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Articolo 497

Codice di Procedura Penale

Atti preliminari all'esame dei testimoni

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Dispositivo dell'art. 497 Codice di Procedura Penale

1. I testimonisono esaminati l'uno dopo l'altro nell'ordine prescelto dalle parti che li hanno indicati (1).
2. Prima che l'esameabbia inizio, il presidente avverte il testimone dell'obbligo di dire la verità. Salvo che si tratti di persona minore degli anni quattordici, il presidente avverte altresì il testimone delle responsabilità previste dalla legge penale per i testimoni falsi o reticenti e lo invita a rendere la seguente dichiarazione: «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza». Lo invita quindi a fornire le proprie generalità (2).
3. L'osservanza delle disposizioni del comma 2 è prescritta a pena di nullità [177-186] (3).

Note

(1) Si tratta di una concreta applicazione del comma 2 dell'art. 496. Si vedano anche: disp. att. art. 144, 145, 149; reg. art. 22.

(2) Si tratta dell'applicazione concreta del principio sancito dall'art. 198, che impone al teste il dovere «di rispondere secondo verità». La precedente formula di giuramento prevedeva un richiamo a Dio, che è parso non conforme alla laicità dello Stato, tanto che la Corte Costituzionale (sent. 117 del 10-10-1979) la dichiarò illegittima. Il nuovo codice l'ha sostituita con un formale impegno «a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza», sancendo in tal modo che la falsa testimonianza può aversi tanto riferendo circostanze non vere, quanto omettendo di riferire quelle vere. L'impegno viene solennemente pronunciato dopo aver ricevuto dal Presidente l'ammonizione circa l'obbligo di dire la verità, e tanto l'uno quanto l'altra sono prescritti a pena di nullità (che, non apparendo inquadrabile fra quelle generali ex art. 178, deve qualificarsi come relativa, e quindi eccepibile ex art. 182 secondo comma). Va sottolineato che tali adempimenti formali non sono richiesti qualora il testimone sia un soggetto di età inferiore ai 14 anni (si tratta di soggetto non imputabile, anche se tale giustificazione appare alquanto discutibile a fronte di un dovere anche morale).

(3) Si è già qualificata come relativa la nullità sancita dalla norma. In tal caso operano le sanatorie disciplinate dall'art. 183, e in particolare va considerata quella di cui alla lett. a), nel senso che se la parte ha proceduto all'esame o al controesame (ovvero ha articolato prove che presuppongono la testimonianza), può dirsi che abbia accettato gli effetti dell'atto, e non possa quindi più dedurre la nullità.


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