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Articolo 392

Codice di Procedura Penale

Casi

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Dispositivo dell'art. 392 Codice di Procedura Penale

1. Nel corso delle indagini preliminari [326-415 c.p.p.] il pubblico ministero e la persona sottoposta alle indagini possono chiedere al giudice che si proceda con incidente probatorio:
a) all'assunzione della testimonianza [194 c.p.p.] di una persona, quando vi è fondato motivo di ritenere che la stessa non potrà essere esaminata nel dibattimento per infermità o altro grave impedimento (1);
b) all'assunzione di una testimonianza quando, per elementi concreti e specifici, vi è fondato motivo di ritenere che la persona sia esposta a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità affinché non deponga o deponga il falso (2);
c) all'esame della persona sottoposta alle indagini su fatti concernenti la responsabilità di altri [quando ricorre una delle circostanze previste dalle lettere a) e b)] (3);
d) all'esame delle persone indicate nell'articolo 210 [quando ricorre una delle circostanze previste dalle lettere a) e b)] (3);
e) al confronto tra persone che in altro incidente probatorio o al pubblico ministero hanno reso dichiarazioni discordanti, quando ricorre una delle circostanze previste dalle lettere a) e b);
f) a una perizia [220, 508] o a un esperimento giudiziale [218], se la prova riguarda una persona, una cosa o un luogo il cui stato è soggetto a modificazione non evitabile (4);
g) a una ricognizione [213], quando particolari ragioni di urgenza non consentono di rinviare l'atto al dibattimento.
1 bis. Nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 572, 600, 600 bis, 600 ter e 600 quater, anche se relativi al materiale pornografico di cui all’articolo [[n600quater.1cp]], 600 quinquies, 601, 602, 609 bis, 609 quater, 609 quinquies, 609 octies, 609 undecies e 612 bis del codice penale il pubblico ministero, anche su richiesta della persona offesa, o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione della testimonianza di persona minorenne ovvero della persona offesa maggiorenne, anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma 1(5).
2. Il pubblico ministero e la persona sottoposta alle indagini possono altresì chiedere una perizia che, se fosse disposta nel dibattimento, ne potrebbe determinare una sospensione superiore a sessanta giorni ovvero che comporti l’esecuzione di accertamenti o prelievi su persona vivente previsti dall’art. 224 bis. [467, 468 5] (6) (7).

Note

(1) Qualora la previsione legata alle condizioni di salute o al verificarsi di altri gravi inadempimenti dovesse rivelarsi infondata il testimone potrà essere esaminato anche a dibattimento.

(2) Le violenze e le minacce rilevano anche se non perpetrate dall'indagato e se sono indirizzate a persone diverse dal testimone, a patto però che si tratti di soggetti legati a quest'ultimo da vincoli di affetto o solidarietà.

(3) Le parole tra parentesi sono soppresse dall'art. 4, comma 1, della l. 7 agosto 1997, n. 267.

(4) E' sufficiente che il decorso del tempo possa pregiudicare in qualche modo l'esito dell'accertamento. Non occorre dunque che vi sia il rischio di non poter più effettuare del tutto la perizia o l'esperimento.

(5) Tale comma è stato così modificato dall’art. 9, comma 1, lett. b) del D. L. 23 febbraio 2009, n. 11 e poi sostituito dall'art. 5, comma 1, lett. g), della l. 1 ottobre 2012, n. 172.

(6) Il riferimento all'esecuzione di accertamenti o prelievi su persona vivente previsti dall’art. 224 bis è stato aggiunto dall’art. 28, della l. 30 giugno 2009, n. 85.

(7) La Corte cost. con sent. 10 marzo 1994, n. 77 ha dichiarato l'illegittimità di tale articolo nella parte in cui non consente che l'incidente probatorio possa essere richiesto ed eseguito anche nella fase dell'udienza preliminare.


Ratio Legis

L'incidente probatorio trova la propria ratio nell'eventualità che risulti necessario anticipare l'attività di acquisizione probatoria alla fase delle indagini preliminari o dell'udienza preliminare, nel rispetto del principio del contraddittorio.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. pen. n. 28102/2010

La legge 1 marzo 2001, n. 63, di attuazione dei principi del giusto processo, nel modificare le disposizioni relative all'esame degli imputati in un procedimento connesso, non ha implicitamente abrogato la disciplina delle speciali ipotesi di incidente probatorio prevista dall'art. 392, comma primo, lett. c) e d), c.p.p..

Cass. pen. n. 44847/2008

L'assunzione della perizia in incidente probatorio implica l'esposizione orale del perito e il conseguente esame dello stesso ad opera delle parti.ella perizia in incidente probatorio implica l'esposizione orale del perito e il conseguente esame dello stesso ad opera delle parti.

Cass. pen. n. 6808/1999

In tema di perizia disposta nelle forme dell'incidente probatorio, non è previsto che il deposito di tutti gli atti utilizzati dal perito per l'espletamento dell'incarico avvenga prima dell'udienza preliminare. Ed invero, il principio del contraddittorio, nella fase incidentale, è assicurato a tutti gli indagati i quali possono servirsi di propri consulenti tecnici che partecipano alle operazioni peritali prendendo cognizione diretta degli elementi dell'indagine peritale «riversati» nell'elaborato successivamente depositato.

In tema di perizia assunta con incidente probatorio, non è prevista alcuna nullità per il caso di diniego di fissazione di una nuova udienza da parte del Gip per l'esame orale del perito. Ed invero, l'assunzione anticipata dalla perizia in sede incidentale non richiede, successivamente al deposito dell'elaborato, anche l'esame orale del perito, in quanto il rinvio alle forme di assunzione delle prove stabilite nel giudizio, compiuto dall'art. 401 — quinto comma — c.p.p., deve intendersi nei limiti di compatibilità connaturati alla specialità della sede ed alle esigenze acceleratorie proprie della fase

Cass. pen. n. 748/1998

La facoltà, per il pubblico ministero, in base alla norma transitoria di cui all'art. 6, comma 1, della L. 7 agosto 1997 n. 267, di chiedere l'espletamento di incidente probatorio ai sensi dell'art. 392, comma 1, lett. c) e d), c.p.p., nel testo modificato dall'art. 4 di detta legge, onde procedere all'esame dell'indagato su fatti concernenti la responsabilità altrui ovvero a quello di soggetti indicati nell'art. 210 c.p.p., è esercitabile, nell'osservanza del termine stabilito, anche quando il procedimento si trovi in fase di atti preliminari al dibattimento. In tal caso, pur facendosi riferimento, nel citato art. 6, comma 1, della legge n. 267/97, soltanto al «giudice per le indagini preliminari» come organo destinatario della richiesta di incidente probatorio, questa non può che essere diretta, in applicazione della regola dettata dall'art. 467 c.p.p. (che prevede l'espletamento degli atti urgenti nella fase degli atti preliminari al dibattimento), all'organo indicato come competente in detta ultima disposizione, e cioè al presidente del collegio giudicante (tribunale o corte d'assise), il quale ne valuterà l'ammissibilità e l'accoglibilità, provvedendo quindi con ordinanza motivata.

Cass. pen. n. 9676/1994

L'art. 431, lettera b), c.p.p., che consente l'inserimento nel fascicolo per il dibattimento degli atti irripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria, rappresenta una deroga al principio dell'oralità cui è ispirata la nuova disciplina del processo penale e costituisce, pertanto, norma eccezionale di stretta interpretazione. Non può quindi accogliersi una nozione ampia di irripetibilità, che includa cioè qualsiasi situazione nella quale debba salvaguardarsi l'esito dell'atto di indagine dai pericoli connessi al decorso del tempo, il concetto di irripetibilità, infatti, in coerenza con le caratteristiche proprie del nuovo processo, non può non coincidere con quello di impossibilità di reiterazione dell'atto stesso in sede dibattimentale, mentre l'esigenza di evitare che il decorso del tempo pregiudichi la genuinità della prova trova tutela nella disciplina dell'incidente probatorio. (Nella specie la Corte ha escluso che possano considerarsi atti irripetibili ai sensi e per gli effetti dell'art. 431 c.p.p., gli atti di individuazione fotografica e personale compiuti dalla polizia giudiziaria).

Cass. n. 1994/1994

L'art. 431, lettera b), c.p.p., che consente l'inserimento nel fascicolo per il dibattimento degli atti irripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria, rappresenta una deroga al principio dell'oralità cui è ispirata la nuova disciplina del processo penale e costituisce, pertanto, norma eccezionale di stretta interpretazione. Non può quindi accogliersi una nozione ampia di irripetibilità, che includa cioè qualsiasi situazione nella quale debba salvaguardarsi l'esito dell'atto di indagine dai pericoli connessi al decorso del tempo, il concetto di irripetibilità, infatti, in coerenza con le caratteristiche proprie del nuovo processo, non può non coincidere con quello di impossibilità di reiterazione dell'atto stesso in sede dibattimentale, mentre l'esigenza di evitare che il decorso del tempo pregiudichi la genuinità della prova trova tutela nella disciplina dell'incidente probatorio. (Nella specie la Corte ha escluso che possano considerarsi atti irripetibili ai sensi e per gli effetti dell'art. 431 c.p.p., gli atti di individuazione fotografica e personale compiuti dalla polizia giudiziaria).

Cass. pen. n. 1687/1993

L'esercizio dell'attività di prostituta non integra quel «grave impedimento» del teste che giustifica l'incidente probatorio, non rappresentando una condizione di «irreperibilità permanente». (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso, la S.C. ha ritenuto che legittimamente si diede corso alla procedura di cui all'art. 512 c.p.p. [lettura di atti per sopravvenuta impossibilità di ripetizione] tanto più che i giudici di merito avevano rilevato che la donna «indicò in entrambi gli interrogatori, in maniera univoca, il luogo ove ella risiedeva e che corrispondevL'art. 431, lettera b), c.p.p., che consente l'inserimento nel fascicolo per il dibattimento degli atti irripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria, rappresenta una deroga al principio dell'oralità cui è ispirata la nuova disciplina del processo penale e costituisce, pertanto, norma eccezionale di stretta interpretazione. Non può quindi accogliersi una nozione ampia di irripetibilità, che includa cioè qualsiasi situazione nella quale debba salvaguardarsi l'esito dell'atto di indagine dai pericoli connessi al decorso del tempo, il concetto di irripetibilità, infatti, in coerenza con le caratteristiche proprie del nuovo processo, non può non coincidere con quello di impossibilità di reiterazione dell'atto stesso in sede dibattimentale, mentre l'esigenza di evitare che il decorso del tempo pregiudichi la genuinità della prova trova tutela nella disciplina dell'incidente probatorio. (Nella specie la Corte ha escluso che possano considerarsi atti irripetibili ai sensi e per gli effetti dell'art. 431 c.p.p., gli atti di individuazione fotografica e personale compiuti dalla polizia giudiziaria).a alla residenza anagrafica»).

Cass. sez. un. n. 44/1993

Il Gip che rimette gli atti al P.M. per la modificazione dell'imputazione con la contestazione del fatto nuovo non può procedere all'attività prevista dall'art. 392 c.p.p. perché tale norma presuppone l'esercizio dell'azione penale e questo si attua solo con la nuova contestazione. La proposizione di richiesta di incidente probatorio e il suo accoglimento prima che la nuova contestazione sia formulata dal P.M. integra un'ipotesi di nullità assoluta ex art. 179 c.p.p. concernente l'esercizio dell'azione penale da parte di quest'ultimo. (Nella fattispecie, il Gip, dopo avere trasmesso gli atti al P.M. ai sensi dell'art. 423 c.p.p., aveva accolto una richiesta di incidente probatorio avanzata dai difensori degli imputati, facendo eseguire una perizia medico-legale, all'esito della quale aveva emesso sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste).

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