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Articolo 329

Codice di Procedura Penale

Obbligo del segreto

Dispositivo dell'art. 329 Codice di Procedura Penale

1. Gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero [358] e dalla polizia giudiziaria [347-357] sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari [114, 405-415, 554].
2. Quando è necessario per la prosecuzione delle indagini, il pubblico ministero può, in deroga a quanto previsto dall'articolo 114, consentire, con decreto motivato, la pubblicazione di singoli atti o di parti di essi (1). In tal caso, gli atti pubblicati sono depositati presso la segreteria del pubblico ministero.
3. Anche quando gli atti non sono più coperti dal segreto a norma del comma 1, il pubblico ministero, in caso di necessità per la prosecuzione delle indagini, può disporre con decreto motivato [366 2] (2):
a) l'obbligo del segreto per singoli atti, quando l'imputato lo consente o quando la conoscenza dell'atto può ostacolare le indagini riguardanti altre persone;
b) il divieto di pubblicare il contenuto di singoli atti o notizie specifiche relative a determinate operazioni.

Note

(1) Ciò significa sia che il P.M. può desecretare, ai fini della pubblicazione, atti segreti sia ch elo stesso può consentire la pubblicazione in qualsiasi forma di atti non più coperti da segreto che sarebbero stati, in quanto tali, pubblicabili nel solo contenuto.
(2) Trattasi di decreto motivato inoppugnabile.

Ratio Legis

Essendo il rito penale strutturato in chiave accusatoria, la sfera del segreto è determinata in rapporto alla conoscenza legittima che la persona sottoposta alle indagini possa vere degli atti d'indagine compiuti dal P.M e dalla P.G.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 42748/2003

Nel procedimento incidentale di applicazione delle misure cautelari, il pubblico ministero deve presentare al giudice tutti gli elementi su cui la richiesta si fonda, ma non ha l'obbligo di indicare i nominativi degli autori di dichiarazioni accusatorie, che possono legittimamente essere tenuti riservati fino alla chiusura delle indagini preliminari ? e quindi anche nella fase cautelare e in sede di riesame ? qualora la loro divulgazione possa pregiudicare lo svolgimento delle indagini (la Corte ha precisato che la facoltà riconosciuta al pubblico ministero di celare le fonti di prova, trova la sua base normativa negli artt. 65 comma 1, 294 e 329 c.p.).

Cass. sez. un. n. 12/1995

Nel formulare la richiesta di proroga della custodia cautelare, il pubblico ministero ha un dovere di allegazione riguardante non soltanto le ragioni per le quali si rende indispensabile, ai fini della decisione sulla posizione processuale dell'indagato per il quale viene richiesta la proroga, l'accertamento da eseguire, bensì anche quelle dimostrative della complessità dell'accertamento e della circostanza che lo stesso non si sia potuto espletare durante il decorso del periodo normale di custodia cautelare. (In motivazione, la S.C. ha ritenuto che non sussiste un principio generalizzato e inderogabile di segretezza delle indagini che impedirebbe al P.M. di rendere palese tutta l'attività d'indagine già svolta e da svolgere, ben potendo essere disposta la discovery quando ciò sia necessario per la prosecuzione delle indagini, e quindi anche allorché si renda necessario richiedere la proroga della custodia cautelare. E sulla base di tale argomentazione è stata ritenuta manifestamente infondata, in relazione agli artt. 97 e 112 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 305 c.p.p. prospettata sulla base dell'erroneo presupposto dell'inderogabilità del principio di segretezza delle indagini).

Cass. n. 10135/1994

In tema di arbitraria pubblicazione degli atti di un procedimento è sempre consentita la divulgazione delle notizie attinte direttamente da persona che abbia assistito o sia a conoscenza di un «fatto» anche quando lo stesso sia oggetto di accertamento da parte della autorità giudiziaria. Una notizia attinta direttamente da un testimone di un avvenimento, in quanto tale non tenuto al segreto, è liberamente divulgabile con il mezzo della stampa, mentre se detta notizia è tratta dalle dichiarazioni fatte dalla stessa persona alle autorità preposte alle indagini, la sua divulgazione con il mezzo della stampa costituisce reato.

In tema di arbitraria divulgazione degli atti di un procedimento penale, la già avvenuta diffusione di notizie di atti di indagine coperti da segreto non fa venir meno la segretezza e quindi il divieto di pubblicazione poiché con la successiva divulgazione vengono dati all'atto maggior risalto e diffusione.

Cass. n. 1473/1993

Poiché l'apposizione del segreto sugli atti di indagine non ammette deroghe, il giudice del riesame non può prendere visione di atti oggetto di segretazione. (Nella specie gli atti erano stati inviati al tribunale della libertà in busta chiusa affinché venissero esaminati dal solo collegio).

Cass. n. 3732/1990

In sede di riesame avverso provvedimenti applicativi di misure cautelari personali, il giudizio non può che fondarsi, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 309, comma quinto, e 291, comma primo, nuovo c.p.p., sugli atti a suo tempo presentati dal P.M. a sostegno della richiesta della misura cautelare. A tali atti non possono e non debbono aggiungersene altri, pena la sostanziale e ingiustificata vanificazione dell'obbligo del segreto di cui all'art. 329 di detto codice, gravante erga omnes su tutti gli atti di indagine compiuti dal P.M. e dalla polizia giudiziaria.

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