Brocardi.it, il sito dedicato al latino dei giuristi... e molto altro CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 411

Codice di Procedura Penale

Altri casi di archiviazione

Dispositivo dell'art. 411 Codice di Procedura Penale

1. Le disposizioni degli articoli 408, 409 e 410 si applicano anche quando risulta che manca una condizione di procedibilità, che la persona sottoposta alle indagini non e' punibile ai sensi dell'articolo 131 bis del codice penale per particolare tenuità del fatto(1) che il reato è estinto o che il fatto non è previsto dalla legge come reato [att. 125] (2).
1-bis. Se l'archiviazione è richiesta per particolare tenuità del fatto, il pubblico ministero deve darne avviso alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa, precisando che, nel termine di dieci giorni, possono prendere visione degli atti e presentare opposizione in cui indicare, a pena di inammissibilità, le ragioni del dissenso rispetto alla richiesta. Il giudice, se l'opposizione non è inammissibile, procede ai sensi dell'articolo 409, comma 2, e, dopo avere sentito le parti, se accoglie la richiesta, provvede con ordinanza. In mancanza di opposizione, o quando questa è inammissibile, il giudice procede senza formalità e, se accoglie la richiesta di archiviazione, pronuncia decreto motivato. Nei casi in cui non accoglie la richiesta il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero, eventualmente provvedendo ai sensi dell'articolo 409, commi 4 e 5(3).

Note

(1) Comma così modificato dall'art. 2 comma 1 lett. a), D.Lgs. 16 marzo 2015, n. 28.
(2) Tale norma è considerata pleonastica, in quanto appare evidente in tali ipotesi la superfluità del passaggio alla fase dibattimentale, quindi l'infondatezza della notizia di reato intesa alla stregua di quanto già espresso ex art. 408, comma 1.
(3) Comma aggiunto dall'art. 2 comma 1 lett. b), D.Lgs. 16 marzo 2015, n. 28.

Ratio Legis

Tale disposizione riflette quanto disposto dal principio di obbligatorietà dell'azione penale ex art. 112 Cost., in virtù del quale l'obbligo di agire imposto al P.M. non nasce in conseguenza della sola ricezione della notizia di reato, quanto piuttosto dalla presenza di ulteriori presupposti previsti ex lege, in assenza dei quali la parte pubblica è tenuta a richiedere l'archiviazione.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. sez. un. n. 34/2001

In tema di azione penale, mentre il procedimento attivato a seguito di iscrizione degli atti nel registro previsto dall'art. 335 c.p.p. (c.d. “mod. 21”) ha come esito necessitato l'inizio dell'azione penale o la richiesta di archiviazione, l'iscrizione di atti nel registro non contenente notizie di reato (c.d. “mod. 45”) può sfociare o in un provvedimento di diretta trasmissione degli atti in archivio da parte del Pubblico Ministero in relazione a quei fatti che fin dall'inizio appaiano come penalmente irrilevanti, o può condurre al medesimo esito della procedura prevista per le ordinarie notitiae criminis, qualora siano state compiute indagini preliminari o il fatto originario sia stato riconsiderato o comunque sia sopravvenuta una notizia di reato. In quest'ultimo caso, l'eventuale richiesta di archiviazione non è condizionata dal previo adempimento, da parte del pubblico ministero, dell'obbligo di reiscrizione degli atti nel registro “mod. 21”, in quanto la valutazione, esplicita o implicita, circa la natura degli atti spetta al titolare dell'azione penale indipendentemente dal dato formale dell'iscrizione in questo o in quel registro, e al giudice per le indagini preliminari non è riconosciuto alcun sindacato né su quella valutazione, né sulle modalità di iscrizione degli atti in un registro piuttosto che in un altro.

È abnorme il provvedimento con cui il Gip, richiesto dell'archiviazione di un affare iscritto nel registro degli atti non costituenti notizia di reato, dichiari non luogo a provvedere sulla richiesta, disponendo la restituzione degli atti stessi al pubblico ministero sul rilievo della natura di quell'iscrizione, indicativa dell'inesistenza di una notitia criminis. (Nella specie, concernente denuncia anonima per pretesa corruzione, in relazione alla quale erano già state compiute investigazioni, la S.C. ha ritenuto l'abnormità del provvedimento sotto il profilo funzionale, in quanto esso aveva impedito il naturale epilogo del procedimento di archiviazione, determinandone la stasi, con pregiudizio delle facoltà della persona offesa, impossibilitata ad intervenire con l'opposizione, e con preclusione alla riapertura delle indagini ex art. 414 c.p.p. e alla conseguente utilizzabilità di quelle espletate).

Cass. n. 5227/1996

È atto abnorme, contro il quale può pertanto proporsi ricorso per cassazione, il rigetto da parte del Gip di una richiesta di archiviazione formulata dal P.M., motivato con riferimento alla mancanza di qualsivoglia notizia di reato, e seguito dalla restituzione degli atti al P.M. Tale provvedimento si pone infatti in radicale contrasto con l'intero sistema processuale, che pone, nell'art. 405, comma primo, c.p.p., la richiesta di archiviazione in alternativa esclusiva all'esercizio dell'azione penale da parte del P.M.; che contempla, inoltre, nell'art. 411 del medesimo codice, l'applicabilità dell'istituto anche quando «il fatto non è previsto dalla legge come reato»; e che è in generale ispirato al principio del controllo giurisdizionale sull'esercizio dell'azione penale.

Cass. n. 1208/1995

Non è abnorme né illegittima l'ordinanza con la quale il Gip disponga l'archiviazione per la sussitenza di una causa estintiva del reato, anziché per l'infondatezza della notitia criminis, come richiesto dal pubblico ministero.

Cass. n. 2629/1994

Il Gip, cui sia stata richiesta l'archiviazione per difetto di una condizione di proseguibilità o di procedibilità dell'azione penale ovvero per intervenuta estinzione del reato, qualora ritenga di aderire a tale richiesta deve pronunciarsi in conformità senza motivare sulla insussistenza di prove favorevoli all'imputato ex art. 129, comma 2, c.p.p. che non è applicabile alla fase delle indagini preliminari: diversamente si costringerebbe l'indagato a subire un provvedimento di archiviazione a lui sfavorevole nella motivazione senza potere esercitare il diritto di difesa preclusogli nell'ipotesi in cui il decreto sia emesso de plano (art. 309 c.p.p.), e senza potere esperire alcun mezzo di gravame non essendo tale provvedimento impugnabile. (Affermando siffatto principio la Cassazione ha annullato, ritenendolo abnorme, un decreto di archiviazione emesso de plano dal Gip per intervenuta estinzione del reato per amnistia in base al rilievo che non risultava all'evidenza l'insussistenza dei fatti e che la qualificazione dei medesimi era corretta; in particolare la Corte Suprema ha osservato che siffatto provvedimento non rientrava nella tipologia di quelli che possono essere adottati dal giudice delle indagini preliminari).

Cass. n. 4504/1992

Il «decreto di non luogo a procedere», emesso dal giudice per le indagini preliminari a seguito della richiesta di archiviazione, contro il quale non è previsto alcuno specifico mezzo di impugnazione, è atto abnorme. Esso si pone al di fuori del sistema processuale vigente, sia perché non rientra nella tipologia dei provvedimenti che possono essere adottati dal giudice delle indagini preliminari, sia perché l'espressione «manifesta infondatezza della notizia di reato», che costituisce il presupposto della richiesta di archiviazione, deve essere intesa in senso ampio, comprensiva non solo del caso tipico dell'insussistenza del fatto, della mancanza di una condizione di procedibilità, di estinzione del reato, espressamente previsti dall'art. 411 c.p.p., ma anche dei casi di non punibilità soggettiva, poiché l'istituto della archiviazione, nel nuovo codice, congloba sia la richiesta di non doversi procedere prevista dall'art. 78 sia la sentenza di proscioglimento prevista dall'art. 395 dell'abrogato codice di procedura.

Cass. n. 3273/1992

Costituisce atto abnorme quello che, per la singolarità e stranezza del suo contenuto, sta la di fuori delle norme legislative e dell'intero ordinamento processuale, di guisa che non rientra nei poteri dell'organo decidente per la sua incompatibilità con i principi generali del sistema. Alla stregua di tali criteri è abnorme il decreto di archiviazione limitato ad una parte del fatto-reato, potendo, nello schema previsto dal legislatore ai sensi degli artt. 408, primo comma, 411 e 415, primo comma, nuovo c.p.p., l'archiviazione eventualmente proporsi ed essere decisa soltanto in relazione all'intero fatto. (Nella fattispecie, il Gip del tribunale, in relazione al reato di diffamazione, aveva disposto l'archiviazione solo parzialmente, con riguardo alla «attribuzione di un fatto determinato», ordinando per la diffamazione generica la trasmissione degli atti al P.M., che, poi, li rimetteva alla pretura circondariale. Il Gip presso la pretura elevava conflitto di competenza, considerando il decreto di archiviazione del Gip del tribunale come una ordinanza dichiarativa di incompetenza. La Suprema Corte, dopo aver affermato il principio di cui sopra, risolveva il conflitto dichiarando la competenza del tribunale).

Cass. n. 5206/1991

Il P.M. che acquisisca notizia di un fatto definito grossolanamente reato è tenuto, in applicazione dell'art. 411 c.p.p., a richiedere al giudice l'archiviazione non essendo ipotizzabile un potere immediato del P.M. d'eliminazione della notizia di fatti che non corrispondono ad alcuna ipotesi di reato.

Cass. n. 4259/1991

È abnorme il provvedimento di archiviazione emesso dal P.M. nei confronti di una notitia criminis già iscritta nel registro degli affari penali e successivamente cancellata — senza la rituale richiesta di archiviazione rivolta al giudice per le indagini preliminari — per essere trasferita nel registro mod. 45 degli atti non costituenti notizia di reato.

Cass. n. 535/1991

L'obbligo della richiesta di archiviazione e l'osservanza delle forme del relativo procedimento sono prescritti anche per i fatti che dal pubblico ministero siano ritenuti come non previsti dalla legge quali reati. Ne consegue che, dinanzi alla richiesta di archiviazione, il giudice delle indagini preliminari non può restituire puramente e semplicemente gli atti al pubblico ministero sul rilievo che al suo vaglio andrebbero sottoposti solo i fatti suscettibili di valutazione penale e non anche quelli penalmente irrilevanti, ma ? qualora condivida la richiesta — provvedere in conformità

Cass. n. 80/1991

Il provvedimento di archiviazione, da emanarsi quando ricorrono le condizioni espressamente previste dagli artt. 408 n. 1, 411 e 415 n. 1 c.p.p. (infondatezza della «notitia criminis», mancanza di una condizione di procedibilità, intervenuta estinzione del reato, fatto che, per come configurato dalle indagini o per effetto di «abolitio» sopravvenuta, non sia previsto come reato dalla legge, ovvero autore dell'illecito rimasto ignoto) postula necessariamente che si sia in presenza di una notizia di reato. Ne consegue che l'istituto dell'archiviazione non può trovare applicazione quando si tratti di notizie le quali, non rivestendo fin dall'origine carattere di rilevanza penale, non siano state qualificate dal P.M. come notizie di reato e per ciò stesso non siano state neppure iscritte nel relativo registro. (In motivazione, si è precisato che al P.M. spetta un potere di selezione dei fatti portati a sua conoscenza, con la conseguenza che un'eventuale archiviazione può configuarsi solo per quei fatti nei quali egli abbia ritenuto di ravvisare un'ipotesi di reato).

Cass. n. 5203/1990

Nella categoria dei «fatti non previsti dalla legge come reato», di cui all'art. 411 del nuovo codice di rito, rientrano non solo quelli che, ipotizzati inizialmente di rilevanza penale, si siano rivelati non tali a seguito di indagini, ma anche quelli ritenuti dal P.M. del tutto irrilevanti per il sistema penale (c.d. pseudonotizie di reato) che pertanto non possono essere sottratti alla funzione di controllo del giudice attraverso la procedura di archiviazione.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

Attenzione: prenderemo in esame SOLO richieste scritte in italiano corretto, con adeguata punteggiatura, riferite a quesiti e/o problematiche di natura giuridica.
N.B.: è possibile inviare documenti o altro materiale allegandolo ad una email da inviare all'indirizzo info@brocardi.it indicando nell'oggetto il nome con il quale si è richiesto il servizio di consulenza

Testi per approfondire questo articolo

  • La ricostruzione del fatto nelle investigazioni penali

    Editore: CEDAM
    Collana: Problemi attuali della giustizia penale
    Pagine: 268
    Data di pubblicazione: giugno 2012
    Prezzo: 24,00 -10% 21,60 €

    La fase investigativa risulta, oggi, sempre più rilevante per la ricostruzione del fatto; anche perché le nuove tecnologie, messe a disposizione dalla scienza, hanno radicalmente trasformato l’accertamento giudiziario, incrementando le possibilità di sviluppare le indagini. Queste, oramai, da un atto iniziale, progrediscono continuamente, e consentono di ricercare, acquisire, far interagire nuove conoscenze che incidono sulla dinamica investigativa, modificandone... (continua)

  • Le indagini atipiche

    Collana: Leggi penali tra regole e prassi
    Data di pubblicazione: dicembre 2014
    Prezzo: 55,00 -10% 49,50 €

    Si diffondono metodi investigativi ignoti alla disciplina o derivanti da previsioni affette da un alto deficit di determinatezza; sono interventi affilati e notevolmente cresciuti, in parallelo allo sviluppo tecnologico. Ma non è detto che ogni manovra inquirente è legittima sol perché manca un divieto specifico; può darsi che il limite stia nei diritti inviolabili della persona. In ogni caso, anche laddove essa è consentita si tratta di capire se le... (continua)

  • Le indagini preliminari della polizia giudiziaria e del pubblico ministero

    Autore: Grilli Luigi
    Editore: CEDAM
    Collana: La biblioteca del penalista
    Pagine: 722
    Data di pubblicazione: aprile 2012
    Prezzo: 66,00 -10% 59,40 €

    L’Autore si è concentrato sulla ricostruzione della prima fase del procedimento penale, che inizia con la ricezione

    della notitia criminis da parte della polizia giudiziaria o del pubblico ministero e termina quando quest’ultimo esercita

    l’azione penale o ottiene dal giudice l’archiviazione richiesta.

    La fase procedimentale non consente di regola il contraddittorio tra le parti, anche se prevede l’assistenza del difensore ad alcuni... (continua)

  • L'interrogatorio investigativo. Disciplina giuridica e modalità operative

    Pagine: 160
    Data di pubblicazione: giugno 2010
    Prezzo: 22,00 -10% 19,80 €

    Se da un lato il progresso tecnologico mette continuamente a disposizione degli investigatori metodologie e strumenti che consentono di svolgere le indagini in modo sempre più rapido ed efficace, con risultati oggettivamente validi e incontrovertibili, enfatizzando troppo spesso l’indagine scientifica, dall’altro è da rilevare che un’inchiesta giudiziaria non può prescindere dall’acquisizione di informazioni e notizie, che non derivano... (continua)

  • L'archiviazione della notizia di reato

    Autore: Varone Fabio
    Editore: Giuffrè
    Collana: Teoria pratica diritto. Penale e process.
    Data di pubblicazione: luglio 2015
    Prezzo: 25,00 -10% 22,50 €

    Il volume, aggiornato al d.lgs. 16 marzo 2015, n. 28 in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, analizza la disciplina del procedimento di archiviazione, quale epilogo della fase delle indagini preliminari alternativo all'esercizio dell'azione penale, dedicando precipua attenzione al ruolo e ai diritti dell'indagato e della persona offesa dal reato. Esso ripercorre, infatti, i presupposti normativi che governano la pronuncia del provvedimento di... (continua)