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Articolo 622

Codice Penale

Rivelazione di segreto professionale

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Dispositivo dell'art. 622 Codice Penale

Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto (1), lo rivela, senza giusta causa (2), ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino a un anno o con la multa da trenta euro a cinquecentosedici euro (3) (4).
La pena è aggravata se il fatto è commesso da amministratori, direttori generali, sindaci o liquidatori o se è commesso da chi svolge la revisione contabile della società (5).
Il delitto è punibile a querela della persona offesa [120] (6).

Note

(1) È controverso se nella categoria del segreto professionale, tutelato dalla norma in esame, rientri anche il segreto bancario e quello giornalistico. Quanto al primo, occorre innanzitutto chiarire quale sia lo statuto penale degli operatori bancari: dopo varie oscillazioni la Cassazione ha riconosciuto la natura privatistica degli istituti bancari sia pubblici che privati, almeno in relazione alla normale attività di raccolta del risparmio ed esercizio del credito, con la conseguenza che ai dipendenti di tali enti non sono riferibili le qualifiche di cui agli artt. 357 e 358. Ciò posto, ci si chiede se il segreto bancario possa considerarsi «professionale», visto che l'attività bancaria si presenta spersonalizzata. La prevalente dottrina e giurisprudenza danno al problema risposta positiva, evidenziando che la professionalità deve essere riferita all'impresa bancaria complessivamente considerata.
Quanto al segreto giornalistico, è oggi generalmente accolta l'opinione secondo cui si tratta di un segreto professionale, come tale attratto nell'orbita dell'articolo in esame. La giurisprudenza ha ritenuto colpevole del delitto in esame il dipendente di una ditta editoriale che ha rivelato i bozzetti figurativi originali appartenenti alla ditta stessa.

(2) La giusta causa della rivelazione ricorre non solo in presenza di una causa di giustificazione [v. nota introduttiva artt. 50-55], ma ogni qualvolta vi sia un interesse preminente che impone o consente al professionista la rivelazione del segreto.

(3) Sono applicabili le sanzioni sostitutive previste dagli artt. 53 e segg., l. n. 689/1981.

(4) Importi incrementati a norma dell'art. 113, c. 1, l. n. 689/1981.

(5) Comma inserito ex art. 2, d.lgs. 11-4-2002, n. 61. La modifica si inquadra in un ampio novero di novità disciplinari concernenti il diritto societario, delegate al Governo dalla l. 3-10-2001, n. 366. Il citato decreto legislativo ha dato attuazione alle disposizioni concernenti la disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le società commerciali, contenute nell'art. 11 della l. 366/2001. In particolare, la lettera c) delegava, ad un tempo, l'abrogazione del reato di cui all'art. 2622 del codice civile, sanzionante la divulgazione di notizie sociali riservate (ritenuto un mero doppione della fattispecie in esame) e la conseguente introduzione di una ipotesi aggravata di rivelazione di segreto professionale, per il caso in cui il fatto fosse commesso da amministratori, direttori generali , sindaci o liquidatori o da chi svolgesse la revisione contabile della società. Alla soppressione dell'art. 2622 (operata implicitamente nell'ambito della complessiva riscrittura del Titolo XI del libro V del codice civile), il d.lgs. 11-4-2002, n. 61, attuando il dettato della delega, ha affiancato l'introduzione del comma in esame. Può considerarsi in linea con la ratio politico-criminale di tali modifiche l'abrogazione dell'art. 176, d.lgs. 58/1998 (c.d. decreto Draghi) con cui si sanzionava un'ulteriore ipotesi di utilizzazione e divulgazione di notizie riservate (quelle relative a società assoggettate a revisione contabile, da parte di amministratori, soci responsabili della revisione e dipendenti della società di revisione).

(6) Cfr. anche art. 21, l. 22-5-1978, n. 194 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione della gravidanza); art. 12, l. 1-4-1981, n. 121 (Nuovo ordinamento della P.S.); d.P.R. 3-5-1982, n. 378 (Centro elaborazione dati). Cfr. inoltre, art. 120, d.P.R. 309/1990.


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