pregiudizio, anche quando non gli è vietato di rivendicare: gli è fastidioso il solo fatto di dover rivendicare contro persona diversa dal proprio contraente. Analogamente il creditore ipotecario, pur verosimilmente capiente, puo far revocare per frode l'alienazione dell'immobile ipotecatogli.


Contratto configurato come locazione

La riserva di proprietà è inopponibile ai terzi anche quando il contratto è configurato come locazione, con possibilità per il conduttore di acquistare la proprietà.
Comunque incontestabile la volontà delle parti di locare e poi di vendere (non vi è contraddizione), è del pari incontestabile che il locatore venditore ha voluto riservarsi la proprietà.
Come al locatore venditore l'art. 1526 cod. civ. vieta di trattenere più d'un equo compenso per l'uso medio tempore della cosa (di cui il conduttore compratore non ha potuto acquistare la proprietà per non aver pagato tutto il prezzo) così ai terzi non è opponibile la riserva del locatore venditore se non risulta da atto con data certa. Si è in tema di tutela dei diritti dei terzi: materia inderogabile interessante l'ordine pubblico.
Sarebbe assurdo che pur essendovi l'art. 1526 cod. civ. contro il locatore venditore, egli potesse poi opporre ai terzi la riserva di dominio, pur non avendo ottemperato alle forme di pubblicità prescritte, solo per non essere il contratto stato stipulato schiettamente, nella sua più semplice e leale espressione.

In tema di pubblicità prescritta nell'interesse dei terzi (materia retta da norme inderogabili) non è possibile scansare la necessaria pubblicità con il ricorso ad una forma diversa di contratto, nascondendo la vendita in veste di locazione. Sarebbe agire in frode alla legge, e quando il contratto costituisce il mezzo per eludere l'applicazione di una norma imperativa (art. 1344 cod. civ.) la norma imperativa (la richiesta pubblicità) deve sempre essere osservata.
Né importa che le parti abbiano voluto effettivamente (cioè senza simulazione) locare e vendere, poiché la combinazione di queste due volontà non può mai violare l'inderogabile pubblicità prescritta dalla legge, allo stesso modo che la rescissione per lesione enorme è ammissibile anche quando il venditore volle effettivamente donare (cioè non simulatamente, ma realmente) il di più rispetto al giusto prezzo dell'immobile venduto.


Prescrizione

La prescrizione annale presuntiva del credito dei commercianti per il prezzo delle merci vendute a chi non ne fa commercio (artt. 2955, n. 5 e 2960 cod. civ.) non si applica alle vendite con riserva di proprietà sia perché risultano da apposita scrittura quasi sempre avente la grave formalità della data certa (art. 1525 cod. civ.) sia perché dall'atto stesso risulta inverosimile il pagamento, se non dopo il termine consentito a favore del compratore.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

674 Un altro gruppo di questioni relative alla vendita a rate con riserva di proprietà è risolto con gli art. 1523 del c.c. e art. 1524 del c.c.. Nella vendita stessa, con la consegna della cosa venduta ne è trasferito il godimento dell'utilità già prima che se ne trasferisca la proprietà. Godendo del contenuto patrimoniale del diritto di proprietà, è giusto che l'acquirente sopporti anche il rischio del perimento della cosa (art. 1523). Si sono disciplinati gli effetti della riserva di proprietà nei confronti dei terzi, considerandosi specialmente (art. 1524, primo comma) le questioni che insorgono quando si faccia luogo a procedimento esecutivo individuale contro il compratore a rate: per l'opponibilità della riserva di proprietà da parte del venditore ai creditori del compratore, è richiesto almeno l'atto scritto (privato), che sia di data certa (da stabilirsi in base ai requisiti fissati nell'art. 2704 del c.c.), e che sia di data anteriore al pignoramento. Per l'ipotesi di vendita con riserva di proprietà avente per oggetto macchine di rilevante valore, si sono invece tenuti presenti i rapporti tra alienante e terzi acquirenti dal compratore ([art. 1524, secondo comma). Quale presupposto di opponibilità a questi ultimi, si è utilizzata la pubblicità che il codice di commercio disponeva per il privilegio del credito relativo al prezzo, nel caso di fallimento dell'acquirente (articolo 773, n. 3): questo privilegio è ora regolato, in via più generale, dall'art. 2762 del c.c.. Si è risolta in questa accezione la dibattuta questione del luogo della trascrizione, che è quello della località in cui le macchine sono collocate al momento dell'acquisto a rate, ma escludendo che la riserva di proprietà possa essere opponibile al terzo che abbia acquistata la macchina dall'acquirente a rate in luogo diverso da quello in cui la trascrizione è stata eseguita: con ciò si evita il danno del venditore a rate nel caso di spostamento della macchina e si garantisce al terzo acquirente la piena efficacia verso di lui del principio possesso vale titolo .

Massime relative all'art. 1524 Codice civile

Cass. civ. n. 2161/2006

In caso di vendita con riserva di proprietà, per l'opponibilità del relativo patto al terzo acquirente è necessaria, ai sensi dell'art. 1524 c.c., la ricorrenza dei requisiti della trascrizione del medesimo nell'apposito registro tenuto presso la cancelleria del tribunale del luogo ove il bene (nel caso, autovettura) si trova, e della permanenza in tale luogo del detto bene al momento dell'acquisto da parte del terzo.

Cass. civ. n. 1999/1998

Il patto di riservato dominio che sia munito di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento del compratore è opponibile alla massa fallimentare anche se stipulato successivamente alla vendita del bene mobile, salva l'inefficacia del patto derivante dall'eventuale esercizio dell'azione revocatoria fallimentare volta a far valere la menzionata non contestualità quale indice della gratuità del patto ai fini di cui all'art. 64 L. fall.

L'opponibilità al fallimento del patto di riservato dominio postula esclusivamente che la sua stipulazione risulti da atto di data certa anteriore al fallimento e non anche che sia iscritto a norma dell'art. 1524, comma secondo c.c., essendo tale formalità necessaria per l'opponibilità al terzo acquirente.

Cass. civ. n. 5324/1991

Con riguardo alla vendita di un bene mobile, con riserva di proprietà, che può essere validamente stipulata anche verbalmente, l'atto scritto è necessario solo ai fini dell'opponibilità della detta riserva di proprietà ai creditori del compratore e può consistere, oltre che nella scrittura contenente le dichiarazioni negoziali originarie, anche in un documento successivo alla vendita, inteso ad accertare o riconoscere l'avvenuta stipulazione della riserva e redatto al solo fine di acquisire certezza di data ai fini dell'opponibilità, atteso che, secondo il dettato dell'art. 1524 c.c., la suddetta riserva deve risultare da atto scritto, ma non necessariamente trovare nell'atto scritto la fonte negoziale del rapporto. Pertanto, il patto di riservato dominio che sia munito di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento del compratore è opponibile alla massa fallimentare anche se stipulato successivamente alla vendita del bene mobile, salva l'inefficacia del medesimo patto derivante dall'esercizio di azione revocatoria fallimentare volta a far valere la non contestualità tra la riserva di proprietà e la vendita.

Cass. civ. n. 1857/1980

Qualora il patto di riservato dominio sia opponibile al creditore del compratore, ai sensi dell'art. 1524 c.c., perché contenuto nel documento negoziale di compravendita, registrato in data anteriore al pignoramento, è onere del creditore, che sostenga la non contestualità della vendita e del patto, di fornire la relativa prova, tenendo conto che essa non può essere di per sé desunta dalla circostanza della tardività della registrazione rispetto alla conclusione del contratto.

Cass. civ. n. 3429/1978

L'opponibilità della riserva di proprietà ai creditori del compratore, con riguardo a macchinari non soggetti ad iscrizione in pubblici registri, postula esclusivamente che la riserva stessa risulti da atto scritto di data anteriore al pignoramento, ai sensi dell'art. 1524 primo comma c.c., e non pure che sia trascritta negli appositi registri tenuti nella cancelleria del tribunale, a norma del secondo comma di detto articolo, in quanto tale ultima formalità si riferisce alla diversa ipotesi dell'opponibilità del patto di riservato dominio anche al terzo acquirente.

Cass. civ. n. 2023/1977

Qualora, con unico atto, siano state vendute, con riserva di proprietà, alcune macchine ed altri beni mobili di diversa natura (nella specie, armadi-frigorifero di un «bar», assieme a tutte le altre attrezzature dell'esercizio), i requisiti previsti dall'art. 1524 secondo comma c.c., per l'opponibilità al terzo acquirente della riserva di proprietà sui macchinari (trascrizione nell'apposito registro tenuto nella cancelleria del tribunale, ed ubicazione dei beni, alla data dell'acquisto del terzo, nel luogo dove la trascrizione è stata eseguita), non possono ritenersi necessari anche con riguardo alle altre cose mobili, rimanendo irrilevante che i contraenti le abbiano considerate come un tutto unitario con i macchinari.

Cass. civ. n. 4100/1975

Nell'ipotesi di contratti di compravendita con riserva di proprietà (nella specie stipulati o riprodotti con moduli a stampa) e di successivo fallimento del compratore, la registrazione della scrittura di vendita in data posteriore a quella della conclusione del contratto (ma antecedente alla dichiarazione del fallimento), non vale, di per sé, a far presumere la non contemporaneità dei patti contenuti nella detta scrittura e la conseguente gratuità (per mancanza di corrispettivo) del patto di riservato dominio. Pertanto, nell'ipotesi anzidetta, incombe sul fallimento l'onere di provare che il patto di riservato dominio è stato stipulato in epoca posteriore a quella della stipula del contratto di compravendita, al fine di dimostrare la inopponibilità, nei suoi confronti, di tale patto a norma dell'art. 64 legge fallimentare.

Cass. civ. n. 2016/1975

La riserva di proprietà a favore del venditore può essere opposta ai creditori del compratore e, nel caso che il compratore fallisca, al fallimento di questo, non solo quando trattisi di vendita a rate, ma in ogni caso di differimento del pagamento del prezzo. Né diversamente può argomentarsi dall'art. 73 della legge fallimentare, in cui la riserva di proprietà viene menzionata solamente con riguardo alla vendita a rate, giacché anzi, nella rubrica e nel primo comma dello stesso articolo vengono congiuntamente disciplinate la vendita a rate e quella a termine.

Cass. civ. n. 1860/1974

Il venditore con patto di riservato dominio stipulato all'estero senza data certa, non può far valere la sua qualità di proprietario nei confronti dei terzi, poiché l'opponibilità a costoro di detto patto — ancorché valido secondo l'ordinamento straniero — in quanto attiene al regime del diritto di proprietà su cose mobili esistenti in Italia nel momento in cui il diritto è fatto valere in giudizio, è regolato dalla legge italiana, e perché, in ogni caso, la disciplina della riserva di proprietà, costituendo eccezione al principio della libera circolazione di beni, è di ordine pubblico e quindi soggetta alla legge italiana.

Cass. civ. n. 2040/1972

La norma dell'art. 1524 c.c., nel rendere inopponibile ai terzi creditori del compratore il patto di riserva di proprietà che acceda ad un contratto di vendita, non trova la sua ratio nell'intento di salvaguardare i creditori da un atto che debba presumersi compiuto al fine di pregiudicare la loro sfera giuridica, ma nell'esigenza di tutelarli dal pregiudizio che in linea di fatto può loro derivare, in relazione al loro affidamento nell'estensione della garanzia generale anche al bene oggetto della vendita, dalla circostanza che quest'ultimo, ancorché acquistato e pur se trasferito nel possesso, non è divenuto di proprietà del loro debitore. Ad esigenza analoga il legislatore si è informato, ferma rimanendo la disponibilità degli altri mezzi di tutela offerti dalla speciale disciplina concorsuale, nell'art. 45 della legge fallimentare, richiedendo l'esistenza, prima della dichiarazione di fallimento, delle formalità necessarie anche nel diritto comune per rendere opponibili gli atti ai terzi (e quindi, in caso di vendita con riservato dominio, anche le formalità dell'art. 1524 c.c.). Con la norma dell'art. 64 della legge fallimentare, invece, nella parte in cui esso sancisce l'inefficacia, rispetto ai creditori, degli atti a titolo gratuito compiuti dal debitore nei due anni anteriori al fallimento, il legislatore ha previsto una ipotesi normativa che si differenzia nella ratio, nell'oggetto e nei limiti, da quelle che precedono. Quanto alla ratio perché ispirata ad una presunzione di frode; quanto all'oggetto, perché essa riguarda atti a titolo gratuito; quanto ai limiti, con particolare riferimento alla materia della prova, perché la legge non ne pone alcuno che non possa già intendersi ricompreso nella sancita inefficacia relativa dell'atto compiuto entro i due anni predetti. Dalla diversità delle ipotesi normative considerate deriva l'impossibilità dell'applicazione automatica della disciplina e degli effetti della prima (operante anche con riferimento alla procedura concorsuale in virtù dell'art. 45 legge fallimentare) ai casi previsti dalla seconda, ove in questi non ricorrano, anche, della prima, tutti i presupposti.

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