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Articolo 491

Codice di Procedura Penale

Questioni preliminari

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Dispositivo dell'art. 491 Codice di Procedura Penale

1. Le questioni concernenti la competenza per territorio o per connessione [23] (1), le nullità indicate nell'articolo 181 commi 2 e 3, la costituzione di parte civile [76], la citazione [83] o l'intervento del responsabile civile [85] e della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria [89] e l'intervento degli enti e delle associazioni previsti dall'articolo 91 (2) sono precluse se non sono proposte subito dopo compiuto per la prima volta l'accertamento della costituzione delle parti [484] e sono decise immediatamente (3).
2. La disposizione del comma 1 si applica anche alle questioni concernenti il contenuto del fascicolo per il dibattimento [431] e la riunione [17] o la separazione dei giudizi [18], salvo che la possibilità di proporle sorga soltanto nel corso del dibattimento.
3. Le questioni preliminari sono discusse dal pubblico ministero e da un difensore per ogni parte privata. La discussione deve essere contenuta nei limiti di tempo strettamente necessari alla illustrazione delle questioni. Non sono ammesse repliche.
4. Il giudice provvede in merito agli atti che devono essere acquisiti al fascicolo per il dibattimento ovvero eliminati da esso (4).
5. Sulle questioni preliminari il giudice decide con ordinanza.

Note

(1) Si devono aggiungere anch le questioni che riguardano l'incompetenza per materia, se per eccesso, ex art. 23, comma 2.

(2) Si tratta di questioni che coinvolgono la regolare instaurazione del dibattimento o la sua organizzazione.

(3) Tale termine è stabilito a pena di decadenza e non viene ripristinato nemmeno se per qualsiasi motivo occorre tornare alla fase precedente e rinnovare gli atti introduttivi del dibattimento.

(4) Gli atti del fascicolo per il dibattimento dei quali il giudice ha disposto l'eliminazione sono restituiti al pubblico ministero ex art. 148 disp. att. del presente codice.


Ratio Legis

E' indispensabile risolvere tali questioni al fine di evitare poi lo svolgimento di attività che potrebbero rivelarsi inutili o invalide.

Brocardi collegati a questo articolo

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 11277/2013

Qualora il decreto che dispone il giudizio destinato all'imputato venga per errore notificato presso lo studio del difensore di fiducia invece che al domicilio validamente, eletto sussiste una nullità non assoluta, ma a regime intermedio, come tale deducibile a pena di decadenza nei termini previsti dall'art. 491 cod. proc. pen., in quanto l'atto deve ritenersi comunque giunto a conoscenza dell'interessato. (Fattispecie in cui il difensore di ufficio, nominato a norma dell'art. 97, comma quarto, cod. proc. pen. in sostituzione di quello che aveva ricevuto l'atto a mezzo fax, non aveva formulato osservazioni sulla regolarità delle notificazioni o sulla dichiarazione di contumacia dell'imputato).

Cass. n. 17667/2011

In tema di questioni preliminari, la disposizione di cui all'art. 491 c.p.p. prevede che la questione relativa alla eventuale esclusione della parte civile sia posta subito dopo che sia stato compiuto, per la prima volta, l'accertamento della costituzione delle parti e sia decisa immediatamente, imponendo alle parti processuali interessate di prospettare il rilievo immediato delle questioni e al giudice l'altrettanto immediata decisione delle stesse, nell'istante che segue la verifica della costituzione delle parti. Pertanto, qualora la prima udienza si concluda con l'ordine di prosecuzione ad altra udienza fissa, dopo che la parte sottoposta all'onere di sollevare la questione preliminare dell'ammissibilità della costituzione di parte civile abbia comunque svolto una qualsiasi attività processuale, senza avere sollevato la questione medesima, rimane preclusa alla parte stessa la possibilità di sollevare detta questione oltre il limite temporale segnato dalla conclusione della prima udienza.

Cass. n. 10357/2008

Non è abnorme il decreto di rinvio a giudizio pronunciato dal G.u.p., allorquando lo stesso sia stato incorporato in una pronuncia avente anche natura di sentenza, potendosi in tal caso disporre, a norma degli artt. 431 e 491 c.p.p., lo stralcio delle parti motivazionali del provvedimento che risultino esuberanti e non strettamente funzionali alla vocatio in ius.

Cass. n. 34472/2007

Nei procedimenti con udienza preliminare, la questione dell'incompetenza derivante da connessione, anche quando la connessione incida sulla competenza per materia affidando tutti i procedimenti connessi alla cognizione del giudice superiore, può essere proposta o rilevata d'ufficio subito dopo il compimento per la prima volta dell'accertamento della costituzione delle parti in dibattimento, a condizione che la parte abbia già formulato senza successo la relativa eccezione dinnanzi al giudice dell'udienza preliminare.

Cass. sez. un. n. 13687/2003

Le questioni di competenza per territorio non possono trovare ingresso nel procedimento incidentale di rimessione dinanzi alla Corte di cassazione che, in tale sede, è unicamente investita del problema di sussistenza delle condizioni richieste dalla legge per lo spostamento del processo ad altro giudice.

Cass. n. 2027/2003

Il decreto di citazione — emesso dopo l'entrata in vigore della legge n. 479 del 1999 e contenente l'indicazione del termine di 15 giorni dalla notificazione per la richiesta di ammissione ai riti alternativi anziché quello previsto dal nuovo testo di cui all'art. 552, comma 1, lett.f) c.p.p. e coincidente con il momento immediatamente precedente alla apertura del dibattimento — risolvendosi in un'insufficiente informazione circa la possibilità di orientarsi tra le diverse strategie difensive, è nullo, ex art. 552, comma 2, c.p.p.; detta nullità, attinente alla citazione dell'imputato, è relativa, ed in quanto tale, deve essere dedotta con le questioni preliminari, per le quali l'art. 491 c.p.p. stabilisce la preclusione, se non proposte immediatamente dopo che sia stato compiuto, per la prima volta, l'accertamento della costituzione delle parti.

Cass. n. 42922/2002

Nel caso in cui l'imputato, dopo aver nominato due difensori, si sia in concreto avvalso di uno solo di essi, affidandogli la propria difesa in ogni atto, adempimento o fase del procedimento, deve ritenersi che abbia inteso affidare le attività defensionali al difensore che lo ha effettivamente assistito, senza che ciò comporti la revoca della nomina al condifensore. Ne consegue che la nullità derivante dagli omessi avvisi a quest'ultimo del deposito della sentenza di primo grado e della fissazione dell'udienza davanti al giudice d'appello, configurano ipotesi di nullità relative, che devono essere eccepite nel termine di cui all'art. 491 c.p.p., espressamente richiamato dall'art. 181, comma 3 dello stesso codice.

Cass. n. 23398/2002

In sede di esame di questione preliminare concernente la competenza, il Tribunale può valutare, e conseguentemente escludere, un evidente errore nel capo di imputazione a seguito del quale si determinerebbe una diversa competenza, ma a condizione che l'errore sia così manifesto e grossolano da costituire una radicale estravaganza rispetto alla previsione normativa contenuta nell'imputazione medesima. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto che correttamente il giudice di merito non avesse tenuto conto, nel valutare la gravità del reato ai fini della competenza, della circostanza di cui all'art. 80, comma 2, D.P.R. n. 309 del 1990 contestato non in relazione al reato di traffico di stupefacenti previsto dall'art. 73 D.P.R. citato (e richiamato dallo stesso art. 80) bensì in relazione, evidentemente errata, al reato associativo previsto dall'art. 74 stessa legge).

Cass. n. 4697/2002

L'eccezione di incompetenza per territorio nei procedimenti riguardanti magistrati deve essere proposta entro la fase degli atti preliminari al giudizio, ai sensi dell'art. 21, comma 2, del codice di rito, e non dopo che il giudizio sia stato incardinato e abbia avuto inizio, atteso che la verifica della preclusione alla sua proposizione, non riguardando la persona del giudice, bensì l'ufficio giudiziario e il suo collegamento con la cognizione del reato, va compiuta, per una ragionevole scelta del legislatore, in limine judicii.

Cass. n. 1603/2002

In tema di costituzione delle parti private, la preclusione stabilita dall'art. 491, comma primo, c.p.p. per la deduzione delle questioni riguardanti la citazione e l'intervento del responsabile civile ha la finalità di stabilire un preciso sbarramento temporale per la proposizione delle questioni relative all'individuazione del soggetto nei cui confronti possono validamente essere pronunciate ai sensi dell'art. 538 c.p.p. le statuizioni civili con la sentenza che definisce il procedimento; ne consegue che le diverse questioni relative alla ritualità e regolarità della costituzione del responsabile civile possono essere dedotte successivamente, anche ai fini della valutazione dell'ammissibilità dell'impugnazione da questi proposta (in applicazione di questo principio la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore del responsabile civile, perché proposto in mancanza della prova documentale di una valida delega defensionale).

Cass. n. 28607/2001

In tema di risoluzione delle questioni preliminari, l'ordinanza con la quale il giudice abbia omesso di provvedere su alcune delle eccezioni sollevate dalle parti in ordine alla formazione del fascicolo del dibattimento non è atto abnorme (e, dunque, autonomamente ricorribile per cassazione), atteso che costituisce comunque espressione del legittimo potere del giudice di decidere in ordine alle questioni poste ex art. 491 comma 2 c.p.p. e non comporta alcuna stasi del processo, potendo solo eventualmente determinare la dichiarazione di utilizzabilità di atti erroneamente inseriti in detto fascicolo. Ne consegue che tale ordinanza può essere impugnata unicamente con la sentenza che definisce la relativa fase del giudizio.

Cass. n. 9834/2000

La speciale competenza stabilita dall'art. 11 c.p.p. per i procedimenti riguardanti i magistrati ha natura non di competenza funzionale ma di competenza per territorio. Essa non può pertanto essere eccepita o rilevata dopo il termine di cui all'art. 491 c.p.p., neppure se la possibilità di prioporre l'eccezione sorga successivamente nel corso del dibattimento.

Cass. n. 5944/2000

La formazione del fascicolo per il dibattimento ha lo scopo di consentire una selezione degli atti e dei documenti che saranno conoscibili preventivamente dal giudice del dibattimento, ma non ha alcuna efficacia preclusiva nell'ambito del procedimento di ammissione della prova. Sicché le questioni concernenti il contenuto del fascicolo per il dibattimento, cui si riferisce la preclusione posta dall'art. 491 c.p.p., sono soltanto quelle intese a ottenere l'esclusione di atti o documenti che si assumono erroneamente inseriti nel fascicolo; mentre le questioni concernenti l'eventuale inclusione nel fascicolo di altri atti o documenti non rimangono in alcun modo precluse, come non rimangono precluse le ulteriori eventuali valutazioni del giudice circa l'ammissibilità della prova desumibile sia dagli atti inseriti nel fascicolo sia da atti che erroneamente non vi siano stati inseriti.

Cass. n. 3746/1999

Non è abnorme la sentenza che dichiari l'incompetenza territoriale del giudice per essere stata adottata la decisione oltre il termine di cui all'art. 491 c.p.p. dopo che la relativa eccezione sia stata già sollevata e disattesa dal collegio in diversa composizione, in sede di atti preliminari al dibattimento. E invero, l'abnormità del provvedimento va esclusa sia perché non determina alcuna stasi processuale (potendo la sentenza essere posta in discussione con l'elevazione del conflitto dal giudice dichiarato competente), sia perché l'eccezione non può ritenersi tardiva in quanto, dopo il mutamento della composizione del collegio giudicante, il procedimento regredisce nella fase degli atti preliminari al dibattimento, sia perché, infine, il limite temporale di cui all'art. 491 c.p.p. riguarderebbe, semmai, la proponibilità della questione ma non il potere del giudice di apprezzare liberamente i presupposti del suo potere decisionale, tra i quali quello della competenza.

Cass. n. 809/1999

In tema di questioni preliminari, le espressioni “subito dopo compiuto per la prima volta l'accertamento della costituzione delle parti” e “sono decise immediatamente” di cui all'art. 491 c.p.p. hanno il significato di imporre alle parti processuali interessate il rilievo immediato delle questioni e al giudice l'altrettanto immediata decisione delle stesse, nell'istante cioè che segue la verifica della costituzione delle parti. Pertanto, qualora la prima udienza si concluda con l'ordine di prosecuzione del dibattimento ad altra udienza fissa, dopo che la parte sottoposta all'onere di sollevare la questione preliminare dell'ammissibilità della costituzione di parte civile abbia comunque svolto una qualsiasi attività processuale senza avere sollevato la questione medesima, rimane preclusa alla parte stessa la possibilità di sollevare detta questione oltre il limite temporale segnato dalla conclusione della prima udienza.

Cass. sez. un. n. 12/1999

Nel caso di costituzione di parte civile per l'udienza preliminare, la richiesta di esclusione della stessa può essere proposta dall'imputato, a pena di decadenza, fino al momento degli accertamenti relativi alla costituzione delle parti nel dibattimento.

Cass. n. 5998/1998

La questione concernente l'incompetenza, ancorché per connessione, non può essere più eccepita o rilevata di ufficio oltre il termine fissato dall'art. 491 c.p.p., neppure nel caso in cui la possibilità concreta di proporla o rilevarla sia sorta soltanto nel corso del dibattimento.

Cass. n. 4431/1998

È tardiva, e comporta pertanto decadenza, la proposizione di una questione preliminare di nullità prevista dall'art. 491, primo comma, c.p.p. intervenuta successivamente alla decisione di altre questioni pregiudiziali previste dalla medesima disposizione, atteso che le questioni preliminari di cui all'art. 491, primo comma, vanno proposte contestualmente in modo da poter essere decise con unica ordinanza. (Fattispecie in cui è stata ritenuta tardiva una questione di nullità eccepita dopo la decisione di altre questioni preliminari relative alla costituzione di parte civile ed alla richiesta di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p.).

Cass. n. 87/1997

L'ordinanza con la quale il tribunale dichiari la nullità del decreto di citazione, ritenendo l'imputazione carente di determinatezza per non essere stati specificati i singoli soggetti passivi in relazione alla pluralità di episodi criminosi denunciati, non può dirsi abnorme né sotto l'aspetto strutturale, sol perché eventualmente viziato da errata interpretazione di norme processuali, né sotto quello funzionale, in quanto non è suscettibile di produrre un'oggettiva paralisi processuale, e non è perciò impugnabile con ricorso per cassazione.

Cass. n. 3441/1996

All'indagato sottoposto ad una misura cautelare non è consentito denunciare l'incompetenza territoriale del giudice per le indagini preliminari (nella specie, mediante la richiesta di riesame del provvedimento); tale eccezione, infatti, non può essere proposta dalla parte nel corso delle indagini preliminari, ma soltanto nella fase processuale a norma dell'art. 21, secondo comma, c.p.p., cioè prima della conclusione dell'udienza preliminare o, se questa manchi, entro il termine previsto dall'art. 491, primo comma, dello stesso codice.

Cass. n. 1630/1996

Dal combinato disposto degli artt. 446, comma 1, e 492, comma 1, c.p.p., discende che anche nel procedimento per l'applicazione della pena su richiesta delle parti le questioni preliminari devono essere proposte e decise, ai sensi dell'art. 491, comma 1, c.p.p., subito dopo compiuto per la prima volta l'accertamento della costituzione delle parti; ne deriva che, intervenuta la sentenza di proscioglimento, è precluso all'imputato formulare eccezioni o doglianze in ordine alla costituzione della parte civile, la cui estromissione avrebbe dovuto chiedere prima di ricorrere alla procedura prevista dagli artt. 444 e seguenti c.p.p.

Cass. n. 108/1996

La competenza per materia, nell'ipotesi cosiddetta per eccesso, è regolata dall'art. 23, comma 2, c.p.p., per il quale se il reato appartiene alla cognizione di un giudice di competenza inferiore, l'incompetenza è rilevata o eccepita, a pena di decadenza, entro il termine di cui all'art. 491, comma 1, c.p.p., ossia subito dopo compiuto per la prima volta l'accertamento della costituzione delle parti. Nel procedimento relativo al giudizio abbreviato, peraltro, l'art. 441 c.p.p., che ne disciplina lo svolgimento, richiama, in quanto applicabili, solo le disposizioni previste per l'udienza preliminare, nella quale la fase preliminare attiene solo «agli accertamenti relativi alla costituzione delle parti» (art. 420, comma 2, c.p.p.). Pertanto, nessuna norma faculta le parti stesse a sollevare la suddetta questione di competenza per materia, dopo che abbiano concordemente richiesto il giudizio abbreviato. Quest'ultimo, infatti, si sostanzia nella rinuncia al dibattimento e, a fortiori, alle questioni attinenti la competenza del giudice investito (della trattazione di reati appartenenti alla cognizione di un giudice di competenza inferiore). (Fattispecie nella quale il Gip presso il tribunale aveva pronunciato, in sede di rito abbreviato, sui reati di cui agli artt. 4, L. 18 aprile 1975, n. 110 e 582, 585 c.p., di competenza pretorile).

Cass. n. 1836/1994

Qualora l'incompetenza per territorio emerga in sede di incidente probatorio effettuato dopo l'udienza preliminare, è sempre applicabile l'art. 21 c.p.p., a norma del quale la competenza territoriale va verificata, a pena di decadenza, prima della conclusione dell'udienza preliminare e, solo ove questa non sia stata tenuta, entro il termine previsto dal primo comma del successivo art. 491; né può fondatamente sostenersi l'illegittimità costituzionale del suddetto art. 21, in riferimento all'art. 25 della Costituzione, in quanto, come ha giù avuto modo di affermare la Corte costituzionale con l'ordinanza 30 dicembre 1991, n. 521, appartiene alla discrezionalità del legislatore la possibilità di limitare la rilevabilità dei vizi della competenza territoriale a vantaggio dell'interesse all'ordine ed alla speditezza del processo.

Cass. n. 9931/1993

Per effetto dell'art. 491, primo comma, c.p.p., la questione di incompetenza territoriale è definitivamente preclusa, se non venga eccepita o sollevata di ufficio subito dopo compiuto per la prima volta l'accertamento della costituzione delle parti e non è possibile riproporla, quali che siano le successive risultanze dibattimentali riguardo all'individuazione del giudice territorialmente competente. (Fattispecie nella quale la Suprema Corte ha ritenuto che correttamente il giudice di appello aveva respinto la relativa eccezione, in quanto proposta in sede di conclusione nel dibattimento di primo grado e collegata alla richiesta di mutamento della qualifica giuridica del fatto).

Cass. n. 8858/1993

In tema di composizione e costituzione della corte d'assise, l'omessa menzione nel verbale di dibattimento del giuramento prestato dai giudici popolari produce nullità di carattere relativo e quindi deve essere eccepita, ai sensi dell'art. 181, terzo comma, c.p.p., nel termine previsto, a pena di decadenza, dall'art. 491, primo comma, c.p.p

Cass. n. 8602/1993

Anche se l'art. 491, secondo comma, c.p.p. pone una preclusione alla trattazione delle questioni concernenti il contenuto del fascicolo per il dibattimento oltre il termine rappresentato dal compimento per la prima volta dell'accertamento della costituzione delle parti, l'eventuale violazione consistente nell'acquisizione di atti al fascicolo dopo la scadenza del termine sopraindicato, qualora non venga fatta valere dinanzi al giudice di appello con l'eccezione di decadenza, non può essere dedotta per la prima volta in Cassazione né da luogo, di per sé, alla inutilizzabilità dell'atto tardivamente inserito.

Cass. n. 7153/1993

La norma dell'art. 491, quinto comma, c.p.p., la quale prescrive che sulle questioni preliminari il giudice decide con ordinanza, non è sanzionata da nullità, cosicché ove il giudice del dibattimento decida la questione preliminare insieme al merito, l'imputato non può dolersene, oltre tutto perché nessun danno deriva alla sua posizione e perché comunque nel sistema della legge l'ordinanza che risolve questioni preliminari è impugnabile solo con la sentenza che definisce il dibattimento.

Cass. n. 4688/1993

Atteso il principio di tassatività che vige in materia di impugnazioni, non è esperibile alcuna impugnazione avverso il provvedimento con il quale il giudice dell'udienza preliminare abbia respinto una eccezione di nullità, trattandosi di provvedimento da considerare meramente strumentale rispetto alla decisione da adottare all'esito di detta udienza (decreto che dispone il giudizio o sentenza di non luogo a procedere). Ove la dedotta nullità sia effettivamente sussistente, essa potrà quindi essere fatta valere, in caso di rinvio a giudizio, solo nella fase successiva al detto rinvio e segnatamente, quando si tratti di nullità relative, solo in sede di trattazione delle questioni preliminari, ai sensi dell'art. 491 c.p.p.

Cass. n. 2473/1992

Anche quando, per non esserci una situazione di contrasto attuale che determini stasi processuale, il conflitto sia inammissibile, va rilevata d'ufficio la tardività della decisione declinatoria di competenza per territorio ai sensi dell'art. 491, comma primo, c.p.p., con conseguente restituzione degli atti al giudice dichiaratosi incompetente.

Cass. n. 2366/1992

Stante il principio di tassatività delle impugnazioni e non essendo previsto nessun gravame contro gli atti relativi all'udienza preliminare, ad eccezione della sentenza di non luogo a procedere, anche le nullità assolute verificatesi in detta fase devono essere rilevate e dichiarate solo in quella successiva, in sede di trattazione delle questioni preliminari ai sensi dell'art. 491 c.p.p. (Fattispecie relativa ad inammissibilità di ricorso avverso l'avviso di cui all'art. 419 c.p.p. per la fissazione dell'udienza preliminare nonché avverso gli atti conseguenti: verbale di udienza preliminare e decreto che disponeva il giudizio).

Cass. n. 2205/1992

Una volta che la questione di competenza per territorio sia stata tempestivamente proposta, il giudice rimane investito dal potere-dovere di decidere su di essa e di dichiarare, ove la ritenga fondata, la propria incompetenza, anche nel caso in cui, contravvenendo al disposto di cui all'ultima parte del primo comma dell'art. 491 c.p.p., non abbia deciso «immediatamente». (Fattispecie in cui l'incompetenza era stata dichiarata con sentenza pronunciata all'esito del dibattimento).

Cass. n. 1351/1992

L'art. 21 c.p.p. prevede che l'incompetenza per materia può essere rilevata anche di ufficio in ogni stato e grado del processo. Peraltro alla regola dell'indiscriminata rilevabilità il legislatore ha posto due eccezioni: l'ipotesi in cui l'incompetenza sia determinata dalla connessione e quella prevista dal secondo comma dell'art. 23 c.p.p., in cui il reato appartiene alla cognizione di un giudice di competenza inferiore (c.d. incompetenza per eccesso o ipercapacità). In tale eventualità, l'incompetenza deve essere rilevata o eccepita entro il termine di cui all'art. 491, primo comma, stesso codice e cioè subito dopo compiuti per la prima volta gli accertamenti relativi alla costituzione delle parti.

Cass. n. 12894/1991

L'art. 491 comma primo c.p.p. dispone che le questioni concernenti la competenza territoriale sono precluse se non siano state proposte subito dopo compiuto per la prima volta l'accertamento relativo alla costituzione delle parti. Orbene, poiché tale accertamento trova collocazione anche nell'udienza relativa al giudizio abbreviato, nella quale si osservano, per quanto applicabili, le disposizioni previste per l'udienza preliminare ? e tra esse, quindi, anche l'art. 420 comma secondo c.p.p. ? ne consegue che l'eccezione di incompetenza territoriale non può essere dedotta, anche nel giudizio abbreviato, dopo l'esaurimento di quella formalità. (Fattispecie in cui l'eccezione di incompetenza territoriale era stata prospettata, nell'udienza relativa al giudizio abbreviato, durante la discussione finale; la Cassazione se da un lato ne ha ritenuto la inammissibilità sulla scorta del principio di cui in massima, dall'altro ha evidenziato la infondatezza della tesi, accolta dal giudice di merito, secondo la quale la scelta del giudizio abbreviato presupporrebbe, di per sè, l'accettazione della competenza territoriale, precisando che invece la tempestiva contestazione di detta competenza dà luogo ad un'eccezione che può essere riproposta nei motivi di gravame).

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