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Articolo 585

Codice di Procedura Penale

Termini per l'impugnazione

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Dispositivo dell'art. 585 Codice di Procedura Penale

1. Il termineper proporre impugnazione, per ciascuna delle parti, è:
a) di quindici giorni, per i provvedimenti emessi in seguito a procedimento in camera di consiglio[127] e nel caso previsto dall'articolo 544 comma 1 (1);
b) di trenta giorni, nel caso previsto dall'articolo 544 comma 2 (2);
c) di quarantacinque giorni, nel caso previsto dall'articolo 544 comma 3 (3).
2. I termini previsti dal comma 1 decorrono:
a) dalla notificazione o comunicazione dell'avviso di deposito del provvedimento emesso in seguito a procedimento in camera di consiglio (4);
b) dalla lettura del provvedimento in udienza, quando è redatta anche la motivazione, per tutte le parti che sono state o che debbono considerarsi presenti nel giudizio, anche se non sono presenti alla lettura [475, 487, 488] (5);
c) dalla scadenza del termine stabilito dalla legge o determinato dal giudice per il deposito della sentenza [544] ovvero, nel caso previsto dall'articolo 548 comma 2, dal giorno in cui è stata eseguita la notificazione o la comunicazione dell'avviso di deposito (6);
d) dal giorno in cui è stata eseguita la notificazione o la comunicazione dell'avviso di deposito con l'estratto del provvedimento, per l'imputato contumacee per il procuratore generale presso la corte di appello rispetto ai provvedimenti emessi in udienza da qualsiasi giudice della sua circoscrizionediverso dalla corte di appello [548 3] (7).
3. Quando la decorrenza è diversa per l'imputato e per il suo difensore, opera per entrambi il termine che scade per ultimo (8).
4. Fino a quindici giorni prima [175] dell'udienza possono essere presentati nella cancelleria del giudice della impugnazione motivi nuovi (9) nel numero di copie necessarie per tutte le parti. L'inammissibilità dell'impugnazione si estende ai motivi nuovi (10).
5. I termini previsti dal presente articolo sono stabiliti a pena di decadenza[173] (11).

Note

(1) A parte l'ipotesi di contestuale stesura del dispositivo e della motivazione [v. 544 1], la norma prende in esame i casi di provvedimenti emessi in seguito a procedimento in camera di consiglio. Il contrasto giurisprudenziale, sorto con riferimento alle sentenze emesse all'esito del giudizio abbreviato, che pur vengono adottate in camera di consiglio, è stato risolto dalle S.U. della Cassazione nel senso che la norma in questione si riferisce a tutti i provvedimenti diversi dalla sentenza: perciò alla sentenza di giudizio abbreviato andranno riferiti i termini sub b) o c), a seconda delle situazioni concrete, come se si trattasse di sentenza dibattimentale.

(2) Si tratta del caso in cui la motivazione viene depositata entro il quindicesimo giorno.

(3) Si tratta dell'ipotesi limite in cui, per il numero delle parti o per il numero o la gravità dei reati, il deposito avviene oltre il quindicesimo giorno, in un termine indicato dal giudice nel dispositivo.

(4) Nel procedimento camerale il provvedimento è pubblicato attraverso il deposito in cancelleria, per cui il termine per impugnare decorre dalla relativa notizia fatta giungere alle parti attraverso la comunicazione [v. 153] o la notificazione [v. 154 ss.].

(5) Il comma 5 dell'art. 148 sancisce l'equivalenza a notifica della lettura del provvedimento alle parti presenti. Va ricordato che la legge talvolta considera presenti anche coloro che fisicamente non lo sono [v. 475-488], in quanto giuridicamente rappresentati dal difensore.

(6) Il termine stabilito dalla legge per il deposito delle sentenze è, salva diversa indicazione da parte del giudice nel dispositivo, di 15 giorni. Se la sentenza, non contestualmente motivata, viene depositata oltre tale termine, va notificato alle parti e comunicato al p.m. l'avviso di deposito, onde far decorrere il dies a quo dell'impugnazione (Cass. S.U. 21-5-1994 n. 5857).

(7) Sebbene assente e rappresentato dal difensore, l'imputato contumace [v. 420quater] deve ricevere la notifica del c.d. estratto contumaciale. In ogni caso va notificato un estratto della sentenza al P.G. presso la corte di appello, non avendo lo stesso preso parte al giudizio, ma potendo impugnare la relativa sentenza (di qui l'esclusione delle sentenze emesse dalla corte di appello, in quanto adottate in un procedimento dove l'ufficio aveva il suo rappresentante).

(8) Il favor impugnationis, inteso come tendenza a favorire lo svolgimento del riesame, è ulteriormente confermato dal principio che fa scattare la decadenza sancita dal comma 5 solo quando siano scaduti tanto il termine assegnato all'imputato quanto quello fissato per il difensore. Qualora entrambi i termini siano scaduti, l'impugnazione sarà inammissibile [v. 591] perché si è prodotta la decadenza. Tuttavia, in materia di appello si potrà ancora produrre l'appello incidentale [v. 595].

(9) Si è già accennato [v. 581] che i motivi nuovi possono ammettersi se si riferiscono a parti o capi della sentenza regolarmente impugnati.

(10) Espressione del principio «accessorium sequitur principale»: poiché un'impugnazione inammissibile equivale a mancanza d'impugnazione, consegue che anche il motivo aggiunto cadrà con quello principale.

(11) La decadenza dev'essere espressamente prevista [v. 173] come nel caso de quo. È da ritenersi ormai pacifico che lo sciopero dei funzionari di cancelleria non costituisca motivo di restituzione nei termini [v. 174], potendosi ricorrere a forme equipollenti di presentazione dell'impugnazione [v. 583].


Ratio Legis

In tema di termini, va specificato ulteriormente che: il dies a quo coincide con il momento della legale conoscenza della motivazione della sentenza; il termine finale, poi, riguarda le sole impugnazioni ordinarie, in quanto la revocazione è proponibile in ogni tempo; inoltre, durante il periodo feriale vige la sospensione dei termini. Infine, la dipendenza dei motivi nuovi (espressione lessicalmente diversa da quella usata nel codice abrogato di «motivi aggiunti») da quelli principali, che può dedursi dal fatto che ad essi si estende la declaratoria di inammissibilità che dovesse colpire quelli principali, ha quale sua ratio l'esigenza di evitare l'elusione dei termini e dei requisiti formali prescritti dalla legge.

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