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Articolo 626

Codice Penale

Furti punibili a querela dell'offeso

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Dispositivo dell'art. 626 Codice Penale

Si applica la reclusione fino a un anno ovvero la multa fino a duecentosei euro, e il delitto è punibile a querela della persona offesa (1):
1) se il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa sottratta, e questa, dopo l'uso momentaneo, è stata immediatamente restituita (2);
2) se il fatto è commesso su cose di tenue valore, per provvedere a un grave ed urgente bisogno (3);
3) se il fatto consiste nello spigolare, rastrellare o raspollare nei fondi altrui, non ancora spogliati interamente del raccolto (4).
Tali disposizioni non si applicano se concorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 1, 2, 3 e 4 dell'articolo precedente [649].

Note

(1) Importo incrementato a norma dell'art. 113, c. 1, l. n. 689/1981. Si applicano le sanzioni previste ex art. 52, c. 2, lett. a), d.lgs. 274/2000.

(2) Si tratta del c.d. furto d'uso i cui elementi costitutivi sono: quello psicologico, consistente nell'intenzione di far uso momentaneo della cosa sottratta; e quello oggettivo, consistente nell'uso momentaneo accompagnato dalla successiva immediata restituzione. In particolare, quanto alla restituzione, va sottolineato che nella sua formulazione originaria la norma richiedeva la restituzione effettiva, a nulla rilevando l'intenzione dell'agente di restituire il bene sottratto, pur quando tale restituzione fosse divenuta impossibile per fatto a lui non imputabile. Sicché in tale ultima ipotesi l'autore rispondeva del più grave reato di furto comune ex art. 624. Senonché, la Corte Costituzionale con la sent. 13-12-1988, n. 1085 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della norma nella parte in cui non estende la disciplina ivi prevista alla mancata restituzione, dovuta a caso fortuito o a forza maggiore, della cosa sottratta.
In ogni caso, oggetto della restituzione deve essere la medesima cosa che è stata sottratta; tuttavia, qualora si tratti di cose fungibili, si ritiene sufficiente la restituzione del tantundem, in quanto capace di offrire alla vittima le medesime utilità.

(3) Il tenue valore della cosa va valutato in base ad un criterio oggettivo e non soggettivo. Quanto al bisogno grave ed urgente, la giurisprudenza è costante nell'affermare la diversità rispetto allo stato di necessità [v. 54] in quanto, mentre quest'ultimo richiede che il pericolo non sia stato volontariamente causato dal soggetto, nell'ipotesi in esame si prescinde da tale condizione. In particolare, si riscontra un generico stato di bisogno con riferimento allo stato di indigenza che è grave ed urgente quando riguardi la fame o il freddo che condizionano lo stesso diritto alla vita. Il grave ed urgente bisogno si ha quando la mancata sua soddisfazione o un suo ritardato soddisfacimento potrebbe procurare un danno rilevante. L'elemento psicologico consiste nella coscienza e volontà di provvedere ad un grave ed urgente bisogno proprio o altrui anche di natura morale. La giurisprudenza non ha considerato furto lieve per bisogno quello commesso del cleptomane.

(4) Lo spigolare si riferisce alla sottrazione delle spighe rimaste dopo la mietitura; il rastrellare alla sottrazione dei residui delle erbe falciate; il raspollare alla sottrazione dei grappoli d'uva sfuggiti alla vendemmia. Presupposti del reato è che il fondo non sia stato interamente spogliato dal raccolto, perché in caso contrario, non si ha alcun reato, posto che i residui debbono considerarsi cose abbandonate.


Ratio Legis

Le condizioni soggettive ed oggettive che connotano i furti in esame e che li rendono meno gravi rispetto alla fattispecie generale dell'art. 624, giustificano il minor rigore sanzionatorio nonché la perseguibilità a querela della persona offesa.

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