Opposizione nel processo esecutivo

l'opposizione è il rimedio esperibile dal debitore o dal terzo nel caso in cui si dolgano di aver subito la lesione di un loro diritto in conseguenza di un atto di esecuzione che ritengono ingiusto. L'opposizione, una volta proposta, dà luogo ad un ordinario processo di cognizione, che si inserisce nell'ambito del processo di esecuzione come un incidente.
Il relativo processo dà luogo ad un'autentica parentesi di cognizione in quanto esige un atto introduttivo del giudizio, che pur essendo funzionalmente coordinato ad esso, è ad iniziativa della parte che deduce la pretesa illegittimità della procedura esecutiva stessa.
Il rapporto che lega, dunque, il giudizio di opposizione ed il processo esecutivo è un rapporto di autonomia strutturale e di coordinamento funzionale ad un tempo. Da un lato, infatti, esso è occasionato da un processo esecutivo preannunciato con la notificazione del titolo esecutivo o del precetto; dall'altro lato, deve poter influire, sia pure indirettamente, sul processo esecutivo.
Le opposizioni possono essere proposte dall'esecutato (debitore o terzo sottoposto all'esecuzione) e sono:
1) opposizione all'esecuzione (artt. 615 e 616) e
2) opposizione agli atti esecutivi, (artt. 617 e 618);
3) oppure possono essere proposte da terzi, estranei all'esecuzione, che vantino diritti sui beni esecutati (artt. 619 a 622).
Colui che assume l'iniziativa, proponendo l'opposizione, sia esso debitore o terzo, assume la veste di opponente e, come tale, ha la qualità di vero e proprio attore; convenuto è, invece, il creditore o colui che ha assunto l'iniziativa di promuovere o preannunciare il processo esecutivo.
Con l'opposizione all'esecuzione si contesta il «se» dell'esecuzione, pretendendo di negare l'esistenza o l'efficacia del titolo esecutivo (per es.: sentenza non passata in giudicato; decreto ingiuntivo privo di esecutorietà; cambiali o titoli di credito privi di bollo) o del precetto oppure la pignorabilità dei beni che il creditore intende sottoporre ad esecuzione.
Con l' opposizione agli atti esecutivi e di terzo, invece, si contesta il «come» dell'iter esecutivo, puntando alla dichiarazione di illegittimità di determinati atti (es.: sottoscrizione del precetto da parte di procuratore privo di procura; nullità del pignoramento in conseguenza della cessata efficacia del precetto).
Da ricordare, infine, che con l'entrata in vigore dell'art. 282 (come novellato dalla l. 353/1990) tutte le sentenze di primo grado sono provvisoriamente esecutive, per cui si potrà dare inizio all'esecuzione forzata. Questa previsione se da un lato amplia di numero le ipotesi di efficacia incondizionata del titolo esecutivo, dall'altro attribuisce maggiore rilevanza al rimedio considerato dal titolo in esame.

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