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Articolo 497

Codice di Procedura Penale

Atti preliminari all'esame dei testimoni

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Dispositivo dell'art. 497 Codice di Procedura Penale

1. I testimoni sono esaminati l'uno dopo l'altro nell'ordine prescelto dalle parti che li hanno indicati.
2. Prima che l'esame abbia inizio, il presidente avverte il testimone dell'obbligo di dire la verità (1). Salvo che si tratti di persona minore degli anni quattordici, il presidente avverte altresì il testimone delle responsabilità previste dalla legge penale per i testimoni falsi o reticenti e lo invita a rendere la seguente dichiarazione: «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza». Lo invita quindi a fornire le proprie generalità (2).
2-bis. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, anche appartenenti ad organismi di polizia esteri, gli ausiliari, nonché le interposte persone, chiamati a deporre, in ogni stato e grado del procedimento, in ordine alle attività svolte sotto copertura ai sensi dell'articolo 9 della legge 16 marzo 2006, n. 146, e successive modificazioni, invitati a fornire le proprie generalità, indicano quelle di copertura utilizzate nel corso delle attività medesime (3).
3. L'osservanza delle disposizioni del comma 2 è prescritta a pena di nullità [177-186] (4).

Note

(1) Si tratta dell'applicazione concreta del principio sancito dall'art. 198, che impone al teste il dovere «di rispondere secondo verità».

(2) Si ricordi che è fatto divieto di testimonianza anonima.

(3) Tale comma è stato introdotto dall'art. 8, della l. 13 agosto 2010, n. 136.

(4) Si tratta di un caso di nullità relativa sanabile ex art. 183, lett. a), secondo cui se la parte ha proceduto all'esame o al controesame, può dirsi che abbia accettato gli effetti dell'atto, e non possa quindi più dedurre la nullità.


Ratio Legis

La norma in esame risponde alla funzione di indicare l'ordine di assunzione delle prove, secondo il criterio di chi ha voluto che fossero assunte.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 45696/2008

Il mancato invito al teste a rendere la dichiarazione sacramentale di cui all'art. 497, comma secondo, c.p.p., configura una nullità relativa che, ai sensi dell'art. 182, comma secondo, c.p.p., deve essere eccepita dalla parte che vi assiste, prima che l'esame abbia inizio.

Cass. n. 2956/2002

In caso di custodia cautelare all'estero in attesa di estradizione, è illegittima l'ordinanza che dichiari la contumacia dell'imputato in considerazione della mancanza di volontà da parte sua di essere consegnato all'autorità italiana, senza il previo accertamento, da compiersi con riferimento alla legislazione dello Stato richiesto, che il protrarsi della detenzione all'estero, e quindi la mancata comparizione, dipenda effettivamente dal comportamento dello stesso estradando. (Nella specie, la S.C. ha annullato con rinvio la sentenza della Corte di appello di Napoli che aveva proceduto in contumacia dell'imputato detenuto in Brasile sul presupposto che la condizione di custodia all'estero potesse cessare da un momento all'altro per libera scelta dell'imputato medesimo.

Cass. n. 5189/1994

La nullità comminata dell'art. 497, comma 3, c.p.p. per l'ipotesi in cui il testimone non renda la dichiarazione prevista dal comma 2 della medesima disposizione, ha natura relativa e va eccepita ex art. 182, comma 2, c.p.p. prima o subito dopo il compimento dell'atto, a nulla rilevando la fisica assenza degli imputati contumaci in quanto rappresentati dai rispettivi difensori ai sensi dell'art. 487, comma 2, c.p.p.

Cass. n. 10973/1991

Non sussiste la nullità della deposizione testimoniale qualora, in un procedimento che prosegue secondo le disposizioni del codice di rito previgente, venga prestato giuramento con la formula prescritta dall'art. 497 nuovo codice di procedura penale, anziché con quella dell'art. 142 del codice di rito abrogato, in quanto in entrambe le formule sono contenuti gli stessi elementi essenziali e cioè l'avvertimento rivolto al teste circa la responsabilità morale e giuridica assunta e l'impegno a dire la verità.

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