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Articolo 479

Codice di Procedura Penale

Questioni civili o amministrative

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Dispositivo dell'art. 479 Codice di Procedura Penale

1. Fermo quanto previsto dall'articolo 3, qualora la decisione sull'esistenza del reato dipenda dalla risoluzione di una controversia civile o amministrativa di particolare complessità, per la quale sia già in corso un procedimento presso il giudice competente, il giudicepenale, se la legge non pone limitazioni alla prova della posizione soggettiva controversa [193] (1), può disporre la sospensione del dibattimento, fino a che la questione non sia stata decisa con sentenza passata in giudicato [c.p.c. 324] (2).
2. La sospensione è disposta con ordinanza, contro la quale può essere proposto ricorso per cassazione [606]. Il ricorso non ha effetto sospensivo [588] (3).
3. Qualora il giudizio civile o amministrativo non si sia concluso nel termine di un anno, il giudice, anche di ufficio, può revocare l'ordinanzadi sospensione (4).

Note

(1) Le pregiudiziali sono questioni che il giudice deve risolvere preliminarmente onde giungere alla decisione finale sul merito dell'imputazione: ad es., l'altruità della cosa in relazione ad un'imputazione di furto (e in tal caso non opera l'art. 479) ovvero il rapporto di filiazione in relazione a un'imputazione di incesto o la esistenza di un precedente matrimonio per il delitto di bigamia (e in questi casi opera l'art. 479).
Per stabilire la portata dell'inciso, sarà opportuno notare come non vi sia coincidenza fra le diverse ipotesi. L'art. 3 prevede che (a) la decisione dipenda dalla risoluzione di una controversia (b) sullo stato di famiglia o di cittadinanza, (c) che la questione sia seria e che (d) la relativa azione sia già in corso. Nel caso dell'art. 479, invece, è l'esistenza del reato che dipende da una controversia civile o amministrativa, che dev'essere di particolare complessità, e per la cui soluzione pende già il giudizio: tutto ciò non basta a far sospendere il processo, perché è richiesto l'ulteriore requisito che la legge non ponga limitazioni alla prova. L'unico elemento comune, come si vede, è la pendenza del giudizio sulla questione. Rinviando all'art. 3 per l'esame specifico di quanto in esso disposto, va in questa sede sottolineato che mentre in quella norma si fa riferimento al collegamento fra la soluzione della controversia e la decisione (senza meglio precisare), l'art. 479 collega la soluzione della controversia alla «decisione sull'esistenza del reato» (per cui non qualunque controversia rileva, ma solo quella che possegga tale carattere). Inoltre l'art. 3 limita il tipo di controversia a quelle relative allo «stato di famiglia» o «di cittadinanza» mentre l'art. 479 è in questo senso di portata assai più ampia, accennando genericamente a questione «civile» o «amministrativa», di qualunque natura, richiedendo però che la questione stessa presenti il carattere della «particolare complessità». L'ulteriore requisito che la legge non ponga limitazioni alla prova «della posizione soggettiva controversa» appare conforme a quanto recita l'art. 193, che, ammettendo una deroga per le questioni che riguardano lo stato di famiglia o di cittadinanza (ed infatti l'art. 3 non fa riferimento a limiti di prova), esclude l'osservanza, nel processo penale, delle regole probatorie previste dalle leggi civili.

(2) Non esistendo pregiudiziali obbligatorie, è lasciata alla discrezionalità del giudice la valutazione circa la necessità od opportunità di sospendere il giudizio in attesa della soluzione della controversia pregiudiziale. Pur richiamandosi il passaggio in giudicato della sentenza che decide la controversia, non si precisa l'efficacia che la stessa dispiega nel processo sospeso: nel precedente codice di rito era precisato che la sentenza «faceva stato», cioè vincolava il giudice penale alle statuizioni in essa contenute. Si veda, in proposito, quanto sancito in tema di revisione dall'art. 630 1 lett. b).

(3) In deroga alla regola generale stabilita dall'art. 586, l'ordinanza, motivata a pena di nullità, con cui si dispone la sospensione del dibattimento è immediatamente ricorribile in Cassazione, ma l'impugnazione è priva di effetto sospensivo. Attesa la sua natura derogatoria, la disposizione non è suscettibile di applicazione analogica, per cui l'ordinanza che rigetta la richiesta di sospensione non è autonomamente impugnabile, ma, in conformità al disposto dell'art. 586, può essere oggetto di gravame unitamente alla sentenza che conclude il procedimento.

(4) Si tratta di una previsione che tende a recuperare situazioni che potrebbero essere pregiudicate dal protrarsi del giudizio circa la questione civile o amministrativa. Decorso l'anno, l'ordinanza di sospensione è revocabile e il provvedimento, in assenza di espressa previsione (come quella contenuta nel comma 2) deve ritenersi inoppugnabile in via autonoma.


Ratio Legis

Anche questa norma, in senso lato, risulta formulata per garantire la concentrazione del dibattimento. E infatti con essa si attribuisce al giudice penale il potere di decidere (sia pure incidenter tantum, quindi con efficacia limitata alla questione penale principale, della quale quella civile o amministrativa costituisce un accessorio) tutte le questioni che dovessero presentarsi. Non esiste, nel codice, la pregiudizialità obbligatoria, ed anche l'art. 3 (che viene espressamente richiamato in questa norma) parla di facoltà di sospensione del processo da parte del giudice penale.

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